ILDEFONSO FALCONES.
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LA MANO DI FATIMA.
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Parte 4.
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Titolo originale: La mano de Ftima. 2009.
Traduzione di: Nanda Di Girolamo.
2009. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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38.
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Rose, zagare, iris e viole: migliaia di fiori! Nelle serate di quel maggio del 1579, il piccolo patio della nuova casa in cui vivevano Hernando e la sua famiglia invitava a inebriarsi in una sensuale mescolanza di profumi. Il suolo era rivestito da pezzi di pavimento alla veneziana e interamente occupato dal disegno di una stella, composta da ciottoli rotondi; al centro si innalzava una semplice fontana di pietra priva di decorazioni, dalla quale sgorgava in permanenza acqua cristallina. Se era vero che Cordova aveva problemi di smaltimento di acque e fognature, che originavano frequenti epidemie di tifo e ogni tipo di malattie endemiche gastrointestinali, soprattutto nelle zone pi umili della Ajerquia, disponeva per di trentanove sorgenti e di numerosi pozzi che sfruttavano linesauribile e pregiata acqua della sierra. Nella distribuzione dellacqua la citt vecchia, lantica Medina, con la sua intricata disposizione di strade e vicoli, era la zona pi privilegiata di Cordova. E fu proprio l, nella Medina, che Hernando affitt una piccola casa in calle de los Barberos, di propriet del Capitolo della cattedrale, una delle tante donazioni pervenute alla Chiesa nel corso degli anni.
La casa a patio di calle de los Barberos aveva tutte le caratteristiche tipiche della domus romana alla quale si ispiravano le dimore cordovesi, e che in seguito i musulmani avevano preso a modello per le loro abitazioni: oasi con fiori e acqua, paradisi isolati dallesterno. Era incassata in mezzo ad altri due edifici dello stesso tipo e il patio rettangolare era chiuso su un lato da una parete di separazione dalla propriet vicina; i tre lati rimanenti erano circondati da passaggi che davano accesso alle stanze. Tra i corridoi e il patio si allungava una galleria porticata con travi di legno che saliva fino al primo piano, dove era protetta da una ringhiera che si affacciava sul patio, anchessa di legno: il tetto era costituito da piccole tegole concave e convesse, collocate alternativamente a fungere da canali di gronda per
la raccolta dellacqua piovana. Vi si accedeva attraverso un fresco androne, ampio quasi come una stanza, piastrellato fino a met altezza con mattonelle variopinte, chiuso sulla strada da una porta di legno e sul patio da uninferriata cesellata. Al piano inferiore si trovavano la cucina, una sala, la latrina e una minuscola stanza, mentre quello superiore, a cui si accedeva dalla galleria aperta sul patio, aveva altre quattro stanze.
Lidea di traslocare in una casa indipendente si era fatta spazio nella testa di Hernando da quando gli avevano aumentato lo stipendio ed era arrivato Hamid. Il faqih, alla fine, aveva accettato la propria libert e la protezione offertagli dal giovane come conseguenza naturale di quel vincolo che entrambi sentivano forte come una, relazione familiare. Tuttavia, a differenza di Aisha, che aveva insistito per andare a lavorare la seta, Hamid si era rinchiuso nelle stanze superiori delle scuderie, dove pregava, rifletteva e leggeva il Corano sfruttando lintimit offertagli da quel luogo la cui unica religione erano i cavalli. Si assunse anche il dovere delleducazione dei tre bambini, i due figli di Hernando e Shamir, figlio di Aisha.
Ma se tutti quegli argomenti erano di per s sufficienti a ritenere che fosse ora di cercare una casa nuova, ve ne fu un altro, egoisticamente pi importante degli altri, che lo spinse a impegnarsi nella ricerca. Lui e Fatima stavano cercando di avere un altro figlio: lo volevano, ma la loro intimit era limitata dalla presenza dei familiari. Facevano lamore, certo, ma nascosti sotto le lenzuola, reprimendo i gesti e soffocando i gemiti di piacere. Rimpiangevano entrambi la possibilit di amarsi in libert. Fatima, intimidita dalla presenza del faqih, evitava di usare le essenze e i profumi che rendevano gli amplessi cos deliziosi. Non riuscivano a toccarsi, sfiorarsi, baciarsi o leccarsi come avrebbero voluto. E le tante posizioni che erano arrivati ad apprezzare senza inibizioni si limitavano ora a quelle che potevano nascondere sotto le lenzuola. La gravidanza non arrivava.
Il mio sesso non riesce ad accogliere il tuo, si lament Fatima un giorno. Mi manca la tranquillit di cui ho bisogno. Devo riuscire a tenerlo dentro di me, a stringerlo. e imprigionarlo fino ad assorbire tutta la vita che  disposto a darmi.
Cos Hernando trov la casa. Aisha, Fatima, lui e i bambini
si stabilirono al piano superiore, mentre Hamid, per la tranquillit di sua moglie, si sistem nella cameretta che avanzava al pianterreno.
Da calle de los Barberos, la cui continuazione in linea retta dove ora si trovava un quadro della Madonna dei Dolori era dedicata al capo musulmano Almanzor, si scorgeva nitida la torre dingresso alla cattedrale, lantico minareto, che sinnalzava orgogliosa al di sopra degli altri edifici. Con quel punto di riferimento e una sommaria consultazione delle stelle dallinterno del patio, Hamid calcol con precisione la direzione della qibla e fece unimpercettibile incisione sulla parete della sua stanza, verso la quale dirigere le preghiere.
Lo stipendio delle scuderie permetteva di vivere senza ristrettezze, ma Hernando non avrebbe potuto permettersi quella casa se non fosse stato per il prezzo ridotto dellaffitto, ottenuto grazie alla mediazione di don Julin presso il Capitolo della cattedrale. In quel modo il sacerdote gli dimostrava la propria gratitudine per la fatica disinteressata di copiare i corani, i cui introiti andavano interamente a beneficio della causa.
Chi perde la lingua araba, perde la propria legge, gli ricord un giorno don Julin nellintimit della biblioteca.
Quella massima, gi invocata durante la rivolta delle Alpujarras, era diventata un obiettivo prioritario per le diverse comunit moresche distribuite in tutti i regni spagnoli, in contraddizione con il tentativo dei cristiani, quasi sempre sterile, che esse abbandonassero luso dellarabo nella vita di tutti i giorni. I nobili, interessati ai miseri stipendi di cui si accontentavano i moriscos, chiudevano un occhio sulluso della lingua araba nei propri territori, ma i municipi, la Chiesa e lInquisizione, per ordine della Casa reale, fecero propria quella massima e la trasformarono in una delle loro bandiere. Le comunit moresche reagirono e promossero in segreto madrase o scuole coraniche, ma soprattutto dotarono i musulmani dei proibiti e sacrileghi esemplari del libro divino, per cui si svilupp una rete di copisti su tutto il territorio spagnolo.
Finalmente sono riuscito ad averlo, gli disse una sera don Julin, posando davanti a Hernando, sul tavolo dove lavorava, un plico di carta intonsa. Si trovavano da soli in biblioteca. Era tardi: la compieta era terminata due ore prima e la cattedrale
era stata sgomberata dai variopinti personaggi che la frequentavano durante il giorno, tra cui i delinquenti che chiedevano asilo e che passavano la notte in salvo dagli interventi della giustizia ordinaria nelle gallerie del giardino dingresso, dato che le guardie non potevano entrare in chiesa per arrestarli. Il giovane ripens alle molte situazioni particolari che aveva avuto modo di osservare e sorrise, sentendo i custodi che correvano su e gi per cacciare via dal recinto sacro alcuni cani e, quella sera, persino un maiale.
Prima di prendere in mano il plico, Hernando lo sfior con la punta delle dita. Si trattava di una carta grezza, di grana grossa, con la superficie irregolare e senza alcuna filigrana che ne rivelasse lorigine.
Ne ho parecchi altri, sorrise trionfante il sacerdote, mentre Hernando soppesava un foglio di dimensioni maggiori del solito.Non ti stupire, aggiunse nel vedere ci che stava facendo il suo alunno. E carta fabbricata in modo artigianale, in gran segreto, nelle case dei moriscos della zona di Xtiva.
Xtiva era uno dei pi grandi insediamenti del regno di Valenza e l un quarto della popolazione era costituito da moriscos o cristiani nuovi. Tuttavia, come succedeva in molti luoghi di quel regno mediterraneo, si trovava circondata da piccoli paesi nei quali la maggioranza quasi assoluta degli abitanti era moresca. Erano pi di quattro secoli che a Xtiva si fabbricava la carta, al passo con le innovazioni tecniche musulmane in quel settore. I Re Cattolici avevano concesso privilegi speciali alla moschea di Xtiva e avevano protetto quellindustria, di modo che molti moriscos si dedicavano al procedimento di fabbricazione della carta nelle proprie case, usando come materia prima indumenti e panni vecchi. Erano quelle industrie domestiche occulte a fornire alla comunit moresca la carta, anche se di scarsa qualit, perch comprare le quantit necessarie a copiare i libri era unavventura piuttosto complicata che attirava i sospetti.
Anche se la stampa era stata inventata pi di un secolo prima, la copia manoscritta era ancora in auge, e ledizione di libri era circoscritta a pochissime persone. Il popolo, in gran parte analfabeta, non aveva accesso alla lettura n interesse alla pubblicazione dei libri, mentre i grandi signori, proprietari del ca-
pitale necessario a finanziare i costi richiesti da una stamperia, rifiutavano di offendere il proprio onore investendo denaro in attivit mercantili non adatte alla loro condizione. A Cordova, nellultimo quarto del 16esimo secolo, esisteva una sola macchina da stampa, portatile, usata quasi artigianalmente da uno stampatore, per cui il commercio della carta era pressoch inesistente. Lo stesso Capitolo della cattedrale affidava la stampa dei suoi libri religiosi a stamperie di altre citt, come Siviglia.
Come li hai ottenuti? chiese Hernando con interesse.
Grazie a Karim.
E la dogana del ponte?
Don Julin gli strizz un occhio.
E' piuttosto semplice, anche se caro, nascondere alcuni plichi di carta sotto la sella di mule o cavalli.
Hernando annu e sfior di nuovo il grezzo plico di carta con la punta delle dita. Doveva farsi pagare per il suo lavoro: il sacerdote glielo aveva imposto, ma lui investiva tutto il denaro in progetti come la liberazione di schiavi moreschi. Per niente al mondo avrebbe accettato di arricchirsi diffondendo la sua fede.
Cos, dopo il periodo di apprendistato, aveva iniziato a riprodurre corani in arabo colto ma con la calligrafia propria dei copisti, prediligendo la chiarezza e la rapidit allestetica. Al tempo stesso, scriveva la traduzione interlineare delle sure in aljamiado, perch tutti i lettori potessero comprenderle. Nascondevano i plichi di carta tra i numerosi volumi della biblioteca della cattedrale e gli esemplari terminati venivano diffusi attraverso Karim in tutto il regno di Cordova, bisognoso di guide religiose di cui gi disponevano le moschee valenzane, catalane o aragonesi che non erano state investite dallesodo dei granadini.
Mentre Hernando si dedicava alla trascrizione proibita del libro 
rivelato, Fatima, da parte sua, si incaricava di trasmettereverbalmente la cultura del loro popolo alle donne moresche,perch si comportassero in modo corretto con i figli e i mariti.Grazie al paziente aiuto di Hernando e di Hamid, che lainterrogavano e la correggevano con affetto, aveva imparato a
memoria sure del Corano, precetti della Sunna e le profezie moresche pi conosciute dalla comunit.
Ogni giorno, con il suo prezioso velo bianco ricamato sui capelli, usciva per le compere e poi si distraeva in quelle che, in apparenza, sembravano innocenti riunioni di piccoli gruppi di donne oziose che spettegolavano in una casa o nellaltra, intorno a una caraffa di limonata.
A volte usciva di casa insieme a Hernando e si soffermavano in un lungo saluto prima di separarsi. Poi, come se si trattasse di un gioco, uno dei due si voltava e guardava con orgoglio laltro, mentre si recava a adempiere gli obblighi che Dio gli imponeva e per cui la sua gente gli era grata. Alcune volte i loro sguardi sincontravano: allora sorridevano e si sollecitavano reciprocamente, con gesti della mano quasi impercettibili.
Noi siamo state scelte per trasmettere le leggi del nostro popolo ai bambini, spiegava Fatima alle moriscas. Non possiamo permettere che le dimentichino, come vogliono i sacerdoti. Gli uomini lavorano e rientrano a casa esausti, quando i loro figli stanno gi dormendo. E poi, un figlio non denuncer mai sua madre ai cristiani.
E in gruppi ridotti di donne attente alle sue parole recitava vari precetti del Corano che le altre ripetevano a voce bassa, aggiungendo poi linterpretazione suggeritale da Hamid.
Ogni giorno la ragazza ripeteva i suoi insegnamenti a diversi uditori e, dopo aver discusso qualche precetto coranico, le donne le chiedevano sempre di recitare un gufur o jofor, quelle profezie dettate dal loro popolo, i musulmani di al Andalus, che pronosticavano il ritorno dei loro costumi, della loro cultura e delle loro leggi: insomma, la vittoria! 
I turchi cammineranno con i loro eserciti a Roma e dai cristiani sfuggiranno solo quelli che torneranno alla legge del Profeta; gli altri verranno fatti prigionieri e uccisi, declamava lei allora. Capite? Quel giorno  gi arrivato: i cristiani ci hanno sconfitti. Perch?
Perch abbiamo dimenticato il nostro Dio, rispose afflitta, durante una di quelle riunioni, una levatrice ormai anziana che conosceva la profezia.
S, conferm Fati ma. Perch Cordova si  trasformata in
un luogo di vizio e di peccato. Perch tutto al Andalus  caduto nella superbia delleresia.
Molte abbassarono lo sguardo. Non era forse vero? Non erano diventate pi svogliate nel compiere i propri doveri? I moriscos si sentivano colpevoli e accettavano il castigo: loccupazione delle loro terre da parte dei cristiani, la schiavit, la vergogna.
Ma non preoccupatevi, cercava di rincuorarle Fatima. La profezia continua, lo dice il libro divino: Per caso non avete visto i cristiani vincere allestremit della terra e, dopo aver vinto, essere a loro volta vinti in pochi giorni? Di Allah  questo giudizio: prima e dopo i credenti saranno gioiosi nella vittoria;  Lui che aiuta chi  soddisfatto e in nulla deluder la Sua promessa.
E a una a una tornavano a guardare Fatima, con un anelito di speranza dipinto sul volto.
Dobbiamo lottare! le spronava. Non possiamo rassegnarci alla disgrazia! Allah si affida a noi. Le profezie si compiranno! 
Un pomeriggio di primavera, verso il tramonto, Hernando stava ritornando a casa stanco. Quel giorno aveva dovuto organizzare il trasferimento di oltre quaranta cavalli al porto di Cartagena, dove li aspettava una nave per trasportarli a Genova e, da l, avrebbero proseguito per lAustria. Il re Filippo aveva deciso di regalare quei superbi esemplari a suo nipote limperatore e agli arciduchi, al duca di Savoia e al duca di Mantova. Come aveva ordinato il re, prima scelsero quelli che dovevano essere inviati a Madrid per uso suo e del principe, poi si dedicarono a quelli che sarebbero stati regalati. Don Diego Lopez de Haro era rimasto tutto il giorno nelle scuderie. Scelse e scart animali; esit e cambi opinione diverse volte, facendosi consigliare dai cavallerizzi, tra cui Hernando, su quali fossero gli esemplari migliori per il monarca.
Saranno in grado di conservare la razza? chiese, dubbioso, il morisco alla vista di un magnifico stallone di cinque anni, un superbo roano, che si muoveva sollevando con eleganza le zampe 
anteriori e posteriori. Il cavaliere laveva scelto tra quelli che sarebbero partiti per lAustria.
Di sicuro, rispose don Diego davanti a lui, senza voltarsi, tutto concentrato sullo stallone. In quella corte ci sono grandi cavallerizzi ed esperti di cavalli. Non ho il minimo dubbio: a partire da questi stalloni, otterranno esemplari che diventeranno lorgoglio di Vienna.
Chiss se ci sarebbero riusciti davvero, si stava chiedendo Hernando quando scopr, con sorpresa, che la porta di casa era chiusa. In genere, a quellora del mese di maggio, era aperto addirittura il cancello che dava sul patio. Era forse successo qualcosa? Buss energicamente alla porta, pi volte. Il sorriso con cui la moglie gli apr lo tranquillizz.
Perch... inizi a chiedere dopo che lei ebbe di nuovo sprangato la porta.
Fatima port un dito alle labbra e lo invit al silenzio, poi lo accompagn fino al patio. Hamid aveva trasgredito lordine stretto riguardante il luogo in cui si dovevano tenere le lezioni dei bambini. Hernando aveva preteso che rimanessero nelle stanze, di modo che nessuno potesse sentirli parlare arabo. Invece Hamid li aveva condotti nel patio dove, seduti su stuoie stese sopra il pavimento della galleria, i bambini seguivano il faqih, intento in una spiegazione di matematica.
Si volt verso la moglie per obiettare, ma la trov di nuovo con il dito sulle labbra e si rassegn al silenzio.
Hamid ha detto, gli spieg lei allora, che lacqua  lorigine della vita, che i bambini non imparano niente dentro a una stanza mentre sentono il rumore dellacqua che scorre allesterno, che hanno bisogno dellaroma dei fiori, del contatto con la natura perch i loro sensi ne godano e facilitino lapprendimento.
Hernando sospir e, quando si gir di nuovo, vide che i tre bambini lo osservavano sorridendo; Hamid lo faceva con la coda dellocchio, come un bambino grande.
Ha ragione, ammise.Non possiamo privarli del paradiso. Prese Fatima per mano e si avvicin a maestro e alunni. Giorno dopo giorno il faqih recuperava il proprio carattere e quella dimostrazione di ribellione... in fondo gli faceva piacere.
Salut i figli e Shamir in arabo, e stavolta furono i bambini
che lo sollecitarono ad abbassare la voce. Si sedette nello spazio libero della stuoia di Francisco e si gir verso Hamid.
La pace sia con te, lo salut con un cenno del capo.
La pace sia con te, ibn Hamid, gli rispose il faqih.
Mentre Aisha e Fatima preparavano la cena, Hernando rimase in silenzio. Ascolt le spiegazioni di Hamid e constat i miglioramenti dei bambini. Shamir gli ricordava Brahim: scontroso, intelligente, ma, al contrario del padre, con un grande cuore che manifestava occupandosi dei piccini. A Francisco, il maggiore dei suoi figli, dovette ripetere pi volte che non si mordesse la lingua mentre scarabocchiava numeri con il bastoncino su una tavoletta di fogli catramati da riutilizzare. Era un bambino sveglio e simpatico, ma prevedibile: gli occhi azzurri, ereditati dal padre, e la sua spontaneit riuscivano addirittura a rivelare ci che aveva in mente di fare, accusandolo senza rimedio quando combinava qualche marachella. Francisco era incapace di mentire e non sapeva nascondere la verit.
Dopo avergli toccato con un dito la punta della lingua, che era di nuovo apparsa davanti alla difficolt di una somma, e aver constatato con quale rapidit scompariva, come quella di un serpente, Hernando rivolse lattenzione su Ins, sentendo che Hamid faceva lo stesso, come se sapesse ci che lui pensava. Era davvero uguale a sua madre... bellissima! La bambina era assorta a scrivere numeri e i suoi immensi occhi neri sembravano trapassare la tavoletta. Ins faceva domande e si interessava alle cose, rifletteva sulle risposte che riceveva e a volte subito, a volte dopo qualche giorno, ritornava a esprimere i suoi dubbi su quellargomento. I suoi ragionamenti non erano cos agili e immediati come quelli dei maschi, ma a differenza dei loro avevano sempre un senso. Ins rifulgeva in ogni gesto.
Hernando annu, in segno di soddisfazione, e poi si scambi uno sguardo con Hamid. S, si trovavano in paradiso, con il portone chiuso a intromissioni esterne, ad ascoltare il rumore dellacqua che scorreva nella fontana e a respirare lintenso aroma dei fiori, splendidi a quellora del tramonto in cui il sole si spegneva e la frescura faceva rivivere le piante ed eccitava i sensi. Ma era lo stesso, si (licevano in silenzio, lo stesso che il faqih aveva fatto per anni con il piccolo moresco allinterno di una misera capanna, perduta nei contrafforti della Sierra Nevada.
Come se non volesse turbare la concentrazione dei bambini, Hamid lo guard senza dire nulla riconoscendo il valore del suo primo alunno, al quale aveva affidato le proprie conoscenze in segreto, come faceva ora con i suoi figli. Era stato un lungo cammino: la condizione di orfano, una guerra, la schiavit a opera di un corsaro e la deportazione in terre straniere dove non avevano trovato altro che odio e avversit. La povert e il duro lavoro nella conceria; gli errori e il ritorno alla comunit; la fortuna nelle scuderie fino a diventare il membro pi importante tra i suoi confratelli, e ora... Posarono gli occhi sui bimbi nello stesso istante e un brivido di soddisfazione attravers la colonna vertebrale di Hernando: i suoi figli! 
In quel momento Aisha li chiam a cenare.
Hernando aiut il faqih ad alzarsi. Hamid accett laiuto e si appoggi a lui, mentre attraversavano il patio da soli, poich i bambini se nerano andati in due salti.
Ricordi lacqua della sierra? chiese il faqih mentre passavano accanto alla piccola fontana, dove si fermarono un istante.
La sogno ancora.
Mi piacerebbe tornare a Granada, mormor Hamid. Finire i miei giorni tra quelle montagne...
Lass  nascosta una spada sacra che qualcuno, un giorno, dovr impugnare di nuovo in nome dellunico Dio. Quel giorno lo spirito del nostro popolo rinascer tra le montagne, soprattutto il tuo, Hamid.
Mentre Hamid inculcava nei bambini la Verit, Hernando si sforzava di istruirli nella imprescindibile dottrina cristiana, perch potessero dimostrare la loro evangelizzazione di domenica, nella cattedrale, o durante le visite settimanali di precetto del parroco di Santa Maria. Il consigliere della parrocchia e il sovrintendente avevano interrotto i loro controlli, forse a causa della dipendenza gerarchica di Hernando dallo scudiero reale e dalla sua giurisdizione speciale, ma don Alvaro, il prebendato della cattedrale a capo della parrocchia, impeccabilmente vestito con gli abiti neri e il berretto che gli erano tipici, continuava con le visite settimanali, quasi si trattasse di una qualunque famiglia di cristiani nuovi: in realt sospettavano tutti che il
suo interesse fosse rivolto soprattutto al buon vino e ai gustosi dolci di Aisha, che lo accoglievano nelle lunghe visite destinate a verificare lo spirito cattolico della famiglia. In ogni caso, tra un sorso e un boccone, don Alvaro si accomodava su una sedia nella galleria e interrogava i bambini ascoltando una settimana dopo laltra, con ostinazione, come se avesse paura che le avessero dimenticate, le preghiere e le dottrine che avevano imparato. La farsa si svolgeva sempre davanti a tutta la famiglia, terrorizzata che a uno dei piccini sfuggisse qualche frase o qualche espressione in arabo.
Non appena gli era possibile, Hernando prendeva liniziativa e si sedeva accanto al sacerdote per distrarlo e chiacchierare con lui di diversi argomenti, soprattutto della situazione del movimento eretico che minacciava limpero spagnolo e al quale era davvero interessato: il luteranesimo.
Hamid, da parte sua, fingeva ogni volta qualche malessere e si chiudeva nella sua cameretta non appena don Alvaro varcava il cancello del patio. Hernando era convinto che, per lui, la preghiera fosse una specie di sfida alla presenza del sacerdote.
E unopera di carit, si giustific, in risposta allinteresse di don Alvaro per quellinvisibile Hamid che, secondo i registri parrocchiali, era censito nella casa: Si tratta di un anziano malato che viveva nel nostro paese sulle Alpujarras , da buon cristiano, non potevo permettere che morisse per strada. Soffre di febbri frequenti; volete vederlo?
Il sacerdote bevette un calice di vino, fece correre lo sguardo sul delizioso giardino e, con sollievo di Hernando, scosse il capo. Perch avrebbe dovuto avvicinarsi a un vecchio febbricitante?
Cos, dopo che don Alvaro aveva verificato ancora una volta la capacit mnemonica dei bambini, le conversazioni proseguivano tra lui ed Hernando, soli nella galleria, mentre Aisha o Fatima, dallaltra parte del patio, stavano attente che non terminassero il vino o i dolci. Poco tempo prima, nelle mani di Hernando e di don Julin era finita una copia dellIstituzione della religione cristiana di Calvino, edito in Inghilterra in lingua castigliana. Esistevano molti libri protestanti pubblicati in spagnolo in Inghilterra, Olanda o Zelanda, che circolavano in forma clandestina nei regni di Filippo secondo. Il re e lInquisizione lottavano con tutte le loro forze per mantenere pura e incolume la
fede cattolica, libera da qualsiasi influenza eretica, fino al punto che ormai da ventanni il re aveva proibito agli studenti spagnoli di recarsi in universit straniere tranne, ovviamente, quella pontificia di Roma e quella di Bologna.
Molti moriscos vedevano di buon occhio le dottrine protestanti, soprattutto gli aragonesi che erano a stretto contatto geografico con la Francia e il Barn, dove fuggivano per convertirsi al cristianesimo, ma rinnegando il cattolicesimo. Gli attacchi dei protestanti nei confronti del papa e degli abusi del clero, del mercato di bolle e indulgenze; la condanna delluso di immagini come oggetti di culto o devozione, la potest di qualsiasi credente di interpretare i testi sacri indipendentemente dalla gerarchia ecclesiastica e la visione rigida della predestinazione, rappresentavano punti di unione tra due religioni che lottavano per resistere agli attacchi della Chiesa cattolica.
Hernando ne parl con don Julin, come pure con Hamid, e tutti si mostrarono dispiaciuti per quellavvicinamento tra musulmani e coloro che, in fondo, continuavano a essere cristiani, nonostante le simpatie che potevano sentire per quella tendenza.
In fin dei conti, addusse il sacerdote, i protestanti ambiscono a riavvicinarsi alle scritture nellambito del cristianesimo e i moriscos convertiti non vogliono nessuna riforma, ma solo la sua distruzione. Le posizioni sincretiche tra le dottrine luterane e musulmane che iniziano a intuirsi in alcuni scritti polemici degli stessi credenti non fanno altro che indebolire il vero obiettivo della comunit moresca.
Non appena don Alvaro abbandonava la casa, dopo aver brontolato contro i luterani e i loro attacchi al modo di vivere del clero cattolico, Hamid usciva dalla sua stanza indignato e immancabilmente rovesciava nello scarico i resti di vino.
Costa denaro, lo rimproverava Hernando, che gli concedeva comunque quellatto liberatorio sforzandosi di nascondere un sorriso.
Si chiamava Azirat e rappresent uno dei pi grandi cambiamenti nella vita di Hernando. Gi dallepoca dellimperatore Carlo V, la monarchia si trovava perennemente in bancarotta.
Da cinque anni il regno aveva sospeso i pagamenti: nemmeno le immense fortune di oro e argento che arrivavano dal Nuovo Mondo riuscivano a coprire le spese degli eserciti spagnoli, ai quali si aggiungevano i costi smisurati della lussuosa corte borgognona, il cui protocollo era stato adottato dallimperatore. La Spagna disponeva di considerevoli materie prime che non sfruttava come avrebbe dovuto: la ricercata lana di pecora merino della Castiglia veniva comprata grezza da commercianti stranieri che la trasformavano in tessuti, rivendendoli poi in Spagna a un valore dieci o venti volte superiore al prezzo che avevano pagato. Lo stesso succedeva con il ferro, la seta e molte altre materie prime. E loro, per le guerre o il commercio, usciva dalla Spagna in grande quantit. Gli interessi che il re pagava ai suoi banchieri superavano il quaranta per cento. Le bolle e le indulgenze che si vendevano, e che servivano a finanziare sia Roma sia la Spagna, non erano sufficienti. Hidalgos, clero e numerose citt non versavano i tributi, cos tutto il carico fiscale ricadeva sulla campagna, sugli operai e gli artigiani, impoverendoli ancora di pi e ostacolando lo sviluppo del commercio, in un circolo vizioso difficile da interrompere.
Nel 1580 la situazione economica peggior ulteriormente: dopo la morte del re Sebastiano di Portogallo ad Alcazarquivir, in un vano tentativo di conquistare il Marocco, suo zio, il re Filippo di Spagna, reclam i propri diritti di successione sul trono del Portogallo e, poich il popolo si rifiutava di riconoscere la sua incoronazione, prepar linvasione del vicino regno con un esercito, sotto il comando dellanziano duca di Alba che aveva allora settantadue anni. Oltre al Brasile, il Portogallo dominava la rotta commerciale verso le Indie Orientali e la costa africana, da Tangeri fino a Mogadiscio. Unendosi al Portogallo, la Spagna si sarebbe trasformata nellimpero pi esteso della storia.
Tutte quelle ingenti spese si ripercuotevano anche sulle scuderie reali che, per quanto Filippo Il continuasse a regalare magnifici esemplari della nuova razza a se stesso, ai suoi favoriti e alle corti straniere, risentivano della mancanza dei fondi che don Diego Lopez de Haro reclamava senza sosta presso la Giunta reale per le opere e i boschi, incaricata di fornirglieli.
Per quella ragione parte dello stipendio dovuto ai cavallerizzi
e al resto del personale fu pagato con puledri scartati dalle scuderie, a condizione che, se fossero piaciuti al re, una volta cresciuti, potevano essere sostituiti da altri. Il che difficilmente succedeva, data la quantit di cavalli che nascevano ogni anno e il fatto che i dipendenti non impiegavano molto a vendere gli animali ricevuti in cambio di denaro. Con la vendita di soli otto cavalli delle scuderie si acquistarono trenta buoni esemplari di guerra per lesercito acquartierato nella piazzaforte di Orario! 
Ma Hernando non era disposto a vendere Azirat, il cavallo che gli avevano ceduto come pagamento di parte del suo stipendio; il suo tenore di vita era austero e i suoi bisogni scarsi. Al pascolo, nel momento di marchiare i puledri a fuoco e iscriverli sul registro, lo avevano chiamato Andarin per leleganza dei movimenti, ma era nato con un colore rosso ardente, brillante, che lo rendeva poco appetibile ai gusti cortigiani: nella nuova razza il mantello sauro non era ammesso.
Andarin, con quel colore infuocato che rivelava collera, energia e velocit, incant Hernando dal momento in cui vide come si muoveva.
Lo chiamer Azirat, disse ad Abbas.
Abbas aggrott la fronte mentre Hernando annuiva. Il ponte dellasiratt era il ponte dingresso al cielo, lunghissimo e stretto come un capello, che si estendeva al di sopra dellinferno e che i beati avrebbero attraversato come un lampo, mentre tutti gli altri sarebbero caduti nel fuoco.
Non solo porta sfortuna cambiare il nome originale a un cavallo, rispose il maniscalco, ma in alcuni casi  punito addirittura con la morte. Se lo fa uno straniero, pu anche essere condannato alla pena capitale.
Io non sono straniero e quel cavallo sarebbe capace di danzare sul lungo e delicato capello, afferm il giovane, ignorando lavvertenza dellamico. Potrebbe passargli sopra senza spezzarlo. Sembra che non tocchi terra... che sia sospeso nellaria! 
A ventisei anni, Hernando era il capo del suo gruppo familiare nonch uno dei pi stimati e influenti membri della comunit moresca. Era sempre circondato da gente, disponibile verso chiunque. Azirat gli offr alcuni momenti di libert di cui non aveva mai goduto in tutta la sua esistenza e cos, quando
ne aveva la possibilit, bardava il cavallo e usciva in campagna in cerca di solitudine. A volte percorreva i pascoli al passo, con calma, immerso nei suoi pensieri, mentre altre volte permetteva ad Azirat di mostrare la velocit e la potenza di cui era capace. In altre occasioni, poi, cercava i prati in cui pascolavano i tori, provocandoli senza sfidarli, giocherellando con quelle pericolose corna che non arrivavano mai a colpire le anche del cavallo. Schivava con agilit le loro cariche, attirandone lattenzione sulla fitta coda del cavallo mentre lo inseguivano e colpivano con possenti testate gli ingannevoli lunghi peli equini.
Non si diresse mai a nord, verso la Sierra Morena, dove era accampato Ubaid con i monfi. Abbas gli aveva assicurato che il mulattiere di Narila non gli avrebbe dato fastidio, perch glielo avevano ordinato mediante apposite comunicazioni, ma Hernando non si fidava.
La domenica aveva labitudine di far montare anche Francisco e Shamir, che crescevano come fratelli, cedendo a loro le redini dove non cerano pericoli. Mentre nelle uscite a cavallo da solo andava in cerca di isolamento, tentando di non farsi notare troppo dai cristiani, con i bambini non andava a correre in campagna e si limitava a passeggiare nei dintorni di Cordova. Uno di quei giorni, al tramonto, attravers il ponte romano con i bambini, orgogliosi e sorridenti. Francisco era seduto davanti, a cavalcioni, mentre Shamir si stringeva alla sua schiena.
Guarda, padre! indic Francisco, dopo che si furono lasciati dietro la Calahorra arrivando al campo de la Verdad. C Juan, il sensale di mule.
Juan li salut da lontano, con un gesto stanco. Ogni domenica, quando passava di l, Hernando lo vedeva sempre pi invecchiato; ormai non gli rimanevano neppure quei pochi denti con i quali era riuscito a mordere il capezzolo della donna del postribolo.
Scendete, ragazzi, disse Juan ai bambini con la voce impastata, quando gli giunsero vicino. Hernando sembr sorpreso, ma il vecchio lo zitt con un gesto. Andate a vedere le mule. Mi ha detto Damin che sentono la vostra mancanza dallultima volta che le avete accarezzate.
Damin era un birboncello che juan aveva dovuto reclutare per farsi aiutare. Francisco e Shamir corsero verso la fila di be stie e i due uomini rimasero uno di fronte allaltro. Juan mosse le labbra sulle gengive, accingendosi a parlare.
C un tale, un cristiano nuovo dei vostri, che fa domande, vuole sapere... Hernando aspett finch laltro ebbe controllato che nessuno li stesse ascoltando. ... del contrabbando di fogli di carta.
Chi ?
Non so. Da me non  venuto, ma lho sentito fare domande a un mulattiere.
Sei sicuro?
Ragazzo mio, sono al corrente di tutto ci che entra ed esce illegalmente da Cordova. Ormai non posso pi fare granch, se non spettegolare e trarre qualche vantaggio qua e l.
Hernando infil una mano nella sacca e gli porse alcune monete. Questa volta juan le accett.
Non vanno bene le cose? chiese il morisco.
Locchio del padrone ingrassa il cavallo, inizi a declamare juan, con un gesto dispregiativo nei confronti di Damin, i lacch e gli inservienti lo prosciugano e lo distruggono, concluse. Lo stesso vale per le mule, non so come fare. In quanto ai traffici... oggi come oggi non potrei nemmeno alzare un re
mo della Virgen Cansada! 
Conta su di me, se hai bisogno di qualcosa.
E' meglio che ti preoccupi per te, ragazzo mio. Quel morisco, e immagino anche lInquisizione, stanno dietro a tutti voi che usate quella carta.
Usate? Come puoi immaginare...?
Sar anche vecchio e debole, ma non sono idiota. N la Chiesa n gli scrivani hanno bisogno di rifornirsi di simili quantit di carta di contrabbando. Circola la voce che la carta sia di cattiva qualit e arrivi da Valenza. Il mulattiere con cui il morisco ha parlato era di quelle parti, quindi non si tratta nemmeno di quella che usano gli hidalgos per scrivere o leditore per stampare i suoi libri.
Hernando sbuff.
Non possiamo scoprire chi  quel morisco?
Se per caso un giorno torna il mulattiere di Valenza... ma dubito che lo far, sapendo che c qualcuno che fa domande
inopportune. Se riesci a trovarlo l, nella sua terra... Ma non perdere un istante, gli consigli con voce concitata.
Bambini! grid Hernando infilando il piede sinistro nella staffa e passando con agilit la gamba destra al di sopra della groppa.Andiamo. Sollev prima luno e poi laltro e li sistem sul cavallo. Se hai altre notizie... ribad, rivolto a juan. Luomo annu con un sorriso che gli scopr le gengive.Azirat non sta bene, disse a Francisco che si lamentava per la fine della passeggiata. Sent sui fianchi la pressione delle mani di Shamir, come se non credesse alla scusa che aveva raccontato. Non vorrai che stia ancora peggio, no? insist comunque, cercando di calmare Francisco.
Nelle scuderie, mentre i bambini aiutavano linserviente a togliere i finimenti al cavallo, Hernando inform Abbas di ci che era successo, poi corse in calle de los Barberos.
Non voglio vedere un solo foglio di carta in questa casa! ordin a Fatima, a sua madre e ad Hamid, soprattutto ad Hamid, indicandolo con un dito. Si riunirono lontano dai bambini, in una delle stanze del piano superiore, dove si accalor a raccontare ci che juan gli aveva detto. Il faqih tent di rispondere, ma Hernando non glielo permise. Hamid, nemmeno uno, mi sono spiegato? Non possiamo mettere in pericolo n noi stessi n loro, aggiunse con un gesto verso il patio, dove si udivano le risate dei bambini. E nemmeno tutti gli altri.
Fu Fatima a prendere la parola: E il Corano? Custodivano ancora la copia che avevano ricevuto da Abbas.
Hernando riflett qualche istante.
Brucialo. I tre lo guardarono attoniti. Brucialo, insist. Dio ne terr conto. Lavoriamo per Lui e non gli servirebbe che ci arrestassero.
Perch non lo nascondi fuori da...? intervenne Aisha.
Bruciatelo! Ed eliminate i resti inceneriti. A partire da questo momento... da quando avrete bruciato tutto, si corresse,voglio che la porta dingresso sia lasciata aperta. Interromperemo le lezioni dei bambini finch non capiremo che cosa sta succedendo e tu, Fatima, nascondi il ciondolo dove nessuno lo possa trovare. Non voglio nemmeno segni sulle pareti che indichino la direzione della Mecca.
Non posso toglierli, protest Hamid.
E allora fanne altri, molti altri, in tutte le direzioni. Sono sicuro che ricorderai sempre qual  quella giusta. Devo andare alla cattedrale... ma bisogna anche avvisare Karim e Jalil, soprattutto Karim. Li guard tutti. e tre. Poteva fidarsi che seguissero le sue istruzioni, che non cercassero di nascondere quel Corano che avevano letto tante sere insieme? Vieni, disse a Fatima, tendendole la mano perch gli desse la sua.
Uscirono dalla stanza e si appoggiarono alla ringhiera della galleria del piano superiore. I bambini giocavano sotto di loro, intorno alla fontana. Ridevano, si rincorrevano e cercavano di prendersi, mentre si spruzzavano gli uni con gli altri. Rimasero a osservarli in silenzio, fino a quando Ins avvert la loro presenza: alz il viso verso i genitori, mostrando gli stessi occhi neri e allungati della madre. Subito Francisco e Shamir la imitarono e, quasi fossero consapevoli dellimportanza di quel momento, i tre bambini sostennero i loro sguardi. Per alcuni istanti una corrente di vita, di allegria e di innocenza afflu dal patio alla galleria superiore, proprio come salivano, compenetrati, la frescura del cortile e laroma dei fiori. Hernando strinse la mano di Fatima mentre la madre, dietro di lui, appoggiava la sua sulla spalla del figlio maggiore.
Abbiamo sofferto la fame e molta indigenza per arrivare fin qui, disse lui rompendo lincantesimo.Non possiamo sbagliare adesso. Si raddrizz di colpo. Doveva aver fiducia in loro! Occupatevi di mettere in ordine la casa, ingiunse a Fatima e ad Aisha. Padre, aggiunse, rivolgendosi ad Hamid, mi fido di te.
Giunse alla cattedrale prima che finissero le funzioni cantate dei vespri. La musica dellorgano e i cantici dei novizi che studiavano presso i gesuiti inondavano il recinto, insinuandosi tra le mille colonne della moschea. Prendevano parte ai cantici anche i prebendati della cattedrale al completo, ordinati secondo le gerarchie nei corrispondenti seggi del coro. Lodore dincenso schiaffeggi Hernando: dopo aver respirato il fresco aroma dei fiori e delle piante del patio, quellaria dolciastra gli ricord il motivo per il quale si trovava l. Si un ai fedeli che partecipavano alla cerimonia; una volta terminata, chiese a un custode che gli cercasse don Julin e gli comunicasse che lo stava aspettando.
Si trovarono davanti alla cancellata della biblioteca, dove in quel momento cerano alcuni lavori in corso. Dopo la morte del vescovo fra Bernardo da Fresneda, durante la sede vacante il Capitolo della cattedrale aveva deciso di trasformare la biblioteca in una nuova e sontuosa cappella del Tabernacolo, simile alla Cappella Sistina, dato che il tabernacolo che si trovava nella cappella del Cenacolo era ormai troppo piccolo. Una parte della biblioteca fu trasferita al palazzo del vescovo, mentre il resto doveva convivere con i lavori fino a quando non fosse stata costruita una nuova biblioteca, nei pressi di puerta de San Miguel.
Bene, comment il sacerdote cercando di trasmettere tranquillit a Hernando, dopo aver ascoltato le sue enfatiche spiegazioni. Domani, dopo lufficio della vigilia, ordiner che trasferiscano i nostri libri e i nostri documenti al palazzo del vescovo.
Al palazzo del vescovo? chiese Hernando, adombrandosi.
Meglio di cos... gli sorrise don Julin. E' la sua biblioteca privata. Raccoglie centinaia di libri e di manoscritti, e sono io a occuparmene. Non ti preoccupare, li nasconder bene. Per quanti libri fra Martino voglia leggere, non arriver mai ai nostri. E cos inoltre, quando la situazione si tranquillizzer, potremo andare avanti con il nostro lavoro.
Hernando si chiese se non avrebbe potuto approfittare anche lui dello stratagemma di don Julin e nascondere il suo Corano nella biblioteca di fra Martino da Cordova.
Dovrei avere ancora in casa un Corano e alcuni calendari lunari...
Se me li porti prima dellufficio della vigilia... Don Julin
si interruppe per rispondere al saluto di due prebendati che gli
passarono accanto. Se me li porti, ripet quando i sacerdoti
non potevano pi sentirlo, me ne occuper io.
Hernando scrut il vecchio sacerdote: quellimperturbabilit... 
era reale o pura menzogna? Don Julin immagin i suoi pensieri.
Il nervosismo pu solo indurci in errore, gli spieg.
Dobbiamo superare questa difficolt e continuare con la nostra opera. 
Hai davvero pensato che sarebbe stato facile?
S... riconobbe titubante Hernando dopo qualche istante.
Ed era vero che negli ultimi tempi gli era sembrato che fosse cos. Allinizio, quando entrava nella cattedrale, sentiva che gli si irrigidivano i muscoli e il minimo rumore lo faceva sobbalzare, ma poi a poco a poco...
Leccessiva fiducia non  mai una buona consigliera. Non dobbiamo abbassare la guardia. Dobbiamo trovare la spia prima che lui trovi noi. Karim conoscer il mulattiere di Valenza. Bisogna trovarlo e scoprire chi lo ha interrogato.
Karim aveva voluto fare tutto da solo. Gli altri avevano cercato di convincerlo a farsi aiutare, ma il vecchio aveva rifiutato e avevano dovuto dargli ragione. E' gi abbastanza che sia uno
a rischiare, aveva sostenuto. Era infatti lui ad acquistare la carta e a trattare con i moriscos valenzani e i mulattieri, a farla pervenire nelle mani di Hernando e di don Julin. Ed era ancora lui che ritirava i libri o i documenti gi scritti per distribuirli a Cordova, dopo averli rilegati con laiuto di un torchio che nascondeva in casa. A eccezione delle loro sporadiche riunioni, che non potevano dimostrare granch, nessuno avrebbe potuto mettere in relazione con la copiatura e la vendita di esemplari del Corano gli altri membri del consiglio.
Abbandonarono la cattedrale da puerta de San Miguel. Ormai era notte inoltrata, e risalirono per calle del Palacio. Come quasi tutti i religiosi di Cordova, anche don Julin viveva nella parrocchia di Santa Maria, in calle de los Deanes, a pochi passi da Hernando. Nella piazzetta formata dallincontro di calle de los Deanes con calle Manriques, un uomo robusto si par dinnanzi a loro. Hernando afferr il coltello che portava alla cintola, 
ma una voce conosciuta lo ferm.
Tranquilli! Sono io, Abbas. Riconobbero il maniscalco, che continu senza giri di parole: I famigli dellInquisizione hanno appena arrestato Karim. Gli hanno perquisito la casa e hanno trovato un paio di esemplari del Corano e altri documenti, che hanno requisito insieme alla pressa, alle lame e gli altri utensili che usa per la rilegatura.
...
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39.
...
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...
Si chiamava Cristobal Escandalet e un paio di anni prima era emigrato a Cordova da Mrida, insieme alla moglie e a tre figli in giovane et. Girava la citt vendendo i saporiti dolci moreschi a base di farina e fritti nellolio: frittelle di crema, frittelle allungate, compatte e striate o frittelle bagnate nel miele. Hamid identific la casa in cui viveva, pigiato con altri quattro parenti, nellumile quartiere di San Lorenzo, vicino a puerta de Plasencia, allestremit occidentale della citt.
Lo seguiva da un paio di giorni. Aveva studiato come parlava e come si comportava con la gente, come se la conquistava sfoggiando una notevole cordialit, comera abile ad abbindolare potenziali acquirenti dei suoi prodotti, sia cristiani vecchi sia cristiani nuovi. Aveva pi o meno trentanni; era di statura normale, secco e fibroso, e i suoi movimenti erano nervosi. Si spostava sempre con la sua attrezzatura per preparare le frittelle. Hamid vide che aveva una padella scintillante e che la tasca dellimpasto era nuova.
Il prezzo del tradimento a Karim! esclam adirato, osservandolo, a una certa distanza, mentre decantava i suoi dolci in un giorno di mercato, davanti alla croce del Rastro, dove calle de la Feria terminava sulla riva del Guadalquivir.
Una donna che gli stava passando vicino si gir verso di lui, sorpresa. Hamid ne sostenne lo sguardo con freddezza e la donna continu il suo cammino. Poi il faqih si concentr di nuovo sul venditore, che esibiva braccia nerborute e un collo diritto e forte. Doveva tagliare quel collo, e doveva essere lui, Hamid, a farlo! Solo lui poteva! Quella era la pena per il musulmano che abbandonava la propria legge, e per Cristobal non cera possibilit di pentimento: aveva tradito i suoi fratelli nella fede. Ma come sarebbe riuscito un vecchio zoppo, debole e disarmato a eseguire la sentenza di morte che aveva pronunciato non appena era venuto a conoscenza del nome del traditore?
Larresto e la reclusione di Karim nel carcere dellInquisizione, lAlcazar dei Re Cattolici, commossero la comunit moresca di Cordova. Per giorni e giorni non vi fu altro tema di conversazione tra i suoi membri, e alcuni di loro avanzarono ipotesi sullidentit di chi avesse tradito quel rispettabile anziano. Erano in molti a conoscere le attivit di Karim: chi sorvegliava la casa durante le riunioni del consiglio, chi comprava copie del Corano, delle profezie, dei calendari lunari o degli scritti di polemica e chi approfittava delle uscite in campagna a lavorare la terra per portare i libri fuori da Cordova e distribuirli tra le altre moschee clandestine del regno. Nella comunit si diffuse la sfiducia, molti dovettero difendere la propria innocenza davanti a sguardi sbiechi o accuse dirette. Per non creare ulteriore diffidenza, i membri del consiglio decisero di non rendere pubblica la notizia che era stato proprio un morisco a porre quelle domande al mulattiere valenzano, ma non riuscirono a capire di chi si trattasse: Karim si trovava nelle segrete del Santo Uffizio, irraggiungibili, e sua moglie, anziana e distrutta dagli avvenimenti, non ne sapeva nulla, come raccont ad Abbas quando il maniscalco riusc finalmente a trovarla, dopo che i famigli dellInquisizione avevano terminato il dettagliato inventario degli scarsi beni appartenenti a Karim, per poi sequestrarli a favore dellInquisizione.
La delazione era, di gran lunga, il delitto pi infame ed esecrabile che un morisco potesse commettere. Dallepoca dellimperatore Carlo V vi era stata una successione di editti di grazia da parte dellInquisizione spagnola, tutti fondati su bolle papali.
Tanto il re quanto la Chiesa erano consapevoli delle difficolt implicite nella pretesa evangelizzazione di un popolo intero battezzato a forza; la mancanza di sacerdoti abbastanza qualificati e disposti a portare a buon termine tale impresa era indiscutibile. La Chiesa era anche cosciente che, in quella situazione, la quantit di cristiani ricaduti nelleresia che immancabilmente sarebbero dovuti finire sul rogo era cos alta che la funzione di esempio implicita in quella condanna mancava di significato e di effetti sul resto della comunit, quindi per tutto un secolo cerc di accogliere nel suo seno i moriscos che si confessavano e si riconciliavano in segreto, senza che i loro fratelli ne fossero al
corrente, allargando il perdono addirittura ai recidivi e offrendo benefici come lastensione dalla confisca dei beni.
Ma quelle confessioni erano sottomesse a una condizione: era necessario denunciare i membri della propria comunit che praticavano leresia. Nessun editto di grazia riusc a imporsi, perch i membri della comunit moresca non si tradivano tra di loro.
Dallaltra parte, il popolo odiava i moriscos. La loro operosit, di fronte agli artigiani cristiani che si proponevano di emulare nobili e hidalgos nella loro avversione per qualunque tipo di attivit lavorativa, esasperava la gente che vedeva come i discendenti dei mori, superato il turbamento provocato dalla deportazione dei granadini, ricominciassero ad arricchirsi a poco a poco, ducato su ducato. Ai consigli reali pervenivano numerose proteste da parte delle popolazioni, basate sulla considerevole fertilit dei moriscos i quali, daltra parte, non venivano arruolati negli eserciti reali che, anno dopo anno, venivano a decimare i contadini e i sudditi spagnoli.
Proprio come Hernando immaginava, Fatima e Hamid non avevano gettato nel fuoco il Corano e gli altri documenti, ma li avevano nascosti nel patio, sotto il pavimento.
Siete ingenui, li rimprover, dopo aver carpito loro la verit. Gli ufficiali dellInquisizione li avrebbero trovati in un attimo.
Bruci tutto tranne il Corano, e prima dellalba, dopo una notte insonne trascorsa nel timore di sentir risuonare i passi degli ufficiali della Suprema Inquisizione che si dirigevano verso casa sua, nascose il libro divino nella sua tunica per portarlo alla cattedrale, prima dellofficio della vigilia, come gli aveva detto don Julin.
Scese lungo calle de los Barberos e calle de los Deanes fino a puerta del Perdon. Faceva freddo, ma aveva la tunica piegata sul braccio destro e il Corano stretto contro il corpo. Freddo? Solo dopo aver superato il grande arco di puerta del Perdon comprese che non era il freddo a provocargli quei brividi leggeri. Che cosa stava facendo? Non se lo era neppure chiesto: aveva preso il libro per consegnarlo a don Julin, come se fosse la cosa pi normale, e ora si trovava nel giardino della cattedrale, con un Corano sotto il braccio, circondato da sacerdoti che si
recavano allofficio della vigilia. Tranne il vescovo, che arrivava dallantico ponte che univa la cattedrale al suo palazzo, gli altri giungevano da puerta del Perdon; gli altri dignitari del Capitolo della cattedrale, riconoscibili dagli indumenti lussuosi, e pi di un centinaio di canonici e cappellani, ai quali si aggiungevano organisti e musici, coristi e voci bianche, porzionari, sacrestani, guardiani... Allimprovviso si trov in mezzo a un flusso di sacerdoti e di ogni tipo di persone legate alla cattedrale. Alcuni parlavano, per la maggior parte camminavano in silenzio, assonnati, con aria cupa. Un violento brivido gli attravers la colonna vertebrale. Si trovava in uno dei luoghi pi sacri di tutta lAndalusia, con un Corano sotto il braccio! Si ferm e tre piccoli coristi che camminavano dietro di lui furono costretti a scansarlo. Strinse il libro contro il corpo e controll che il mantello lo nascondesse, fingendo unindifferenza che non sentiva affatto. Osserv la fiumana di uomini con vestiti neri e berretti che confluiva verso la porta dellarco de las Bendiciones per entrare, e allora si decise e si volt per scappare via. Avrebbe nascosto il Corano in qualche altra...
Ehi! Hernando sent lesclamazione dietro di s e sper che non si stessero rivolgendo a lui.Tu! Guard davanti a s e acceler il passo. Fermati! Di colpo un sudore freddo inizi a scorrergli lungo la schiena. Puerta del Perdon era solo a... Alt! 
Due custodi gli bloccarono il passo e gli impedirono di proseguire.
Non senti che ti sta chiamando linquisitore? Hernando balbett una scusa e guard oltre la porta, verso la strada. Avrebbe potuto mettersi a correre e fuggire. La sua mente stava cercando di prendere una decisione: scappare? Lo avrebbero riconosciuto, prima che fosse riuscito ad arrivare da Fatima e dai bambini... Sei sordo? gli grid laltro custode.
Lui si volt verso il giardino. Un sacerdote magro e altissimo lo stava aspettando. Sapeva che un canonicato del Capitolo della cattedrale era riservato a un rappresentante dellInquisizione. Ebbe un altro attimo di esitazione. Sent il respiro dei custodi sulla nuca e tuttavia... il canonico era solo, con lui non cerano n famigli n ufficiali della Suprema.
Si tranquillizz e fece un respiro profondo.
Padre, lo salut chinando il capo, dopo aver coperto la distanza che li separava.Perdonatemi, ma non avrei mai potuto immaginare che la paternit vostra potesse rivolgersi a me, un semplice...
Linquisitore lo interruppe e gli tese la mano floscia, per consentirgli la genuflessione di rito. Fece per stringerla distinto, ma il libro sotto il braccio destro... lo afferr al di sopra della tunica con il sinistro e se lo strinse al petto, arriv quasi a inginocchiarsi per controllare che non si vedesse nulla. Linquisitore gli ordin di alzarsi. Hernando pieg la tunica sul braccio per impedire che si potesse anche solo intuire la presenza del libro. Il sacerdote lo esamin da capo a piedi, e lui strinse il Corano ancora di pi. Conteneva la rivelazione divina! Quello era il libro che avrebbe dovuto stare allinterno della moschea, custodito nel mihrab, al posto di tutti quei sacerdoti cristiani con i loro canti e le loro immagini! Unonda di calore sgorg dal libro divino, nascosto vicino al suo cuore, e si trasmise a tutto il corpo. Si eresse e tese i muscoli. Quando linquisitore ebbe terminato lispezione, si sent forte, fiducioso in Dio e nella sua parola.
Ieri, disse linquisitore con voce sibilante, abbiamo arrestato un eretico che si dedicava a copiare, rilegare e distribuire scritti diffamatori e contrari alla dottrina di Santa Madre Chiesa. Non ci sar nessun periodo di grazia per permettergli una confessione spontanea. Data la gravit del caso e la necessit di arrestare i suoi eventuali complici prima che fuggano, daremo inizio oggi stesso agli interrogatori nella sede del tribunale. I libri sono scritti in arabo e il nostro traduttore abituale non riesce a capirli del tutto. Il Capitolo mi ha fornito eccellenti referenze su di te, per cui dovrai presentarti l allora terza per assistere agli interrogatori e tradurre quegli scritti.
Hernando si abbatt. La fermezza scomparve nellistante in cui simmagin davanti a Karim, mentre lo interrogavano e forse lo torturavano, a tradurre ci che lui stesso aveva scritto! 
Io, cerc di scusarsi balbettando, devo lavorare nelle scuderie...
La persecuzione delleresia e la difesa della cristianit sono al di sopra di qualsiasi lavoro! lo interruppe linquisitore.
Allinterno della cattedrale iniziarono a risuonare i cantici e
le voci arrivavano fino al giardino. fl sacerdote si gir verso la porta dellarco de las Bendiciones e si affrett a entrare come scivolando, senza fare rumore.
Allora terza, ricordati! ripet, prima di lasciarlo solo.
Hernando percorse la breve distanza che lo separava da casa sua con la mente svuotata. Cercava di non pensare a nulla, mormorava sure e si stringeva il Corano al petto.
LAlczar dei Re, antica residenza dei Re Cattolici adibita a tribunale inquisitoriale, era una fortezza costruita da re Alfonso 11esimo sulle rovine di una parte del palazzo del califfo. Tuttavia, gi da tempo, tutto il denaro che giungeva al tribunale per la conservazione del luogo era dilapidato dagli inquisitori per le loro spese personali, quindi la struttura era andata progressivamente deteriorandosi. Dove avrebbero dovuto esserci stanze, sale, segreterie e archivi, erano invece proliferati pollai, colombaie, scuderie e addirittura lavanderie, i cui prodotti venivano venduti senza il minimo ritegno dai servitori degli inquisitori sulla porta che si affacciava su Campo Real. Le condizioni igieniche dellAlczar, tra animali e sporcizia, carceri insalubri e due pozze di acqua stagnante e putrefatta, situate sul lato verso il Guadalquivir, alimentavano la leggenda che chiunque vivesse nellAlczar fosse destinato ad ammalarsi e morire.
Allora terza, come gli era stato ordinato, Hernando si present alla porta che dava su Campo Real, sotto la torre del Leon.
Devi fare il giro, gli indic uno dei venditori di tela in modo sgarbato.Attraversa il camposanto ed entra da puerta del Palo, nella torre della Vela, vicino al fiume.
Puerta del Palo si apriva su un patio murato, con pioppi e aranci, affacciato sul Guadalquivir. Due custodi lo interrogarono come se fosse lui a dover essere giudicato, finch uno di loro, con un gesto brusco, gli mostr una porticina che si apriva nella facciata sud. Non appena la ebbe oltrepassata, lasciando dietro di s gli alberi del patio, Hernando si accorse che la malsana umidit del luogo gli si incollava al corpo.
Entr in un lugubre corridoio che conduceva alla sala del tribunale: alla sua sinistra, si aprivano le carceri, disposte in modo intricato per sfruttare lo spazio dellantico Alczar. Sape
va che in esse erano ammucchiati i prigionieri, ma il silenzio che vi regnava era cos terrificante che i suoi passi risuonarono lungo il corridoio.
La sala delle udienze era rettangolare, con alti soffitti a volta. Su uno dei suoi lati, dietro alcuni tavoli, avevano gi preso posto diversi inquisitori, tra cui quello che aveva parlato con lui nella cattedrale, il promotore fiscale del Santo Uffizio e il notaio. Lo fecero giurare sulla riservatezza di ci che avrebbe ascoltato nella sala del segreto e lo fecero sedere davanti a un tavolo pi basso degli altri, vicino al notaio. Di fronte a loro vennero collocati tre esemplari mal cuciti del Corano e alcuni altri documenti sparsi.
Era Karim a occuparsi di cucire i fascicoli prima di distribuirli. Mentre gli inquisitori conversavano a voce bassa, Hernando riconobbe ognuno di quegli esemplari del libro divino. Senza riuscire a distogliere lo sguardo, ricord in che momento esatto avesse scritto ognuno di essi (ormai non aveva quasi bisogno di copiarli); le difficolt in cui si era imbattuto nelluno o nellaltro; gli errori coni messi; i calami che aveva dovuto tagliare e a quale sura lo aveva fatto; linchiostro finito; le osservazioni e i commenti di don Julin... le battute e i timori per qualunque rumore strano e improvviso... lillusione e la speranza di un popolo, rappresentate da ogni singolo carattere che aveva tracciato su quei plichi di carta di scarsa qualit proveniente da Xtiva, tra mille difficolt.
Quando Karim apparve nella sala del tribunale, sporco e trasandato, debole e rattrappito, Hernando si strinse sulla dura sedia di legno. Cosa stava pensando il vecchio? Forse che era lui il delatore? Bast listante in cui lo sguardo di Karim si pos su di lui per convincerlo che tale eventualit era molto lontana dalla sua mente.
Ti perdono! esclam Karim quando fu nel centro della sala, senza rivolgersi a nessuno in particolare, interrompendo il notaio che stava iniziando a leggere.
Gli inquisitori si irritarono.
Che cosa hai da perdonare tu, eretico? sbott uno di loro.
Hernando finse di ignorare le imprecazioni che seguirono. Quelle parole erano dirette a lui. Ti perdono! Karim aveva evitato di guardare qualcuno in particolare e aveva parlato al singolare. 
Ti perdono! Hernando aveva avuto un momento di cedimento nel vederlo entrare, ma si era subito ripreso. Quella stessa mattina si era sentito forte con il Corano stretto contro il petto, ma poi era piombato nella disperazione quando aveva saputo che avrebbe dovuto partecipare al processo contro lanziano. Fatima, Aisha e un abbattuto Hamid lo avevano assalito con mille domande, ma lui non aveva saputo rispondere. E ora Karim lo perdonava, impegnandosi ad assumersi tutta la responsabilit.
Nel corso di quella mattinata Karim rispose alle domande di rigore.
Tutti i cristiani! esclam alla domanda se avesse nemici riconosciuti. Quelli che non hanno rispettato il trattato di pace firmato dai vostri re; quelli che ci insultano, ci maltrattano e ci odiano; quelli che rubano i nostri lasciapassare perch ci arrestino o che ci impediscono di rispettare le nostre leggi...
Poi, con voce tremante, Hernando tradusse parte del contenuto dei libri di cui Karim aveva ammesso di essere proprietario, con grande soddisfazione degli inquisitori. Lanziano confess: era stato lui a reperire la carta e linchiostro, e ancora lui a scriverli. Lui, e lui solo, era responsabile di tutto! 
Potete bruciarmi, li sfid indicandoli con lindice dal primo allultimo. Non mi riconcilier mai con la vostra Chiesa.
Hernando trattenne il pianto, ma sentiva che il labbro gli tremava leggermente.
Bastardo eretico! esplose uno degli inquisitori. Credi che siamo imbecilli? Sappiamo che un vecchio come te non  in grado di fare tutto questo da solo. Vogliamo sapere chi ti ha aiutato e chi  in possesso dei libri mancanti.
Vi ho detto che non ci sono altre persone, insist Karim.
Hernando lo vide tenere testa al tribunale da solo, in piedi, al centro della grande sala: uno spirito immenso in un corpo minuto. Era vero che non cera nessun altro: non era necessario nessun altro, pens, per difendere il Profeta e lunico Dio.
Invece ci sono. Laffermazione, tagliente ma serena, fu proferita dalla voce sibilante del canonico della cattedrale. E tu ci dirai i loro nomi. Le sue ultime parole rimasero sospese
nellaria, prima che lo stesso inquisitore ordinasse la sospensione del processo fino al giorno successivo.
Quel pomeriggio Hernando non si rec alle scuderie. Dopo che le guardie ebbero portato via Karim e gli inquisitori abbandonato i loro tavoli, cerc una scusa per evitare la sessione del giorno successivo: aveva gi tradotto una parte dei documenti e, in pi, i corani erano interlineati in aljamiado.
Proprio per questo, si oppose il canonico. Non sappiamo se queste traduzioni interlineari sono giuste o costituiscono solo un altro stratagemma per confonderci. Rimarrai con noi per tutto il processo.
E lo conged con un distaccato cenno della mano.
Hernando non pranz, non cen e non parl. Si chiuse nella sua stanza e preg in direzione della qibla per il resto della giornata e per parte della notte, fino a cadere esausto.
Nessuno lo interruppe o lo disturb; le donne badarono che i bambini non facessero rumore.
Allora terza del giorno seguente Hernando non fu accompagnato alla sala del segreto. Dallo stesso corridoio che portava al tribunale, una scala lo condusse fino a una cripta senza finestre nella quale si trovavano gi gli inquisitori che bisbigliavano tra di loro, raggruppati intorno ai pi svariati strumenti di tortura: canapi che pendevano dal soffitto, un cavalletto e innumerevoli crudeli marchingegni di ferro per lacerare, immobilizzare o rompere gli arti dei colpevoli.
Il fetore caldo e appiccicoso che si respirava allinterno della stanza era insopportabile. Hernando represse un conato di vomito alla vista di tutti quei macabri strumenti.
Siediti l e aspetta, gli ordin il canonico, indicandogli un tavolo sul quale erano gi disposti i corani e gli incartamenti del notaio, che a sua volta chiacchierava con inquisitori, medico e boia.
E' troppo vecchio, sent commentare uno degli inquisitori. Dobbiamo stare attenti.
Non vi preoccupate, li rassicur il boia, un uomo calvo e robusto. Me ne prender cura io, disse con ironia.
Alcuni sorrisero.
Hernando si costrinse ad allontanare lo sguardo da quel gruppo di uomini, e avrebbe voluto poter chiudere anche le orecchie. Pos gli occhi sul tavolo, sopra gli incartamenti del notaio. Mateo Hernndez, cristiano nuovo moro, era stato scritto sulla prima pagina con limpeccabile calligrafia del notaio dellInquisizione. Poi seguivano data, luogo e fatti sui quali si basava listruzione del processo, e il rapporto degli inquisitori presenti. Nellultima riga di quella prima pagina si leggeva infine:
A Cordova, add ventitr gennaio dellanno di Nostro Signore millecinquecentottanta, al cospetto del giudice juan de la Portilla inquisitore del tribunale di Cordova e nella sala del Santo Uffizio, al fine di denunciare leresia, si  presentato colui che dice di chiamarsi...
L terminava lultima riga della prima pagina. Hernando alz la testa verso gli inquisitori: continuavano a chiacchierare aspettando che comparisse laccusato. ventitr gennaio! Era passato pi di un mese. Chi era comparso davanti allinquisitore pi di un mese prima e, con la sua denuncia, aveva dato il via al procedimento? Poteva essere solo... Allimprovviso cal il silenzio e Karim entr nella sala di tortura, accompagnato da due guardie. Nellistante preciso in cui gli inquisitori concentrarono la loro attenzione sullimputato, Hernando volt la pagina. Gli bast una occhiata rapida: Cristobal Escandalet. Con i pugni chiusi, fren limpulso di controllare se qualcuno si fosse accorto di ci che aveva fatto e aspett che il notaio si sedesse al suo fianco.
Cristobal Escandalet, borbottava tra s Hernando, come se volesse imprimere a fuoco quel nome nella memoria. Era lui il traditore! 
Karim neg di nuovo che qualcuno lo avesse aiutato. Il tono sicuro della sua voce, che obblig Hernando a guardarlo con attenzione, contrastava con il suo aspetto stanco e trascurato, soprattutto dopo che gli strapparono la camicia e apparve il torso glabro e flaccido.
Inizia linterrogatorio, ordin don juan de la Portilla, in
piedi come gli altri inquisitori, mentre il notaio cominciava a grattare con la penna doca sulla carta.
Misero il colpevole bocconi e lo immobilizzarono sul cavalletto, con le braccia dietro la schiena per legargli i pollici con uno spago collegato a un canapo. Questultimo saliva fino a una carrucola appesa al soffitto e poi scendeva di nuovo. Karim rifiut ancora una volta di rispondere alle domande dellinquisitore e il boia inizi a tirare il canapo.
Se si erano aspettati che gridasse, avevano sbagliato. Lanziano premette il volto contro il cavalletto, lasciando sfuggire solo alcuni sordi grugniti che nausearono Hernando. I gemiti erano rotti soltanto dalle insistenti domande dellinquisitore.
Chi sono i tuoi complici? url ripetutamente, sempre pi eccitato dal silenzio di Karim.
Quando il boia scosse la testa e gli inquisitori, rinunciando al loro tentativo, liberarono lanziano dal cavalletto, i suoi pollici erano rivolti verso il dorso della mano, strappati dalla propria base. Il volto era arrossato, il respiro rantolante, gli occhi stanchi e acquosi. Dal labbro inferiore scendevano sottili rivoli di sangue e Karim non riusciva a stare in piedi senza laiuto del boia. Il medico gli si avvicin e gli esamin i pollici, trattandoli con incuranza e sbadataggine, ed Hernando vide sul volto dellamico i segni di dolore che fino ad allora aveva tenuto nascosti.
Sta bene, annunci il medico, ma poi si diresse verso il giudice Portilla e gli parl allorecchio. Nel frattempo Hernando lesse ci che scriveva il notaio: Limputato  in buone condizioni.
Ludienza  sospesa fino a domani, stabil linquisitore, non appena il medico si fu allontanato.
Devi mangiare, sussurr Fatima, dopo essere entrata nella stanza in cui Hernando si era rinchiuso a pregare dal momento in cui era ritornato a casa. Era mezzanotte passata.
Karim non mangia, rispose lui.
Fatima si avvicin al marito, che in quel momento era seduto sui talloni a torso nudo. Aveva le braccia e il petto graffiati, in alcuni punti lacerati, per il vigore con cui si era lavato, 
strofinandosi come se volesse strapparsi la pelle e liberarsi dellodore della segreta sotterranea che, nonostante tutto, continuava a impregnargli il corpo.
Fa freddo. Dovresti coprirti.
Lasciami in pace! La moglie ubbid e lasci il vassoio con cibo e acqua in un angolo.Di ad Hamid di venire da me, aggiunse Hernando senza voltarsi verso di lei.
Il faqih arriv quasi subito.
La pace... Hamid interruppe il saluto rendendosi conto dellaspetto di Hernando, che non si gir neppure a guardarlo.Non dovresti punirti, mormor.
Il traditore si chiama Cristobal Escandalet, rivel Hernando per tutta risposta. Dillo ad Abbas. Lui sapr cosa fare.
Gli sarebbe piaciuto ammazzarlo con le proprie mani, strangolarlo lentamente e fissarne gli occhi agonizzanti, provocargli lo stesso dolore che stava sopportando Karim, ma era a disposizione del tribunale e riteneva pi conveniente che fosse Abbas a occuparsi di quel bastardo. Il prima possibile.
Il castigo per chi tradisce il nostro popolo  tassativo. Abbas sapr sicuramente che cosa fare. Quello che mi preoccupa... e Hamid lasci che le parole rimanessero sospese nellaria. Aspettava una reazione da parte di Hernando, che per sembrava intenzionato a iniziare le sue preghiere. Quello che mi preoccupa, insist allora il faqih,  se tu sai davvero che cosa devi fare.
Che cosa vuoi dire? chiese Hernando, dopo alcuni istanti di dubbio.
Karim si sta consegnando per noi...
Sta proteggendo me, lo interruppe il giovane, continuando a dargli la schiena.
Non essere superbo, ibn Hamid. Ci protegge tutti. Tu... tu non sei altro che uno strumento come altri nella nostra lotta. Protegge anche tua moglie e le madri alle quali lei insegna la parola rivelata, e quelle madri quando la trasmettono ai figli, e i piccoli che la imparano di nascosto, con la raccomandazione che non la usino fuori casa... Ci protegge tutti.
Hamid percep un lieve tremito nel corpo di Hernando.
La mia vita  nelle sue mani, disse infine questultimo girando la testa verso il fiqih, che temette che il suo pupillo crollasse. 
Si avvicin a lui e gli si inginocchi accanto con fatica. E' probabile che tu abbia ragione... Certo! Ci protegge tutti, ma non puoi immaginare il panico che mi afferra quando vedo quel suo corpo, cos debole, prosciugato, rotto dalla tortura, sottoposto agli interrogatori. Quanto pu resistere un anziano come lui? Ho paura, Hamid, s. Tremo. Non riesco a controllare le ginocchia e le mani. Ho paura che la follia del dolore lo spinga a denunciarmi.
Il faqih abbozz un sorriso triste.
La forza non risiede nel nostro corpo, ibn Hamid. La forza  nel nostro spirito. Abbi fiducia in quello di Karim! Non lo far. Se ti tradisse, tradirebbe il suo popolo.
Si scambiarono uno sguardo.
Hai gi pregato? lo sorprese il faqih, rompendo lintensit di quel momento. A Hernando sembr di sentire leco delle parole pronunciate nella vecchia capanna di Juviles. Strinse le labbra in attesa del seguito: La preghiera della sera  lunica che possiamo praticare con una certa sicurezza, perch i cristiani dormono. Hernando stava per rispondere come faceva sempre, con un nodo in gola provocato dalla nostalgia che lo invadeva, ma Hamid glielo imped: Quanto abbiamo lottato da allora, figlio mio?
Tuttavia Hamid non avvis Abbas. Il maniscalco era giovane e forte. Karim sarebbe morto, durante la tortura o bruciato come eretico. Jalil era vecchio come Karim, don Julin era anche lui anziano e doveva agire sempre in clandestinit, senza alcuna possibilit di muoversi tra i moriscos, e lui... lui sentiva che la sua vita era vicina alla fine. Abbas non doveva correre rischi. Ma come poteva fare ad ammazzare il bastardo traditore, si chiedeva, mentre lo guardava vendere spensierato le sue frittelle vicino alla croce del Rastro?
Durante quei due giorni di continui tormenti le braccia di Karim furono disarticolate sul cavalletto di tortura, eppure lanziano continu a ostinarsi nel suo silenzio proprio come Hernando nel digiuno e nella preghiera. Fatima e Aisha erano preoccupate, perfino i bambini sentivano che stava per succedere qualcosa di terribile.
Beve lacqua che gli lasci? chiese Hamid a Fatima. S, rispose lei.
Allora... ce la far.
Hamid vide che lambulante spostava la sua bancarella verso una zona in cui si era riunito un folto gruppo di persone. Lo segu con lo sguardo, finch si ferm vicino a un coltellinaio.
Offriva i suoi prodotti urlando, mentre spremeva lo stampo per far cadere le frittelle nella padella a formare dei tondi che sfrigolavano nellolio, e che poi tagliava e offriva al pubblico. Coltelli! Ma la distanza tra Cristobal e la bancarella dei coltelli era troppa per riuscire a sorprenderlo e assestargli una pugnalata, se mai fosse riuscito ad afferrarne uno. Di sicuro le grida del coltellinaio lo avrebbero messo in guardia. E per di pi doveva tagliargli la testa! Ma come...?
Hamid contrasse le mascelle.
Allah  grande, mormor tra i denti, mentre si avvicinava zoppicando allambulante.
Cristobal lo vide venire verso di lui con gli occhi fissi nei suoi. Smise di decantare la bont delle frittelle e aggrott la fronte, ma quando il faqih gli arriv vicino sorrise. Era solo un anziano invalido! 
Ne vuoi una, nonno? Hamid fece segno di no con la testa. Allora? chiese Cristobal.
In quel momento Hamid afferr la padella con le due mani. Quelli che erano vicino sentirono lo sfrigolio della pelle e della carne delle dita che si bruciavano, a contatto con il metallo incandescente. Il faqih non batt ciglio. Alcune persone si tolsero di mezzo proprio mentre gettava lolio bollente in faccia a Cristobal. Con la padella ancora in mano e lodore di carne bruciata che invadeva laria, il faqih si diresse verso la bancarella dei coltelli. La gente e il coltellinaio si ritrassero, davanti a quelluomo impazzito che sembrava capace di colpirli con lolio avanzato.. Hamid butt a terra la padella, afferr un coltello, il pi grande di quelli esposti, e torn dove il friggitore stava ancora urlando.
La maggior parte delle persone osservava immobile, a distanza. Qualcuno corse in cerca delle guardie.
Hamid si inginocchi vicino a Cristobal, che scalciava e ululava supino, con la faccia nascosta tra le mani. Gli tagli gli avambracci e limprovviso nuovo dolore obblig lambulante a scoprire la gola. Il faqih fece scivolare il coltello lungo il collo del traditore: fu un taglio netto, profondo, inferto con tutta la forza di una comunit oltraggiata e tradita. Ne sgorg un fiotto di sangue che inzupp Hamid mentre si alzava, con lenorme coltello ancora in mano. Di fronte a lui cera una guardia con la spada sguainata.
Bastardi cristiani! grid minaccioso, liberando tutto il rancore che aveva represso nella sua vita.
La guardia gli affond la spada nello stomaco.
Le Alpujarras, le cime bianche della Sierra Nevada, i fiumi e i dirupi, i piccoli terrazzamenti di terra fertile sottratti alla montagna, gradino dopo gradino, il lavoro nei campi e le preghiere notturne... tutto apparve con nitidezza nella mente di Hamid. Non provava nessun dolore. Hernando, suo figlio! , Aisha, Fatima, i piccoli... Non sent dolore nemmeno quando la guardia tir verso di s la spada e gliela estrasse dal corpo. Il sangue sgorg dalle viscere e Hamid lo osserv, uguale a quello versato da migliaia di musulmani che avevano deciso di difendere la loro legge.
La guardia rimaneva in piedi davanti a lui, sicuro che il vecchio sarebbe crollato in un istante. Una folla silenziosa lo circondava.
Non c altro Dio allinfuori di Allah, e Maometto  il suo Profeta, inton Hamid.
Non dovevano catturarlo. Non dovevano sapere chi fosse. Per nessun motivo voleva mettere in pericolo la sua famiglia. Alz il coltello e zoppic fino al fiume, vicino alla croce del Rastro. La gente lo lasci passare e la guardia lo segu. Era impossibile che non cadesse! Lasciava dietro di s una scia di sangue, eppure tutti si fermarono, atterriti dalla magia di quel vecchio che arrancava con serenit verso la riva.
No! grid la guardia quando cap le intenzioni di Hamid, proprio nel momento in cui lui scivol nelle acque del Guadalquivir e scomparve.
Hernando non poteva sopportare altro dolore. Era appena tornato dallAlcazar dei Re Cattolici, dove le torture su Karim si erano trasformate in uninutile crudelt: lanziano si ostinava a non svelare lidentit dei complici e perfino il boia aveva osato voltarsi verso gli inquisitori con un gesto che indicava lassurdit di quella insistenza.
Continua! gli aveva gridato il giudice Portilla, ignorando i suoi dubbi.
Hernando era obbligato ad assistere a quella barbarie. Le parole di Hamid avevano fatto s che si rafforzasse nella sua fede, nello spirito che li spingeva a lottare per le loro leggi e le loro tradizioni. Cos cercava di recarsi allAlczar dei Re con quella disposizione danimo, ma quando si trovava nelle segrete, dove torturavano Karim per strappargli il nome dei suoi complici, la paura tornava ad attanagliarlo. Era il suo nome a essere taciuto cos tenacemente! A due soli passi da lui, il vecchio veniva torturato con infinita crudelt: sentiva lodore del suo sangue e della sua urina, guardava le convulsioni che gli attraversavano i muscoli, contratti dallintenso dolore. Ascoltava le sue grida smorzate, peggiori del pi terribile urlo, il respiro affannato e i singhiozzi nei momenti di pausa. A volte si inorgogliva per la vittoria di Karim sugli inquisitori: difendeva il suo popolo e la sua legge! Ma altre volte provava un atroce sentimento di colpa. E in certi momenti il suo sudore freddo si mescolava al fetore della segreta al solo pensiero che Karim potesse cedere e indicarlo con un dito: lui,  lui quello che cercate! Allora si rimpiccioliva sulla sedia, terrorizzato, con lo stomaco stretto, immaginando le guardie e gli inquisitori lanciarsi su di lui. Il successivo avrebbe potuto essere lui e nessuno poteva rimproverare un uomo, qualunque fosse la sua condizione, per aver ceduto e aver dichiarato quello che volevano da lui davanti a una tale quantit di tormenti. Orgoglio, colpa, panico: in Hernando i sentimenti si mescolavano, andavano e venivano, lo scuotevano come se fosse un pupazzo, alternandosi senza sosta davanti a una semplice domanda, un altro tiro di canapo, un grido...
Era appena tornato a casa quando un ragazzo inviatogli da Jalil gli raccont ci che era successo ad Hamid. Fatima e Aisha piangevano rannicchiate sul pavimento, contro il muro, abbracciate ai bambini.
Non poteva sopportare altro dolore! 
Luomo che Hamid ha ucciso... chiese con la voce rotta, si chiamava Cristobal Escandalet?
S, gli rispose il ragazzo.
Hernando scosse la testa. Quindi Hamid non lo aveva detto ad Abbas? Quelluomo era una spia e un traditore, afferm allora, rivolto al giovane morisco. E stato lui a denunciare Karim allInquisizione. Tutti i nostri fratelli devono sapere perch il nostro migliore faqih ha commesso unazione del genere! Lo ha giudicato, ha emesso la sentenza e lha eseguita di persona. Che lo sappia anche la famiglia del traditore! 
Quando fu nella sua stanza pianse, prima di immergersi di nuovo nella preghiera e nel digiuno. Chi avrebbe usato, ora, la sua cameretta? E chi si sarebbe prostrato, da quel momento in poi, davanti alla tacca che indicava la qibla? Glielaveva mostrata come avrebbe fatto un bambino dopo una buona azione, con orgoglio e innocenza, aspettando la sua approvazione. Hamid, da cui aveva imparato tutto, da cui aveva preso il proprio nome: Hamid ibn Hamid, il figlio di Hamid! 
Una lacrima gli annebbi la vista e lo allontan dalla realt. E allora, nel buio della notte, un grido angosciante scosse tutto il quartiere di Santa Maria: Padre! 
Le guardie portarono Karim trascinandolo per le ascelle, con la testa penzolante e i piedi, ormai distrutti dalla tortura, che strisciavano sul pavimento.
Cercarono di metterlo dritto davanti al giudice Portilla e il boia lo tir per quei pochi capelli canuti che gli rimanevano, perch lo vedessero in faccia. Linquisitore schiocc la lingua e diede una manata nellaria, ridendo.
Hernando osserv gli occhi lividi dellanziano, gonfi, persi molto pi in l delle pareti della segreta: forse guardavano la morte o forse, chiss, il paradiso. Chi meritava il paradiso pi di quel buon credente? In quel momento le labbra secche di Karim si mossero.
Silenzio! intim linquisitore.
Nella stanza il balbettio di Karim suon come un rumore lontano: stava delirando in arabo.
Che cosa dice? strill linquisitore a Hernando.
Il morisco tese le orecchie, sapendo che il giudice Portilla lo stava osservando.
Chiama sua moglie, gli sembr. Amina, stava per dire.
Ana, ment, mi pare che si chiami Ana.
Karim non smetteva di mormorare.
Tante parole per chiamare la moglie? chiese con sospetto
linquisitore.
Sta citando poesie, spieg Hernando. Credette di riconoscerne una di quelle antiche, cesellate sulle pareti dellAlhambra di Granada. Si paragona alla sposa... che si presenta allo sposo ornata della propria bellezza tentatrice.
Chiedigli il nome dei complici. Forse adesso...
Chi sono i tuoi complici? ubbid Hernando, senza poter alzare lo sguardo.
In arabo, imbecille! 
Chi...? inizi a tradurre, poi si ferm allimprovviso. In quella segreta nessuno, tranne Karim, poteva capirlo. Allah ha fatto giustizia, gli annunci in arabo. Colui che ha tradito il nostro popolo  stato sgozzato, secondo la nostra legge. Se n occupato Hamid da Juviles. Ti incontrerai con il santo faqih in paradiso.
Portilla volse lo sguardo verso il morisco, stupito dalla lunghezza del discorso. In quel momento un lampo quasi impercettibile apparve negli occhi dellanziano, mentre le sue labbra si contraevano in una smorfia che voleva essere un sorriso. Poi spir.
Sar bruciato in effigie nel prossimo autodaf, dichiar linquisitore quando il medico, dopo aver esaminato Karim, conferm ci che tutti sapevano gi. Che cosa gli hai detto? chiese a Hernando.
Che doveva essere un buon cristiano, afferm senza battere ciglio, sicuro di s. E doveva confessare ci che volevate sapere e riconciliarsi con la Chiesa per ottenere il perdono di Nostro Signore e la salvezza eterna dellanima...
Il giudice si port le dita alle labbra e se le strofin. Va bene, si arrese.
...
.
...
40.
...
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...
Cordova, 1581.
...
Il 15 aprile del 1581 le Corti portoghesi, riunite nella citt di Tomar, proclamarono Filippo Il di Spagna re del Portogallo. La Penisola iberica si riuniva cos sotto ununica corona e il Re Prudente otteneva il controllo dei territori che la componevano, oltre al commercio con il Nuovo Mondo ripartito tra Spagna e Portogallo in seguito al trattato di Tordesillas.
Fu proprio in Portogallo che, per la prima volta, si consider leventualit dello sterminio di massa dei moriscos spagnoli. Il re, il conte di Chinchon e il recentemente riabilitato duca di Alba, cui neanche la vecchiaia era riuscita a scalfire linflessibile temperamento, studiarono insieme la possibilit di imbarcare tutti i moriscos su navi dirette in Berberia per poi farle affondare in alto mare, affinch morissero annegati.
Per fortuna, o forse solo perch la flotta era occupata in altre operazioni, non fu possibile perpetrare il massacro di tutto un popolo.
Ma nellagosto di quello stesso anno, sempre in Portogallo, il re prese anche unaltra decisione che avrebbe avuto ripercussioni dirette su Hernando. Durante lestate la siccit aveva provocato disastri nella campagna cordovese: nei pascoli le giumente non avevano erba a sufficienza e mancava il denaro per alimentarle con il grano, che era troppo caro e, oltretutto, reclamato dai cittadini. Persino il vescovo di Cordova si era visto costretto ad acquistare grano importato dallestero. Cos il re scrisse allo scudiero reale, don Diego Lopez de Haro, e al conte di Olivares, ordinando il trasferimento della mandria a Siviglia, nei pascoli della riserva reale del Lomo del Grullo che rientrava nella giurisdizione del conte.
Era trascorso pi di un anno da quando Karim era morto tra le mani del boia dellInquisizione e Hamid era scomparso nelle acque del Guadalquivir, dopo aver vendicato il tradimento perpetrato ai danni della comunit moresca. Hernando aveva 
vissuto quel periodo in costante penitenza, perch ogni volta che ricordava lostinato silenzio di Karim nella sala della tortura dellAlczar veniva invaso da un senso di colpa che gli sembrava di placare solo dedicandosi al digiuno e alla preghiera.
Sarebbe morto lo stesso, cercava di convincerlo Fatima, preoccupata dalle condizioni del marito: era magro, emaciato e con profonde occhiaie scure che spegnevano lazzurro intenso dei suoi occhi.Anche se avesse confessato, non si sarebbe mai riconciliato con la Chiesa e lo avrebbero comunque giustiziato.
Forse s... rispondeva Hernando pensieroso, o forse no. Non lo potremo sapere mai. Lunica cosa sicura, lunica cosa che so, perch lho vissuta attimo dopo attimo,  che  morto soffrendo crudelmente per mantenere segreto il mio nome.
Il nome di tutti, Hernando! Karim proteggeva tutti coloro che continuano a credere nellunico Dio, non solo te. Non puoi addossarti questa responsabilit.
Ma il morisco non ascoltava le parole della moglie.
Dagli tempo, figlia mia, consigliava Aisha a Fatima, che si scioglieva in lacrime.
Don Diego annunci a Hernando che avrebbe dovuto accompagnare le giumente a Siviglia e rimanere l fino a quando non fossero tornate a Cordova. Fatima e Aisha ne furono felici. Speravano che il viaggio e il tempo trascorso a Siviglia potessero distrarlo e strapparlo dalla tristezza che lo avvolgeva e non sembrava alleviarsi neppure durante le passeggiate quotidiane in groppa ad Azirat.
Allinizio di settembre quattrocento giumente circa, i puledri di un anno e quelli nati in primavera si misero in cammino verso i ricchi pascoli sulle sponde del basso Guadalquivir. Il Lomo del Grullo si trovava a circa trenta leghe da Cordova, sulla strada che da Ecija e Carmona conduceva a Siviglia: da l, una volta attraversato il fiume, avrebbero dovuto dirigersi verso Villamanrique, un piccolo borgo situato accanto alla riserva di caccia reale. In circostanze normali il viaggio durava quattro o cinque giornate, ma Hernando e i suoi compagni capirono subito che il loro sarebbe durato almeno il doppio. Don Diego assunse altro personale per aiutare i mandriani incaricati di mantenere unito e compatto quel grande branco, non abituato agli spostamenti su lunga distanza, come lo erano invece le
grandi greggi di pecore che transumavano sul vicino tratturo reale della Mesta. Al contingente di uomini e cavalli si un, come se si trattasse di un pellegrinaggio, un gruppo di nobili cordovesi desiderosi di compiacere il re, che non facevano altro che ostacolare il lavoro di mandriani e cavallerizzi.
Cos, secondo le previsioni di Fatima e Aisha, Hernando riusc a dimenticare le preoccupazioni, tutto preso a galoppare su e gi con Azirat per riprendere le giumente o i puledri che si allontanavano dalla mandria, oppure a cercare di riunire ancora di pi gli animali insieme agli altri mandriani, quando si trattava di superare un passaggio stretto o complicato. Il rosso brillante del pelo di Azirat si distingueva su tutto il resto, e lagilit, i volteggi e laria superba dellanimale suscitavano lammirazione degli altri viaggiatori.
E quel cavallo? chiese un nobile obeso, stravaccato su una grande sella di cuoio cesellata con decorazioni dargento, ad altri due che lo accompagnavano, un po in disparte per evitare la polvere che si alzava al passaggio della mandria sulla terra secca.
Hernando aveva appena impedito la fuga di un puledro inseguendolo, superandolo e voltandosi davanti a lui su Azirat imbizzarrito che, ritto sulle zampe posteriori, senza sferrare calci in aria, aveva obbligato il fuggiasco a ritornare indietro.
Con il mantello di quel colore devessere uno scarto delle scuderie reali, azzard uno degli uomini interpellati. E' un vero peccato, aggiunse poi, impressionato dai movimenti di cavallo e cavaliere. Sar uno dei cavalli con cui Diego paga una parte dello stipendio dei suoi uomini.
E il cavallerizzo? chiese il primo.
E' un morisco, rispose laltro uomo. Ho sentito Diego parlare di lui. Ha molta fiducia nelle sue qualit e non c dubbio che...
Un morisco... ripet tra s il nobile, senza ascoltare altre spiegazioni.
I tre uomini guardarono Hernando che si dirigeva a tutta velocit verso la testa della mandria. Mentre gli passava vicino, il conte di Espiel si alz sulle staffe dargento della sua sella lussuosa e aggrott la fronte. Dove aveva gi visto quella faccia?
Il re aveva fornito ai mandriani autorizzazioni per chiedere
laiuto della gente e dei corregidores dei paesi che avrebbero trovato sul cammino, tuttavia prima della fine di ogni giornata era compito loro trovare il posto adatto per riunire e alimentare quella massa di bestiame. E per ottenere grano e paglia, se i pascoli scelti non erano sufficienti. I nobili, invece, cercavano la comodit nel paese pi vicino.
A fine giornata, dopo aver rigovernato Azirat, mangiato dalla pignatta la minestra che il cuoco preparava sul fuoco a cielo aperto e scambiato due chiacchiere con gli altri uomini, Hernando crollava distrutto. Solo durante i turni di guardia in quei pascoli aperti e sconosciuti al bestiame e agli uomini pensava agli avvenimenti che avevano segnato lultimo anno.
In quei momenti di pace in sella ad Azirat Hernando riusc a riconciliarsi con se stesso. In groppa al cavallo, mentre ascoltava qualche animale rompere il silenzio sbuffando o ne aizzava con delicatezza un altro che mezzo addormentato tendeva ad allontanarsi dalla mandria, il morisco ritrov la tranquillit. Come erano diverse quelle ore dalla confusione creata da oltre mezzo migliaio di animali in movimento, tra nitriti e bramiti, calci e morsi, nellimmenso polverone che sollevavano e che gli impediva di vedere pi in l di pochi passi. Durante la notte contemplava limmenso cielo stellato, nitido e brillante, diverso da quello che riusciva a scorgere dalla sua casa di Cordova, incastrata tra molti altri edifici. In quella campagna, in solitudine, ritorn a sentirsi come nelle Alpujarras. Hamid! Si era consegnato a loro. Quando si rendeva conto che il ricordo del vecchio faqih gli chiudeva la gola, accarezzava il collo di Azirat per cercare il contatto con un essere vivente. Pens anche a Karim, ma questa volta permise che le dolorose scene vissute nelle segrete dellInquisizione si ripresentassero una dopo laltra alla sua memoria, senza cercare rifugio nella preghiera o nel digiuno per allontanarle. Rivisse pi e pi volte il dolore dellanziano, sentendolo nella propria carne, vedendolo, soffrendolo, addolorandosi come se, in quel preciso momento, stessero torturando Karim... e lui. Lentamente gli apparivano il volto congestionato e i gemiti di dolore dellamico, repressi per non concedere vittoria o soddisfazione ai suoi torturatori, e il corpo sempre pi disarticolato, con una tale crudezza da farlo rattrappire sulla sella. A poco a poco, nellimmensit dellAn
dalusia, impar a convivere con il proprio dolore e ad affrontarlo, avvolto dalla notte che gli impediva di fuggire da tutti quei ricordi.
Hernando guardava il cielo, la luna che giocava a definire i contorni e vedeva cadere una stella, poi unaltra e unaltra ancora, come se i due anziani lo contemplassero e gli parlassero dal paradiso.
Anche Brahim vide le stesse stelle cadenti, ma la sua interpretazione fu molto diversa da quella di Hernando. Erano trascorsi sette anni da quando aveva armato le sue prime fuste da corsaro. Dopo aver guidato personalmente per quattro stagioni gli attacchi alla costa e aver rischiato in varie occasioni che le milizie urbane riuscissero a catturarlo, decise di cedere il suo posto a Nasi, che era diventato un giovane forte e crudele come il suo padrone. Voleva dedicarsi a investire il suo denaro, a gestire gli affari con polso di ferro e ad accumulare gli abbondanti guadagni che gliene derivavano.
Insieme a Nasi trasloc in una palazzina nella Medina di Tetuan, dove viveva circondato dal lusso e dalle donne. Per concludere unalleanza conveniente si spos di nuovo, stavolta con la figlia di un altro sceicco della citt che gli avrebbe dato due figlie, ma al momento di contrarre matrimonio si premur di avvertire la famiglia della sposa che la donna era solamente la sua seconda moglie. La prima era trattenuta in Spagna e, un giorno o laltro, sarebbe tornata da lui per occupare il posto che le spettava.
Infatti pi il vecchio mulattiere delle Alpujarras accumulava ricchezze, prestigio e rispetto, pi lo rodeva la sua umiliante fuga da Cordova: il moncherino del braccio destro ne era un ricordo perenne, soprattutto nelle calde notti dellestate nordafricana, quando Brahim si svegliava, madido di sudore, per le fitte di dolore alla mano mancante. Poi, fino allalba, rimaneva immerso nel dormiveglia. Insieme al suo potere, aumentava anche la disperazione. A che cosa gli servivano gli schiavi, se non riusciva a dimenticare la schiavit a cui lui stesso era stato condannato a Cordova? Per quale ragione avrebbe dovuto tenere alle sue favolose ricchezze, se gli avevano rubato la donna che
desiderava perch non era stato in grado di dominarla? E ogni volta che puniva qualcuno dei suoi uomini per furto e lo condannava allamputazione di una mano, vedeva sempre se stesso, nella Sierra Morena, immobilizzato da un gruppo di monfi che gli tendevano il braccio perch la scimitarra mozzasse la stessa mano che, in quel momento, lui ordinava di tagliare.
Le comodit e lagiatezza, insieme alla mancanza di ogni altro tipo di preoccupazione, lo spinsero a coltivare una vera ossessione per il proprio passato, e non cera prigioniero cristiano o fuggiasco moresco a cui non ponesse domande sulla situazione a Cordova, su un monfi della Sierra Morena che chiamavano il Monco, su Hernando, morisco di Juviles che viveva a Cordova ed era detto il Nazareno, e su Aisha e Fatima. Soprattutto su Fatima, i cui grandi occhi neri rimanevano vivi nel ricordo e nel desiderio sempre pi morboso del mulattiere. Linteresse del ricco corsaro, che premiava con immensa generosit qualunque notizia, corse di bocca in bocca: erano pochi gli uomini delle sue fuste che non cercassero di ottenere quelle informazioni e che, in un modo o nellaltro, non gliele trasmettessero al ritorno dalle incursioni. Cos venne a sapere che il Sobahet era morto e che Ubaid ne aveva preso il posto.
Conoscete Cordova?
Brahim lo chiese direttamente in aljamiado, senza preoccuparsi di interrompere i saluti di cortesia dei due frati cappuccini venuti in missione per riscattare alcuni schiavi. Che cosa gli importavano le formalit?
I frati, con le loro tonsure, gli abiti e le croci sul petto, rimasero sorpresi e si consultarono con lo sguardo. Si trovavano nella magnifica sala di ricevimento del palazzo di Brahim, in piedi davanti allanfitrione che li interrogava sdraiato su mucchi di cuscini di seta, con il giovane Nasi al suo fianco.
S, eccellenza, rispose fra Silvestre. Sono stato diversi anni nel convento di Cordova.
Brahim non riusc a nascondere la propria soddisfazione, sorrise e indic ai monaci che si sedessero vicino a lui, battendo la mano nervosamente sui cuscini posti l accanto. Mentre il corsaro ordinava che uno schiavo si occupasse di loro, fra Enrico scambi uno sguardo di complicit con il compagno: dovevano approfittare della disponibilit del gran corsaro di Tetuan
per ottenerne i favori e un minor prezzo per le anime che erano andati a riscattare.
Insieme ad altri ordini redentoristi i monaci cappuccini si occupavano del riscatto degli schiavi di Tetuan, mentre i carmelitani lo facevano con quelli di Algeri. A tale scopo, fra Silvestre e fra Enrico avevano appena visitato la rocca di Sidi al Mandri, residenza del governatore e tappa obbligata di ogni missione di riscatto: prima di tutto, dopo aver pagato una tassa di ingresso al momento dello sbarco tra gli insulti e gli sputi della gente, bisognava liberare i prigionieri che appartenevano al signore locale. Comera abitudine, il governatore non aveva rispettato le condizioni pattuite nel difficile e complesso accordo con cui concedeva permesso di entrata e protezione ai monaci redentoristi, e aveva preteso un prezzo maggiore in cambio di un minor numero di schiavi liberati. Perci trovare uno sceicco ben disposto, che li invitava a sedersi e offriva loro cibo e bevande, gi serviti da un esercito di schiavi neri, costituiva una circostanza di cui dovevano approfittare. Avevano denaro, parecchio denaro, consegnato direttamente dai familiari dei prigionieri, o frutto delle elemosine che venivano raccolte in continuazione in tutti i i regni e, soprattutto, di offerte e lasciti che i pietosi cristiani effettuavano nei propri testamenti. Quasi il settanta per cento dei testamenti degli spagnoli lasciavano offerte per il riscatto di quelle anime! Tuttavia tutto il denaro del mondo non era sufficiente a liberare le migliaia di cristiani ammassati nei sotterranei di Tetuan: la citt era costruita su terreno calcareo e, in corrispondenza della cittadella, si aprivano alcune immense gallerie naturali che passavano sotto tutto labitato. L erano rinchiusi i prigionieri.
I frati avevano appena visitato le prigioni segrete ed erano quasi svenuti per il fetore e lambiente malsano. Migliaia di uomini stavano pigiati nei sotterranei, sporchi, nudi e malati. Non cerano n luce naturale n aria: lunica aerazione proveniva da alcune feritoie che si affacciavano direttamente sulle strade della citt. In quel luogo i cristiani aspettavano il riscatto o la morte, legati con catene e anelli, oppure con i piedi bloccati tra lunghe sbarre di ferro che impedivano i movimenti.
Raccontatemi, raccontatemi, li esort Brahim, svegliandoli 
dal ricordo delle condizioni selvagge in cui i loro compatrioti erano tenuti prigionieri.
Fra Silvestre aveva sentito parlare di Hernando, il morisco che lavorava per don Diego nelle scuderie reali e che la domenica passeggiava per Cordova su un magnifico cavallo sauro, con due bambini a cavalcioni della sella. Gli avevano riferito che prestava servizio al Capitolo della cattedrale, ma non sapeva nulla della sua famiglia. E s, naturalmente, conosceva lesistenza del sanguinario monfi che tutti chiamavano il Monco il religioso dovette fare uno sforzo per allontanare gli occhi dal moncherino di Brahim e che dopo la morte del Sobahet era diventato un reuccio nellinterno della Sierra Morena. Nessuno dei due os chiedere a che cosa fosse dovuto linteresse del corsaro per quelle persone, cos tra ciotole di limonata, datteri e dolci, parlarono di Cordova prima di trattare il riscatto degli schiavi che erano venuti a liberare: con grande disperazione dei religiosi, Brahim lasci la questione nelle mani di Nasi.
A poco a poco Brahim riusc a raccogliere le informazioni che desiderava ma, per quanto laudacia dei corsari li portasse a penetrare in territorio cristiano fino a insediamenti piuttosto lontani dalla costa, Cordova era troppo interna per correre il rischio di spingersi fin l, a pi di trenta leghe sulle strade principali. E poi che cosa avrebbero potuto fare, una volta raggiunta lantica sede del califfato?
Ora il mulattiere stava guardando quelle stesse stelle cadenti nelle quali Hernando, in un pascolo vicino a Carmona, aveva voluto riconoscere un messaggio celeste dei suoi cari defunti. Non senza rischi, il corsaro era riuscito a risolvere i problemi che gli impedivano di realizzare la sua vendetta. La soluzione gli era arrivata grazie alla giovane e bella donna Catalina e al piccolo Daniel, moglie e figlio di don Jos de Guzmn, marchese di Casabermeja, ricco proprietario terriero originario di Malaga. Erano stati fatti prigionieri dai suoi uomini insieme a una piccola scorta con la quale viaggiavano, durante unincursione nelle vicinanze di Marbella.
Donna Catalina e il figlio Daniel costituivano un bottino di enorme valore, per cui il corsaro li accolse subito nel suo palaz
zo e li circond di tutte le attenzioni necessarie, fino allarrivo dei negoziatori del marchese: i nobili non stavano ad aspettare che una missione redentorista ottenesse i fondi e i complicati permessi rilasciati dal governatore di Tetuan e da re Filippo, che si mostrava piuttosto restio a quella fuga di capitali verso i suoi nemici musulmani, anche se alla fine era sempre obbligato a cedere. Nel caso dei nobili e dei maggiorenti, non appena le famiglie venivano a sapere dai corsari stessi dove si trovavano i loro parenti, iniziavano rapide trattative per il riscatto.
I parenti di donna Catalina e di suo figlio non furono da meno. Brahim ricevette ben presto la visita di Samuel, un rinomato mercante ebreo di Tetuan con il quale il mulattiere aveva gi sostenuto diverse trattative commerciali al momento di vendere le mercanzie catturate sulle navi cristiane.
Non voglio denaro, lo aveva interrotto non appena lebreo aveva iniziato a negoziare.Voglio che il marchese si impegni a restituirmi la mia famiglia e a vendicarmi di due moriscos delle Alpujarras.
Lultima stella cadente tracci una parabola nel limpido cielo cordovese e Brahim sorrise, ricordando lespressione sorpresa di Samuel mentre ascoltava le sue condizioni per liberare donna Catalina e il figlio.
Se non accetterai, Samuel, aveva aggiunto, dando per terminata la conversazione, uccider madre e figlio.
Brahim guardava il cielo dal balcone della stanza in cui era alloggiato, nella locanda del Monton de la Tierra, lultima di quelle che si affacciavano sul camino de las Ventas venendo da Toledo, a una sola lega da Cordova. Era passato di l otto anni prima, con Aisha e Shamir, mentre cercava il Sobahet per proporgli laccordo che aveva comportato la perdita della mano destra. Ubaid! mormor. Accarezz limpugnatura della scimitarra che teneva appesa alla cintola e che aveva imparato a usare con la mano sinistra. Nella sua borsa aveva un documento firmato dal segretario del marchese che gli consentiva libera circolazione in Andalusia, e un lacch del nobile montava la guardia alla sua porta perch nessuno lo infastidisse mentre attendeva gli eventi. Dal balcone osserv il pianterreno della locanda, 
un cortile quadrato illuminato da fiaccole fissate alle pareti, intorno al quale erano disposte la cucina e la sala da pranzo, il pagliaio, le stanze del locandiere e della sua famiglia, le stalle per i cavalli. Diversi soldati del piccolo esercito reclutato dal marchese oziavano nel cortile e, come lui, aspettavano. Il locandiere aveva ricevuto una buona quantit di denaro in cambio del suo silenzio e per chiudere la locanda a qualunque altro viaggiatore.
Brahim guard il cielo e cerc di lasciarsi contagiare dalla serenit che lo avvolgeva. Erano anni che sognava quel giorno. Con il pugno della mano sinistra colp ripetutamente la ringhiera di legno e alcuni soldati alzarono la testa verso il balcone.
Quattro giorni prima, quando stava per sbarcare sulle coste di Malaga, Nasi aveva cercato di convincerlo ancora una volta.
Che bisogno hai di andare a Cordova? Il marchese ti pu portare chiunque, compreso Ubaid. Potrebbe consegnartelo qui, incatenato come un cane, e non correresti nessun rischio...
Voglio essere presente fin dal primo momento, aveva risposto lui.
Non lo capiva nemmeno il marchese, un giovane bellissimo, ma superbo e altezzoso. Il nobile aveva preteso garanzie che, una volta rispettata la sua parte dellaccordo, anche il corsaro avrebbe onorato la propria. Per lui fu dunque una vera sorpresa scoprire che la garanzia era costituita da Brahim in persona.
Ma se io non tornassi, cristiano, lo aveva minacciato,non puoi neppure immaginare le sofferenze che patirebbero tua moglie e tuo figlio prima di morire.
Di quella eventualit aveva parlato con Nasi.
Se non ritorner, mia moglie e le mie figlie saranno le mie eredi per legge, aveva dichiarato mentre si congedava dal giovane aiutante, ma la mia attivit sar tua.
Sapeva che era in gioco la vita, che se qualcosa fosse andato male... ma doveva essere l per vedere lespressione di Fatima e del Nazareno, di Aisha, di Ubaid: la vendetta non sarebbe stata completa, se lo avessero privato di quel momento.
Sul far del giorno sette uomini di completa fiducia e provata lealt del marchese di Casabermeja si diressero verso puerta de Almodovar, sul lato occidentale delle mura che circondavano Cordova. Per tutta la giornata precedente avevano verificato che le informazioni ricevute sulla dislocazione della casa di Hernando fossero corrette. Non erano riusciti a vedere il capofamiglia, ma un paio di vicini, cristiani vecchi sempre pronti a sparlare quando si trattava di moriscos, avevano confermato che l viveva il cavallerizzo delle scuderie reali. Avevano pagato inoltre una buona somma di denaro alla guardia che doveva lasciarli passare per puerta de Almodovar.
Quella mattina il portone si socchiuse e il marchese, con il volto coperto come i due lacch che lo accompagnavano, entr a Cordova insieme ai suoi sette soldati. Altri due aspettavano fuori, nascosti, con cavalli per tutti. I dieci uomini scesero in silenzio lungo calle de Almanzor, a quellora deserta, fino ad arrivare a calle de los Barberos, dove si appost uno di loro. Il marchese, con il volto nascosto dietro un lembo del mantello, si segn davanti allimmagine della Madonna dei Dolori posta sulla facciata dellultima casa di calle de Almanzor, poi ordin di spegnere le candele che illuminavano il quadro, unica fonte di luce della via. I lacch ubbidirono, mentre il resto degli uomini si spinse fino alla casa, fermandosi davanti alla pesante porta di legno chiusa. Uno di loro prosegu fino allincrocio con calle San Bartolom e fischi il segnale di via libera: nessuno girava per quella zona di Cordova allalba e solo alcuni rumori sporadici rompevano il silenzio.
Avanti, ordin il nobile, senza preoccuparsi che qualcuno potesse sentirlo.
Alla luce della luna, che lottava per penetrare negli stretti vicoli della Cordova musulmana, uno degli uomini si tolse la cappa e, spinto da altri due, si arrampic agilmente fino a un balcone. Un ,a volta arrivato, lanci una corda per far salire quelli che lo avevano aiutato.
Il nobile continuava a nascondersi dietro il mantello e gli uomini che lo accompagnavano impugnarono le spade, pronti allattacco, non appena videro i loro tre compagni pigiati sul balconcino della casa di Hernando.
Ora! grid il marchese.
Nelle strade della Medina risuonarono due calci possenti contro limposta di legno che chiudeva la finestra. Subito dopo, quando si sent il primo grido dallinterno della casa, gli uomini che erano sul balcone si lanciarono verso la persiana divelta, la fecero a pezzi e irruppero nella stanza da letto di Fatima. Quelli che aspettavano in strada si mossero inquieti, vicino alla porta chiusa. Il marchese, ieratico, non volt nemmeno la. testa. Il frastuono delle grida e dei passi frettolosi per tutta la casa, del pianto dei bambini e dei vasi di fiori che si rompevano sul pavimento precedette lapertura della porta che dava sulla strada. Quelli che aspettavano al pianterreno si accalcarono per uscire dallandrone, brandendo le spade.
Nelle case vicine sinizi a notare qualche movimento. Su un balcone brill la luce di una lanterna.
In nome del Monco della Sierra Morena, grid uno degli uomini appostati nel vicolo, spegnete le lanterne e rimanete in casa! 
In nome di Ubaid, monfi moresco, sprangate porte e finestre, se non volete avere guai! ordin un altro, correndo su e gi per la strada.
Il marchese di Casabermeja rimase tranquillo davanti alla casa; poco dopo, i suoi lacch uscirono con in braccio i tre bambini in lacrime e trascinando Aisha e Fatima, scalze e in camicia da notte.
Non c nessun altro, eccellenza, gli comunic uno di loro. Il morisco non c.
Che cosa volete? grid allora Fatima.
Luomo che la stringeva per il braccio le assest un ceffone, mentre quello che trascinava Aisha la spintonava perch non gridasse. Fatima, terrorizzata, fece in tempo a lanciare un ultimo sguardo alla sua casa, poi sent i bambini singhiozzare e si volt verso di loro. Due uomini li portavano sulle spalle, mentre un altro trascinava Shamir, che cercava inutilmente di liberarsi puntando i piedi. Ins, Francisco... Che cosa sarebbe stato di loro? Si dibatt ancora una volta, invano, tra le forti braccia dei suoi sequestratori. Quando si arrese sconfitta, le usc dalla bocca un grido rauco, di rabbia e di dolore, che luomo soffoc con la sua mano vigorosa. Ibn Hamid! mormor allora Fatima tra s, con il volto annegato nelle lacrime. Ibn Hamid...
Andiamo, ordin il nobile.
Percorsero a ritroso il cammino fino alla vicina puerta de Almodovar, trascinando le due donne per le ascelle e con i bambini in braccio.	,
In pochi istanti erano gi a cavallo, con le donne sdraiate sul garrese quasi si trattasse di sacchi e i bambini aggrappati ai cavalieri. Intanto, in calle de los Barberos, i vicini si accalcavano fuori dalla porta aperta della casa di Hernando senza sapere se entrare o meno. Il marchese e i suoi uomini partirono al galoppo verso la locanda del Monton de la Tierra.
Il sequestro di quella famiglia costituiva solo una parte dellaccordo con lebreo Samuel; in realt, bisognava ancora gettare ai. piedi di Brahim il monfi della Sierra Morena noto come il Monco, pensava il marchese mentre galoppava verso la locanda, preoccupato di non aver trovato Hernando.
Per il marchese di Casabermeja prendere dassalto una casa moresca a Cordova era stata unimpresa relativamente facile. Bastava poter contare su uomini leali e preparati, e lasciar cadere qualche scudo doro qua e l: nessuno si sarebbe preoccupato per qualche bastardo moro. Ma la questione del monfi era diversa: bisognava scovare la sua banda nei meandri della Sierra Morena, avvicinarsi a lui e, di sicuro, combattere con i suoi uomini per catturarlo. La missione era iniziata qualche giorno prima e, solo quando ebbe ricevuto la notizia che i suoi uomini avevano gi individuato il Monco, il marchese avvis Brahim, che a quel punto si arrischi a entrare a Cordova. Bisognava fare tutto in contemporanea, dato che n il corsaro voleva rimanere in territorio spagnolo pi dei giorni necessari, n il marchese di Casabermeja voleva rischiare di essere arrestato.
Per catturare il monfi, il marchese si era affidato a un esercito di banditi valenzani capitanati da un nobile di rango minore e di scarse risorse economiche, le cui terre confinavano con i suoi possedimenti nel regno di Valenza. Non era lunico hidalgo a ricorrere ad accordi con banditi: esistevano veri e propri eserciti al comando di nobili e signori che, protetti dalle loro prerogative, usavano quei criminali a pagamento per missioni di puro saccheggio o per risolvere a proprio favore qualunque
disputa, senza la necessit di ricorrere alla giustizia, sempre lenta e costosa.
Lamministratore delle terre del marchese a Valenza godeva di buone relazioni con il barone di Solans, che manteneva circa cinquanta banditi a oziare in un castello cadente. Non ebbe difficolt a fargli accettare di buon grado una certa somma per eliminare una banda di moriscos. A. eccezione del Monco, che doveva essere consegnato vivo alla locanda del Monton de la Tierra, gli altri avrebbero dovuto essere uccisi, perch il marchese non voleva testimoni. Il barone di Solans ingann i monfi della Sierra Morena facendo pervenire a Ubaid un messaggio con il quale lo invitava ad allearsi con lui, data la sua conoscenza delle montagne, per affrontare insieme missioni di un certo peso nei paraggi della ricca Toledo. Quando le due parti si incontrarono nella Sierra, ne nacque una lotta impari: cinquanta provetti criminali ben armati contro Ubaid e poco pi di una decina di schiavi moreschi in fuga.
Accortosi dellagitazione degli uomini che aspettavano nel cortile, Brahim corse al balcone. .Arriv in tempo per vederli aprire le porte della locanda a un gruppo di cavalieri e contrasse le dita della mano sinistra sulla ringhiera di legno quando, tra le ombre e i bagliori delle torce, intravide le figure di due donne che gli uomini lasciarono cadere dai cavalli non appena le porte si chiusero.
Aisha e Fatima cercarono di rimettersi in piedi. La prima si appoggi al dorso di un cavallo, che si agit inquieto e la fece cadere di nuovo. Fatima si trascin e incespic pi volte, poi riusc ad alzare lo sguardo verso gli uomini, alla ricerca dei bambini, il cui pianto le arrivava con chiarezza malgrado la confusione provocata dai cavalli. Brahim vide i bambini, poi aguzz la vista sporgendosi dalla ringhiera.
E il Nazareno? grid dal balcone. Dov quel figlio d puttana?
Aisha si port le mani al volto e croll tra le zampe di un cavallo: emise un solo grido che risuon al di sopra dello scalpiccio degli zoccoli, degli sbuffi degli animali e degli ordini dei loro cavalieri. Fatima si alz e, tremante, con tutti i muscoli del
corpo in tensione, gir piano la testa, come se volesse prendere tempo per identificare la voce che le era appena esplosa nelle orecchie prima di alzare i suoi immensi occhi neri verso il balcone. I loro sguardi si incrociarono. Brahim sorrise. Istintivamente Fatima cerc di coprirsi i seni, che sent nudi sotto la camicia da notte leggera. Tra gli uomini vicini a Fatima, alcuni dei quali erano gi scesi da cavallo, scoppiarono risate sguaiate.
Copriti, puttana! grid il corsaro. E voi, aggiunse verso gli uomini che sembravano essersi resi conto solo allora della nudit delle donne,togliete i vostri sudici occhi da mia moglie! 
Fatima si accorse che le lacrime le riempivano gli occhi. Mia moglie, ha detto mia moglie, pens.
Dov il Nazareno, marchese?
Il nobile era lunico degli uomini a rimanere nascosto nel mantello, ancora in sella, mentre i riflessi delle torce giocavano sulle pieghe del suo cappuccio. Non si degn di rispondere, al suo posto lo fece uno dei lacch.
Non cera nessun altro in casa.
Non era questo il patto, rugg il corsaro.
Per alcuni istanti si udirono solo i singhiozzi dei bambini.
In questo caso il patto non esiste, lo sfid il nobile con voce decisa.
Brahim affront la sfida senza dire una parola. Osserv Fatima, abbracciata a se stessa, contratta e a testa bassa, e un brivido di piacere lo attravers. Poi si volt verso il nobile: se il patto veniva annullato, lui sarebbe morto di sicuro.
E il Monco? chiese, facendo capire che si rassegnava allassenza di Hernando.
Come se tutto fosse stato previsto, in quello stesso momento risuonarono un paio di colpi sul legno vecchio e secco della porta della locanda. lamministratore del marchese era stato chiaro nelle sue istruzioni: State pronti con il monfi. Nascondetevi nelle vicinanze e, quando vedete il mio signore entrare, presentatevi con il prigioniero.
Ubaid entr nel cortile trascinando i piedi, con le braccia legate e tra due uomini del barone, che camminava davanti a loro. Il nobile valenzano, ormai vecchio ma deciso e forte, cerc 
il marchese di Casabermeja e, senza un istante di dubbio, si diresse verso la figura a cavallo, nascosta dal mantello.
Eccolo qui, marchese, gli disse mentre afferrava Ubaid per i capelli e lo obbligava a inginocchiarsi davanti al cavallo.
Vi sono riconoscente, signore, rispose Casabermeja.
Mentre il marchese parlava, uno dei suoi lacch scese a terra e consegn una borsa al barone che la sleg, lapr e si mise a contare gli scudi doro che saldavano il pagamento concordato.
La riconoscenza  mia, eccellenza, afferm il valenzano considerandosi soddisfatto. Mi auguro che, durante la prossima visita alle vostre terre di Valenza, possiamo incontrarci e andare a caccia insieme.
Sarete mio ospite a pranzo, barone. Il marchese accompagn le sue parole chinando il capo.
Mi considero molto onorato, si conged laltro. Con un gesto indic ai due uomini che erano con lui di dirigersi verso la porta.
Che Dio vi accompagni, gli augur il marchese.
Il barone rispose a quelle parole con qualcosa di simile alla riverenza con cui si doveva salutare un cavaliere di rango maggiore, e si avvi verso luscita. Prima che arrivasse alla porta, il marchese spost lo sguardo verso il balcone su cui, alcuni istanti prima, si trovava Brahim, ma il corsaro era gi sceso in cortile. Senza dire una parola aveva gettato addosso a Fatima una coperta pidocchiosa trovata nella sua stanza e, ansimando affannato, si stava dirigendo verso il mulattiere di Narila.
Non ti avvicinare a lui, lo ammon il lacch che aveva ricompensato il barone, facendo il gesto di impugnare la spada. Alcuni uomini che gli erano vicini sguainarono le loro, non appena videro la reazione del servitore del loro signore.
Che cosa... inizi a protestare Brahim.
Non ti abbiamo sentito accettare il nuovo accordo, lo interruppe il lacch.
Va bene, acconsent subito il corsaro, poi scost con violenza luomo dal suo cammino.
Ubaid era rimasto inginocchiato vicino alle zampe del cavallo del marchese, cercando di mantenere il proprio orgoglio, finch ud la voce di Brahim e si volt, giusto in tempo per ricevere un possente calcio sulla bocca.
Bastardo! Porco schifoso! Figlio di puttana! 
Aisha e Fatima, avvolta nella sporca e ruvida coperta che Brahim le aveva gettato addosso, cercavano di afferrare la scena in mezzo alla danza di ombre di uomini e cavalli generata dal fuoco delle torce: Ubaid! 
Brahim aveva immaginato mille maniere diverse per godersi la lenta e crudele morte che avrebbe riservato al mulattiere di Narila, ma la smorfia di disprezzo con la quale Ubaid gli rispose da terra, con la bocca insanguinata, lo irrit talmente da fargli dimenticare tutte le torture che aveva sognato. Tremando di rabbia, sguain la scimitarra e assest un colpo sul corpo del monfi, colpendolo allo stomaco senza ucciderlo. Solo il marchese rimase tranquillo dove si trovava: gli altri si allontanarono in fretta da quelluomo impazzito che, urlando insulti quasi incomprensibili, si sfogava su Ubaid, rannicchiato, colpendolo ripetutamente sulle gambe, sul petto, sulle braccia e sulla testa.
E morto, gli disse il marchese da cavallo, approfittando di un momento in cui Brahim si ferm per prendere aria. E' morto! grid, vedendo che il corsaro era pronto a colpirlo di nuovo.
Il morisco si ferm ansimante, tremando da capo a piedi. Poi rinfoder la sciabola e rimase tranquillo vicino al cadavere di Ubaid, fatto a pezzi. Senza guardare nessuno, si inginocchi e con il moncherino della mano destra gir lammasso di carne, alla ricerca di quella che era stata la schiena. Molti dei presenti, pur abituati agli orrori della guerra, e lo stesso marchese, nonostante lapparente imperturbabilit, allontanarono lo sguardo quando Brahim lasci cadere la scimitarra e impugn una daga per incidere il fianco del monfi e cercargli il cuore. Frug dentro il corpo finch riusc a strapparglielo e, inginocchiato, lo guard: sembrava che lorgano stesse ancora palpitando, quando gli sput sopra e lo scagli per terra.
Partiremo allalba, disse Brahim rivolto al marchese. Si era alzato, zuppo di sangue.
Il nobile si limit ad annuire. Poi il corsaro si diresse verso Fatima e le afferr il braccio. Doveva ancora realizzare una parte dei suoi sogni. Ma prima la. spinse dove si trovava Aisha.
Donna! Aisha alz il volto. Di a tuo figlio il Nazareno
che lo aspetto a Tetuan. Se vuole riavere i suoi figli, dovr venirli a cercare in Berberia.
Mentre il corsaro si voltava tirandosi dietro Fatima, Aisha scambi uno sguardo con la nuora che, quasi impercettibilmente, scosse la testa. Non farlo! Non dirglielo! la supplic con gli occhi.
Fino a quando il cielo inizi a cambiare colore, nessuno disturb Brahim che si era chiuso con Fatima nella stanza al primo piano della locanda.
...
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41.
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...
Allalba, quando gli ultimi uomini della comitiva di Brahim e del marchese si persero in lontananza, Aisha abbandon la locanda del Monton de la Tierra. I servitori del marchese avevano sotterrato il cadavere di Ubaid l vicino, per cancellare ogni traccia. La donna aveva trascorso la notte accovacciata in un angolo, vicino a Shamir e ai nipoti, cercando di tranquillizzarli e lottando per trattenere le lacrime. Sapeva che era sul punto di perdere un altro figlio... Che cosa gli avrebbe riservato Dio?
Al momento di partire Brahim scese dalla sua stanza soddisfatto, seguito a pochi passi da Fatima che camminava indolenzita e avvolta nella coperta dalla testa ai piedi: le si vedevano solo gli occhi, attraverso una fessura che manteneva chiusa con le mani.
Gli uomini del marchese preparavano i cavalli e nel cortile regnava una notevole confusione.
Tu sei Shamir, no? chiese Brahim avvicinandosi a suo figlio. Aisha intu nel marito un barlume di tenerezza. Il bambino, nascondendo gli occhi, permise che il corsaro gli sfiorasse la testa senza sapere chi fosse: per lui suo padre era morto nelle Alpujarras, secondo la versione che Aisha e Fatima avevano deciso di raccontargli.
Sai chi sono io?
Shamir scroll la testa e Brahim trafisse Aisha con uno sguardo.
Donna, le mormor, sei fortunata che io abbia bisogno di te per trasmettere il messaggio di cui ti ho incaricata ieri, perch altrimenti ti ammazzerei in questo momento. Poi mise una mano sotto il mento di Shamir e gli sollev il volto, finch gli occhi del bambino non si fissarono su di lui.
Ascoltami bene, ragazzo: io sono tuo padre e tu sei il mio unico figlio maschio. Sentendo quelle parole Francisco si avvicin 
a Shamir, spirito dalla curiosit. Vattene! gli ordin Brahim, spingendolo con il moncherino e buttandolo a terra.
Non picchiarlo! url Shamir, liberandosi dalla mano che gli sosteneva il mento e lanciandosi contro suo padre, che scoppi a ridere sotto i colpi che il bambino gli assestava.
Lo lasci fare, fino a quando non si decise di liberarsi di lui con un ceffone. Shamir cadde vicino a Francisco.
Mi piace il tuo carattere, disse ridendo Brahim. Ma fino a quando deciderai di difendere il figlio del Nazareno, aggiunse come se stesse per sputare su Francisco, subirai la sua stessa sorte. In quanto allaltra, continu riferendosi a Ins, far da schiava alle mie due figlie. E il giorno in cui il Nazareno si presenter a Tetuan...
Mentre ritornava da sola a Cordova, strascicando i piedi, Aisha sent di nuovo lo stesso brivido che le aveva attraversato il corpo nel cortile della locanda al solo ricordo di quella frase che Brahim aveva lasciato sospesa nellaria: il giorno in cui il Nazareno si presenter a Tetuan... Anche Fatima aveva tremato sotto la coperta. Le due donne si erano scambiate quello che sentivano sarebbe stato il loro ultimo sguardo. Aisha aveva percepito la stessa supplica della sera prima: Non dirglielo! Lo ammazzer! 
Lo ammazzer! Con quella certezza, Aisha entr a Cordova da puerta del Colodro. Ma questa volta a differenza di quanto era successo anni prima, quando aveva percorso lo stesso cammino con Shamir in braccio dopo che Brahim laveva obbligata a seguirlo sulle montagne, riusc a nascondersi alla sorveglianza delle guardie. Attravers la porta di nascosto, come unanima in pena, con i piedi sanguinanti e la sola camicia da notte addosso. Giunse a calle de los Barberos, dove la vista della porta dellandrone e del cancello del patio aperti la riscosse. La persiana della finestra di un balcone si chiuse allimprovviso, malgrado fosse giorno, mentre una sua vicina che viveva due case pi in l, e che in quel momento stava uscendo, si ritrasse e ritorn dentro. Aisha entr in casa e ne cap la ragione: i suoi vicini cristiani lavevano saccheggiata durante la notte. Allinterno non rimaneva nulla, neppure i vasi con le piante. La donna guard la fontana: non erano riusciti a rubare lacqua che ne
sgorgava. Poi spost lo sguardo verso il punto in cui, sotto una piastrella, nascondevano i loro risparmi. La piastrella era sollevata. Osserv quella vicina, che era al suo posto. Hernando aveva avuto ragione. Ricordando le parole del figlio, sulle sue labbra comparve un sorriso triste.
Sotto questa nasconderemo i soldi, aveva detto posizionando la piastrella in modo che qualunque osservatore minimamente perspicace si accorgesse che era stata rimossa. Sotto quella vicina, ben collocata, aveva nascosto il Corano e la mano di Fatima. Se qualcuno entrer a rubare, aveva affermato, trover il denaro e non riuscir a immaginare che anche sotto laltra si nasconde un tesoro, il nostro vero tesoro.	
Ma Hernando pensava allInquisizione o alla giustizia cordovese, non certo ai suoi vicini.
Che cosa  successo, Aisha? E Fatima e i bambini?
Lei si volt e si trov davanti Abbas, in piedi vicino al cancello di ferro,
Non... balbett aprendo le mani. Non so...
La gente dice che stanotte Ubaid e i suoi uomini...
Aisha non sent pi nulla. Non dirglielo! Lo uccider! La supplica di Fatima prese di nuovo vita nel suo ricordo. E poi... le rimaneva solo Hernando! Le avevano rubato di nuovo un altro figlio. Ormai aveva solo quel bambino sorridente dagli occhi azzurri che cercava il suo affetto a Juviles, al riparo della notte, lontano dagli sguardi degli altri. Che cosa sarebbe successo, ora, alla loro vita? Non era disposta a mettere in pericolo la vita dellunico figlio che le rimaneva! La stessa Fatima glielo aveva chiesto con uno sguardo e durante la notte, nella locanda, aveva ascoltato i commenti degli uomini del marchese su Brahim. Tutti sapevano perch si trovava l. Da loro aveva saputo che era diventato uno dei pi importanti corsari di Ttuan, che viveva in una fortezza magnificata dallimmaginazione degli uomini e che manteneva un vero esercito ai propri ordini. Non avrebbe mai permesso che Hernando si avvicinasse di nuovo a Fatima! 
Li hanno ammazzati tutti, singhiozz rivolta ad Abbas. Ubaid e i suoi uomini li hanno ammazzati! grid. Il mio Shamir, Fatima e Francisco... la piccola Ins! 
Aisha cadde per terra e scoppi a piangere, senza bisogno di
fingere le lacrime n il dolore che la attanagliava. In realt forse... Forse sarebbero stati tutti meglio da morti che nelle mani di Brahim. Url verso il cielo pensando a Shamir. Che ne sarebbe stato del suo piccino? E di Fatima? Quali disgrazie le aveva preparato Dio?
Abbas non riusc ad avvicinarsi per consolarla. Il suo corpo forte cedette e dovette sorreggersi al cancello per non cadere, cercando di trovare laria che gli mancava. Aveva promesso al suo amico che il monfi non gli avrebbe dato fastidio, in nome loro e dei moriscos, ma gli aveva anche promesso che si sarebbe preso cura della sua famiglia mentre lui era a Siviglia. Hernando glielo aveva chiesto prima di partire e lui gli aveva risposto quasi cori fastidio.
Che cosa. vuoi che possa succedere? ricordava di avergli detto.
Per alcuni istanti Aisha e Abbas furono solo accompagnati dal rumore continuo dellacqua che sgorgava e cadeva nella fontana di quel bel patio cordovese.
Abbas segu lo stesso cammino per il quale era transitata la mandria dei cavalli fino alla riserva reale del Lomo del Grullo: una giornata fino a Ecija con una sosta nella locanda Valcargado; unaltra sino a Carmona, con una tappa a Fuentes; la terza fino a Siviglia, con una fermata nella locanda di Loysa, e da Siviglia a Villamanrique. Obbligava se stesso a camminare. Pretendeva dalle sue gambe che andassero avanti, una dopo l'altra, e osservava  suoi piedi che si avvicinavano, con passi tristi e dolorosi, a un destino a cui non voleva arrivare. Che cosa avrebbe detto a Hernando? Come sarebbe riuscito ad annunciargli che la moglie e i figli erano stati assassinati da Ubaid? Conte confessargli che non aveva mantenuto la sua promessa?
Cerc di mettersi in contatto con il Monco, mentre aspettava il permesso dello scudiero reale per partire alla volta del Lomo del Grullo. Voleva sapere il perch, voleva addirittura affrontarlo per ucciderlo, ma nessuno dei contatti attraverso i quali arrivava in genere fino al monfi ottennero un risultato positivo: il Monco e la sua banda erano spariti. Forse si erano rifugiati da qualche parte sulle montagne e un giorno sarebbe-
ro ritornati, ma sembrava che nessuno avesse la minima notizia di Ubaid. Per quale ragione aveva ammazzato Fatima e i bambini?
Perch lo ha fatto? gli aveva chiesto con stupore anche don Diego, mentre gli consegnava il salvacondotto in modo che potesse viaggiare fino a Siviglia. Non  un morisco anche lui?
Lui ed Hernando avevano avuto dei problemi nelle Alpujarras, gli aveva spiegato Abbas.
Qualcosa di cos grave da uccidere una donna e tre bambini indifesi? aveva replicato il nobile agitando il documento che aveva in mano. Santissima Vergine! 
Abbas era stato solo capace di stringersi nelle spalle. Don Diego aveva ragione e lui non aveva nemmeno potuto trovare i corpi per seppellirli comera dovuto, dato che Aisha si rifiutava di parlare. Il maniscalco aveva cercato di ottenere qualche dettaglio pi concreto che gettasse un po di luce sul punto preciso in cui era avvenuto il massacro, al di l di quellin qualche posto sulle montagne che la donna ripeteva come unica risposta, scoppiando poi a piangere per terminare sempre con le stesse parole:Ti supplico, vai a cercare mio figlio.
Era quello che Abbas stava facendo, muovendo un passo dopo laltro sotto il sole dellAndalusia, con lo stomaco chiuso, la bile in bocca e le lacrime agli occhi, mentre pensava a come comunicare a un buon amico che sua moglie e i suoi due figli erano stati selvaggiamente assassinati nel profondo della Sierra Morena.
Le frasi che aveva pensato si cancellarono dalla mente alla vista di Hernando, che abbandon la mandria e, con agilit, salt gi da Azirat per correre verso di lui, abbronzato, gli occhi azzurri pi brillanti che mai, mostrando i denti candidi in un ampio e sincero sorriso.
Ad Abbas si annebbi la vista: la mandria si trasform in una macchia informe. Tuttavia riusc a sentire che Hernando si fermava bruscamente a pochi passi da lui. La sua presenza si confuse con le mille macchie scure delle giovenche sul fondo e le parole del giovane gli sembrarono lontane, come se arrivassero da qualche posto remoro, trasportate dal vento.
Che cosa succede?
Ubaid... sussurr Abbas.
"Che cosa  successo con Ubaid? Sembrava che Hernando lo attraversasse con i suoi occhi azzurri, ormai colmi di inquietudine. E' successo qualcosa? La mia famiglia... sta bene? Parla! 
Li ha assassinati, riusc ad, articolare il maniscalco, senza poter alzare lo sguardo. Tutti, meno tua madre.
Hernando non disse una parola. Per alcuni istanti rimase immobile, come se la sua mente si rifiutasse di ammettere ci che aveva appena ascoltato. Poi, con estrema lentezza, port le mani al viso e url verso il cielo. Fatima! I bambini! 
Figlio di puttana! esclam allimprovviso, voltandosi verso Abbas. Colp il maniscalco, facendolo cadere a terra, e poi si scagli su di lui. Bastardo! Mi avevi promesso che non cera pericolo! Ti avevo incaricato di tenerli docchio, di prenderti cura di loro! 
Hernando tempestava di colpi un Abbas inerte, incapace di proteggersi.
lultima cosa che il maniscalco not prima di perdere conoscenza fu che gli altri uomini tiravano via Hernando, che gridava parole ormai per lui incomprensibili.
Mentre si avvicinavano a Cordova, Azirat si rifiut di continuare a galoppare allo stesso ritmo che avevano sostenuto da quando erano partiti dal Lomo del Grullo. Hernando conficc ancora una volta gli speroni nei fianchi del cavallo, come aveva fatto per quasi. tutte le sette leghe percorse al galoppo, ma lanimale non ce la faceva pi e il suo incedere, nonostante lo sprone, divent sempre pi lento e pesante fino a fermarsi.
Galoppa! gli grid, spronandolo e tendendo il corpo in avanti. Azirat riusc solo a barcollare. Galoppa, singhiozz, mentre muoveva freneticamente le redini. Lanimale si inginocchi sulla strada. Dio, no! 
Hernando salt dal cavallo. Azirat era coperto di schiuma, con i fianchi insanguinati e le narici aperte a dismisura nello sforzo di respirare. Hernando gli appoggi la mano sul cuore, che sembrava sul punto di scoppiare.
Che cosa ho fatto? Stai morendo anche tu?
Morte! La frenesia del galoppo i n cui aveva cercato di rifugiarsi scomparve davanti allanimale sfinito, e il dolore attravers di nuovo Hernando. Piangendo tir le redini, fece alzare Azirat e lo obblig a camminare. Il cavallo sbandava come se fosse ubriaco. L vicino scorreva un ruscello, ma il cavaliere non si avvicin fino a quando non not che la bestia si era un po ripresa. A quel punto, non lo lasci bere ma gli offr un po dacqua nella conca delle mani, che Azirat non riusc quasi a lambire. Gli tolse la sella e le briglie e, usando la propria tunica come una spugna, gli strofin tutto il corpo con acqua fresca. Nellimmaginazione di Hernando il sangue sui fianchi del cavallo, provocato dagli speroni, si mescolava alla brutalit di Ubaid. Continu a rinfrescarlo in quel modo e poi lo costrinse a camminare, senza smettere di offrirgli lacqua dalle mani. Dopo circa due ore, Azirat allung il collo per bere da solo nel ruscello: in quel momento Hernando si port le mani al volto e si abbandon al pianto.
Passarono la notte allaperto, vicino al ruscello. Il cavallo ruminava erbacce e il cavallerizzo piangeva disperatamente, con le immagini di Fatima, Francisco e Ins che danzavano davanti a lui. Colp il suolo fino a scorticarsi le nocche mentre sentiva le loro voci e le risate innocenti. Url di dolore ricordando il loro odore, e credette di avere di nuovo vicino il calore e la tenerezza dei loro corpi. Al contempo cercava di allontanare da s la scena inimmaginabile della loro uccisione per mano di Ubaid, che gli riappariva trionfante, con il cuore palpitante di Gonzalico tra le mani.
Il giorno seguente prosegu a piedi. Le persone che lo incrociarono non capirono se fosse luomo che tirava il cavallo o fosse questultimo a trascinare un resto umano afferrato alle sue redini. Solo allalba del terzo giorno os montare di nuovo e in altri due, sempre al passo nonostante il cavallo desse segnali di ripresa, attravers il ponte romano e lasci dietro di s la Calahorra.
Al momento di ottenere informazioni dalla madre, Hernando non ebbe pi fortuna di Abbas.
Perch vuoi saperlo? arriv a gridare lei la sera stessa del larrivo di suo figlio a Cordova, quando rimasero soli dopo che le continue visite di cordoglio erano terminate. Io lho visto! Ho visto come morivano tutti! Vuoi che te lo racconti? Sono riuscita a scappare, o magari... magari non hanno voluto ammazzarmi. Poi ho vagabondato tutta la notte per la Sierra, fino a quando non ho trovato un sentiero che mi ha riportata a Cordova. Te lho gi raccontato. Aisha si era lasciata cadere su una sedia con la testa bassa, vinta. Durante quella giornata aveva dovuto mentire mille volte. E in altrettante occasioni si era chiesta se raccontare la verit al figlio, davanti al terribile dolore che gli leggeva sul viso a ogni domanda di chi li visitava, a ogni frase di condoglianze, a ogni silenzio. No, non doveva farlo! Hernando sarebbe corso a Tetuan. Lo conosceva, ne era sicura. Cos lei avrebbe perso lunico figlio che le era rimasto...
Perch voglio saperlo? biascic Hernando, senza smettere di camminare lungo il loggiato, le mani contratte. Ho bisogno di saperlo, madre! Ho bisogno di seppellirli! Ho bisogno di trovare il figlio di puttana che li ha assassinati e...
Aisha alz il viso davanti alla spaventosa rabbia che sent nella voce del figlio. Non laveva mai visto cos, nemmeno... nemmeno nelle Alpujarras! Cerc di dire qualcosa, ma tacque terrorizzata vedendo che Hernando, con lo sguardo assente, si graffiava con forza il dorso della mano.
E giuro che lo uccider, termin la frase suo figlio, mentre sulla mano gli apparivano profondi solchi insanguinati.
Ubaid! 
Lurlo ruppe il tranquillo silenzio di quella mattina e arriv fino alle montagne. Ubaid! grid di nuovo Hernando in direzione dei boschi scoscesi che si estendevano ai suoi piedi. Stava sulla sommit di un cocuzzolo della Sierra Morena, in piedi sulle staffe, come se volesse ergersi oltre la vetta pi alta, esponendosi allo sguardo di chiunque potesse nascondersi nella vegetazione. Gli rispose solo il rumore degli animali sorpresi, tra una corsa e un battito dali. Bastardo schifoso! continu a gridare. Vieni da me! Ti uccider! Ti taglier laltra mano, ti squarter e distribuir io stesso le tue interiora alle bestie! 
Le sue grida si persero nellimmensit della Sierra Morena, poi torn il silenzio. Hernando si accasci sulla sella. Come avrebbe fatto a trovare il Monco tra quelle montagne? Doveva essere il monfi a rispondere alla sua sfida. Sguain la spada e lalz verso il cielo.
Porco schifoso! url di nuovo. Assassino! 
In groppa ad Azirat, aveva lasciato Cordova non appena sistemate le faccende pi urgenti. Si conged da sua madre dopo aver cercato, ancora una volta, di ottenere qualche ragguaglio in pi, un minimo indizio per iniziare le ricerche, ma non ottenne nulla.
Dove vai? gli chiese Aisha.
Madre, a fare ci che deve fare ogni uomo: a vendicarmi di Ubaid e a cercare i cadaveri dei miei.
Ma ...
Hernando la lasci con le parole in sospeso, poi si diresse a casa di Jalil e lanziano gli promise che gli avrebbe procurato ci di cui aveva bisogno: una buona spada, una daga e un archibugio. Glieli avrebbero consegnati di nascosto sul camino de las Ventas.
Allah ti accompagni, Hamid, lo salut lanziano con solennit, raddrizzandosi quanto glielo permise il corpo.
Poi si rec alle scuderie e cerc lamministratore. Per alcuni istanti, mentre il morisco chiedeva di potersi assentare, luomo lo esamin da dietro la scrivania: era emaciato in viso e le occhiaie scure rivelavano la notte che aveva passato, insonne, piangendo, colpendo mobili e pareti, reclamando vendetta.
Vai, mormor lamministratore.Trova lassassino della tua famiglia.
Quel primo giorno, dopo aver aspettato invano che Ubaid rispondesse, Hernando spron Azirat perch scendesse dalla montagna. Fino al tramonto perlustr canneti, attravers ruscelli e sal verso alture dalle quali url di nuovo il nome di Ubaid. Chiese nelle locande e alle persone che trov sul cammino: nessuno seppe dirgli dove fosse il nascondiglio dei monfi, perch da parecchio tempo non si vedevano.
Mentre ritornava a Cordova, nascose le armi tra alcuni ce spugli per poter entrare senza problemi da puerta del Colodro. Lasci Azirat nelle scuderie, ma prima di dirigersi a casa si rec ai sedili del convento di San Pablo, per vedere se i fratelli della Misericordia erano stati pi fortunati di lui e avevano trovato i cadaveri. Mischiato ai curiosi che si aggiravano in quel luogo, si avvicin ai corpi in decomposizione con sentimenti opposti: pregava per trovarli e poterli seppellire, ma non voleva che succedesse l, circondato da cristiani, merce rubata e guardie, risa e battute.
Lo trover! Giuro che lo scover, dovessi girare tutta la Spagna! 
Fu tutto ci che disse alla madre che lo stava aspettando, prima di chiudersi nella sua camera per torturarsi con il profumo di Fatima. Aleggiava ancora nellaria.
Il giorno successivo Hernando si prepar a partire prima dellalba. Voleva avere a disposizione tutte le ore di luce! Ritorn a Cordova a mani vuote. Fece lo stesso il giorno seguente, quello successivo e quello dopo ancora.
Aisha lo osservava tornare sconfitto, ogni giorno un po di pi, e piangeva accompagnando con i suoi singhiozzi quelli che provenivano dalla camera del figlio, nel silenzio della notte. Valut di nuovo se raccontargli la verit, anche solo per vederlo sorridere, ma non lo fece: glielo impedivano lo sguardo supplice di Fatima e la paura di rimanere sola, di mandare il figlio che le rimaneva verso una morte sicura. Aveva gi perso cinque figli: perch Hernando non avrebbe dovuto superare quella disgrazia? I bambini morivano a centinaia prima di raggiungere ladolescenza, e quanto a Fatima, di sicuro Hernando avrebbe trovato unaltra donna. E poi... aveva paura, paura di rimanere sola.
Hernando continu le sue peregrinazioni tra le montagne, ogni giorno pi emaciato: ormai non parlava pi e non chiedeva nemmeno vendetta! Durante la notte si sentiva solo il mormorio delle sue incessanti preghiere.
Lo superer, si diceva ogni giorno Aisha. Ha un buon lavoro, ripeteva a se stessa cercando di convincersi, ed  molto stimato. E il miglior domatore delle scuderie del re. Lo dice Abbas e tutti lo confermano. Ci sono decine di ragazze sane e giovani disposte a sposarsi con un uomo come lui. Sar di nuovo felice.
Ma quando erano ormai trascorsi venti giorni, cap che suo figlio ci avrebbe lasciato la vita in quella missione interminabile. Doveva raccontargli la verit? Prov unangoscia insuperabile che le fece tremare le gambe: non solo lo aveva ingannato, ma aveva anche permesso che si torturasse per tutto quel tempo. Come avrebbe risposto Hernando? Era un uomo, un uomo sullorlo della pazzia. Se non lavesse picchiata, lavrebbe comunque odiata, come odiava chi credeva responsabile delluccisione della sua famiglia. Che cosa avrebbe potuto fare? Lo immagin mentre la insultava urlando e le botte di Brahim, in confronto, le sembrarono clementi. Era suo figlio, lunico che le era rimasto! Non poteva metterselo contro! 
Il mattino seguente, dopo che Hernando si trascin una volta ancora alla ricerca del monfi, anche Aisha abbandon Cordova da puerta del Colodro. Camminava a testa bassa, portando con s un fagotto. Il sole di fine estate era pesante come piombo. Percorse la lega che separava la citt dalla locanda del Monton de la Tierra, come aveva fatto quella funesta mattina. Alla vista della locanda, il dolore la assal, bloccandole quasi le gambe e impedendole di continuare il cammino. E se non ce lavesse fatta? Si sarebbe tolta la vita, decise senza tentennare.
Ricord i quattro uomini del marchese di Casabermeja, che erano usciti dalla locanda per seppellire il cadavere del monfi dopo che Brahim lo aveva assassinato e si era chiuso con Fatima nella stanza del primo piano. Lott per allontanare dalla sua mente lo sguardo libidinoso del marito e per dimenticare le parole che le aveva rivolto mentre le passava vicino, trascinando la ragazza: Donna! Di a tuo figlio il Nazareno che lo aspetto a Tetuan. Se vuole riavere i suoi figli, dovr venirli a cercare in Berberia.
Gli uomini del marchese! Erano loro che la interessavano e cerc di concentrarsi. Eppure lo sguardo supplice di Fatima che la pregava di non farlo, di non dire niente a Hernando, rivisse nella sua mente con una forza straordinaria.
Aisha si ferm, si accovacci sul bordo della strada, si port le mani al volto e scoppi a piangere. Hernando! Shamir! Fatima e i bambini! 
Dopo un momento riusc a ricomporsi. Quella era la sua ultima opportunit.
Gli uomini del marchese, sussurr tra s e s.
Non avevano impiegato molto tempo a ritornare alla locanda e le sembr di ricordare che non se ne fossero neppure allontanati con pale o altri attrezzi. Il cadavere del monfi non poteva essere lontano. Percorse con lo sguardo i dintorni. Dove potevano averlo sepolto? Mentre cercava di rivivere la scena, alz gli occhi verso il sole ardente, come se questo potesse aiutarla. Dove?
Siete sicuri che nessuno lo trover?Le parole dei lacch del marchese al ritorno degli uomini risuonarono nelle sue orecchie come se le stesse pronunciando l, in quel momento. Allora non ci aveva fatto attenzione. Sapete quanto sua eccellenza desideri far sparire il cadavere: nessuno deve sapere che non  stato il monfi...
Non temete, avevano risposto i soldati con indifferenza. Nel posto in cui lo abbiamo lasciato...
Lasciato! Avevano detto lasciato! Ai soldati non piaceva lavorare: perch avrebbero dovuto sforzarsi? Cammin nei dintorni della locanda, scrutando cespugli e stoppie. No, non poteva essere l. Osserv gli alberi e le loro radici, ricordando quelli delle Alpujarras nei cui buchi poteva cadere un uomo a cavallo. Tast con i piedi qualche monticello di terra secca e arriv a smuovere un tumulo, che le sembrava sospetto, con una paletta che portava nel suo fagotto. Il sole aveva superato abbondantemente il mezzogiorno e picchiava violento, facendola sudare. Alla fine si trov davanti a un canale di irrigazione secco e inutilizzato. Ne osserv il percorso e ferm lo sguardo nel punto in cui si univa a un altro. Il passaggio era bloccato da un mucchio di pietre. Non ebbe dubbi. Si affrett e dovette solo rimuovere alcune pietre e scavare nella terra sottostante per essere sferzata dallodore del cadavere putrefatto. Aveva trovato il monfi! 
Aisha si asciug il sudore che le scorreva sul volto, si raddrizz e si guard intorno. In quelle ore di calore, dopo il pranzo, tutto era immobile. Continu a dissotterrare il cadavere, finch Ubaid le apparve, ancora riconoscibile, con il cuore che gli aveva strappato Brahim posato sullo stomaco. Lo guard a lungo. Poi estrasse dal fagotto il delicato velo bianco ricamato di Fari-
ma, lo baci con tristezza e lo sporc di terra secca. Lo aveva trovato il giorno successivo al sequestro, dimenticato durante il saccheggio dei suoi vicini cristiani dietro un vaso rotto, e lo aveva conservato per darlo a Hernando. Ma non ce laveva fatta, per paura di rattristarlo. Si inginocchi vicino ai resti di Ubaid e glielo leg al collo. Si alz e si guard di nuovo intorno: il silenzio era turbato solo dal ronzio degli insetti che ora si lanciavano sul corpo del monfi. Le rimaneva ancora la parte pi importante. Il camino de las Ventas era vicino. Afferr il cadavere per le ascelle e inizi a trascinarlo, sulla schiena, lungo il canale che portava alla strada. Il cuore del monfi cadde a terra. La donna impieg parecchio tempo: ogni pochi passi, doveva fermarsi a riposare e a controllare che non ci fosse in giro nessuno, ma alla fine ci riusc. Con un ultimo sforzo, lo trascin fino al ciglio della strada. Quando lo lasci andare, si accorse che i suoi muscoli erano attraversati da terribili crampi. Mentre guardava il velo legato al collo del monfi le sfiugg una lacrima. Poi si appost a una certa distanza, nascosta tra alcuni alberi, aspettando che qualcuno trovasse il cadavere. Quando il calore diminu, Aisha vide un gruppo di mercanti che si fermava vicino a Ubaid. Allora usc dalla macchia di alberi e si incammin verso Cordova.
Pare che abbiano trovato il cadavere del Monco della Sierra Morena, Ubaid, sul camino de las Ventas, vicino alla. locanda del Monton de Tierra, disse a uno dei guardiani di puerta del Colodro. Lo avete sentito?
Luomo non si degn di rispondere a una morisca, ma Aisha fece un triste sorriso quando lo vide correre a cercare il suo sergente. Dopo alcuni istanti un gruppo di soldati partiva al galoppo verso la locanda.
Hernando si stup della calca di gente vicino a puerta del Colodro. Si chiese perfino se non fosse il caso di usare unaltra entrata, ma che cosa gli importava ormai di quello che succedeva? Era stata unaltra giornata infruttuosa di urla, minacce e insulti al nulla che si dischiudeva tra le montagne della sierra. Aveva dovuto addirittura fuggire, quando si era trovato davanti gli alani di una battuta di caccia che inseguivano un orso. Spron
Azirat verso la folla per avvicinarsi e scorse una grande quantit di guardie e soldati tra la gente, oltre a nobili elegantemente vestiti. Gli sembr persino di riconoscere il corregidor che andava avanti e indietro.
Aveva intenzione di passare lontano dallassembramento e attraversare la porta facendosi largo tra i curiosi pi in disparte, quando da cavallo, al di sopra delle teste degli altri, vide il cadavere di un uomo legato a un palo conficcato nel terreno. Era quella la modalit con cui la Santa Hermandad uccideva i delinquenti che catturava fuori citt. Un brivido gli attravers la colonna vertebrale. Quel cadavere... era monco. Non ebbe bisogno di avvicinarsi, gli fu sufficiente aguzzare la vista o forse solo annusare laria che lo circondava. Ubaid! 
Tir le redini di Azirat e, senza prestare attenzione alla gente che discuteva se quello fosse o meno il temibile monfi della Sierra Morena, con lo sguardo fisso sul mulattiere di Narila si diresse verso il palo.
Dove credi di andare a cavallo? lo blocc un soldato, mentre uomini e donne erano costretti a scansarsi davanti alla sua cieca avanzata.
Hernando scese e mise le redini in mano al soldato, che le prese con una certa perplessit. Avanz, tra nobili e mercanti, fino a fermarsi davanti al cadavere di Ubaid. Per quanto fosse morto, per quanto incerta sulla sua identit, la Hermandad lo aveva crivellato di frecce.
Di colpo, la gente lo lasci passare. Don Diego Lopez de Haro, l presente, aveva ordinato con un gesto della mano che si spostassero. E' il monfi? chiese al morisco, dopo essersi avvicinato a lui.Tu lo conoscevi. E' lassassino di tua moglie e dei tuoi figli?
Hernando annu in silenzio.
Un mormorio corse tra la gente.
Ormai non potr commettere altri delitti, assicur lufficiale della Hermandad.
Hernando rimase in silenzio, lo sguardo fisso sul velo di Fatima che circondava il collo del monfi.
Vai a casa, ragazzo, gli consigli lo scudiero reale. Riposa.
Il velo, riusc ad articolare Hernando.Era... era di mia moglie.
Fu lo stesso ufficiale ad avvicinarsi a Ubaid e a slegare con cura il velo, che poi gli consegn.
Malgrado la sporcizia, a lui sembr di sentire la morbidezza della stoffa. Cadde sulle ginocchia e pianse con il volto affondato nel velo. Fu un pianto liberatore, diverso da quelli che lo avevano scosso fino ad allora. Ubaid era morto, anche se non per mano sua, ma beato chi aveva posto fine a quella miserabile vita.
Quando Aisha, nascosta tra la gente, vide che Hernando, il velo stretto in una mano, prendeva le redini di Azirat che la guardia gli consegnava, non prov tuttavia la tranquillit che cercava. Lo aveva visto arrivare e aveva sentito una fitta di dolore nel pi profondo del suo essere a ogni passo del figlio verso il palo. Cerc di immaginare che cosa stesse succedendo davanti al cadavere e, come se Dio glielo avesse ordinato, scoppi a piangere proprio nel momento in cui lui accarezz il velo.
lo avr cura di te, figlio mio, singhiozz quando lo vide attraversare puerta del Colodro a piedi, tirando il cavallo.
E, a partire da quel giorno, Hernando lasci che la madre si occupasse di lui. Lossessione del periodo precedente lasci spazio alla malinconia e alla tristezza. Perch avrebbe dovuto cercare i corpi dei suoi cari dopo tanti giorni? Se erano stati abbandonati sulle montagne, ormai erano stati divorati dalle bestie. Lo aveva capito durante le sue cavalcate in quei posti: nulla veniva risparmiato. Migliaia di animali stavano allerta in attesa del minimo errore, dellalimento pi insignificante per lanciarsi al suo attacco. Ci nonostante, continu a recarsi ai sedili del convento di San Pablo.
pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Ubaid, Hernando ricevette da parte di don Diego lordine di reintegrarsi nel suo posto di lavoro: anche se la mandria si trovava a Siviglia, nelle scuderie erano rimasti comunque dei puledri.
Ad Aisha sembr di notare in suo figlio un atteggiamento diverso, quando tornava a casa dopo essersi occupato degli animali. In lei rinacque la speranza, ma non poteva neppure immaginare quanto i suoi desideri fossero lontani dalla realt.
...
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42.
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Devi consegnare il tuo cavallo al conte di Espiel, gli ordin don Diego Lopez de Haro una mattina, non appena arriv alle scuderie. Hernando scosse la testa, come se volesse allontanare da s quelle parole. Il re glielo ha regalato, fu invece obbligato a sentire dalla bocca dello scudiero.
Ma... io... Azirat... Il suo tentativo di protesta si ridusse ad assurdi gesti delle mani.
So quello che hai fatto con quellanimale e so anche che, nonostante il suo mantello,  uno dei migliori allevati in queste scuderie. Ti permetter di sceglierne un altro, anche tra i cavalli non scartati, sempre che non sia uno di quelli destinati al re...
Io voglio lui! Voglio Azirat. E' mia! 
Ma subito si pent delle sue parole. Don Diego sirrigid, aggrott la fronte e aspett un momento prima di rispondere:Non  tuo e non lo sar mai, quello che tu vuoi o puoi volere non importa. Sapevi qual era laccordo quando hai scelto di riscuotere una parte del tuo stipendio con il cavallo: sarebbe sempre rimasto a disposizione del re. Il conte ha ottenuto che il sovrano lo onori con quel cavallo che, a quanto pare, ha chiesto espressamente. Bisogna eseguire gli ordini di Sua Maest.
Lo far a pezzi! Non sa montare e neppure combattere con un toro! 
Don Diego ne era consapevole. Lo stesso Hernando glielo aveva sentito dire, lo aveva visto burlarsi dellobeso conte di Espiel sempre stravaccato sulla sella come se fosse un trono...
"Non spetta a te giudicare come un nobile monta o non monta, gli rispose bruscamente lo scudiero.In uno solo dei suoi borzacchini porta pi onore e servizi prestati al regno di tutti quelli che potr mai prestare tutta la tua comunit. Tieni a freno la lingua.
Il morisco lasci cadere le braccia lungo i fianchi e chin la testa al cospetto dello scudiero reale.
Posso... accenn. Che cosa voleva? Che cosa voleva chiedergli? Potrei montarlo per lultima volta? Don Diego era titubante. Forse... Non so... se merito questa grazia. Mi piacerebbe sentirlo sotto le mie gambe ancora una volta, eccellenza. E' solo unultima cavalcata. Voi siete un grande cavallerizzo. Conoscete le gravi disgrazie che mi sono capitate negli ultimi tempi...
Porta sfortuna cambiare il nome originale a un cavallo. Abbas aveva avuto ragione ad avvertirlo, pens, mentre stringeva il sottopancia della sella. Il ricordo del maniscalco gli risvegli una certa inquietudine. Dopo quanto era successo al Lomo del Grullo, si erano rivisti alle scuderie, ma non si erano parlati e nemmeno salutati. Era incapace di perdonarlo! Salt su Azirat, che si mosse inquieto sotto limpeto della violenza con cui si sistem sulla sella: aveva Abbas in mente e lira lo attanagliava. Il cavallo lo sapeva! Sapeva che stava succedendo qualcosa di grave: lo intu al solo contatto con il suo cavaliere, glielo diceva il sesto senso tipico dei nobili destrieri, e ora non smetteva di mordere il freno, come se volesse comunicare con lui attraverso quegli strattoni costanti e inusuali alle redini.
Hernando gli batt una mano sul collo e Azirat rispose scuotendo la testa e sbuffando, sotto lo sguardo attento di don Diego, che rimaneva in piedi nella grande piazza aperta delle scuderie, le dita della mano a coprire la bocca e il pollice sotto il mento, forse riconsiderando la propria decisione. Hernando non gli diede tempo di farlo e abbandon le scuderie al trotto, chinando lievemente la testa mentre passava davanti allo scudiero.
Adesso gli toglievano Azirat! Quale peccato aveva commesso? Perch Dio lo puniva in quel modo? In poco pi di un anno aveva perso quasi tutti i suoi cari: Hamid, Karim, Fatima e i bambini... Il morisco si strofin gli occhi con la manica della tunica, mentre Azirat procedeva al passo, libero. Adesso anche il cavallo! E Abbas, un altro amico, non aveva mantenuto le sue promesse! 
Il conte di Espiel aveva ottenuto che il re gli regalasse il suo cavallo. Per il nobile non era stato difficile. Da Siviglia, dove si era separato dalla mandria per dirigersi alle paludi, aveva mandato il suo segretario in terra portoghese con la richiesta al re di fargli la grazia di regalargli quel cavallo rosso che caracollava e galoppava superbo sulla strada tra Cordova e Siviglia. Il re aveva acconsentito con piacere alla richiesta di un aristocratico, che in fondo gli chiedeva uno scarto delle scuderie. Hernando ricord il primo incontro con Espiel, quando il nobile aveva provocato il toro in modo tanto stupido che la cornata al cavallo era stata inevitabile. Lo aveva visto toreare in altre occasioni, sempre con risultati simili, pi o meno sfortunati per i cavalli. Azirat sent il tremore nelle gambe del suo cavaliere e si mise a trottare inquieto. Hernando aveva anche assistito ai tornei in plaza de la Corredera e aveva constatato che, mentre gli altri nobili, al suono di tamburi e trombe, si esibivano con abilit e coraggio in combattimenti simulati, lanciando e afferrando con gli scudi le lance in teoria inoffensive, il conte aveva problemi gi allinizio dello spettacolo, tanto che penalizzava la squadra di cui faceva parte per sorteggio. Il popolo fischiava la quadriglia del nobile quando, per coprire la distanza che doveva essere percorsa dalla lancia, si avvicinava a quella opposta pi di quanto consentissero le regole della cavalleria e della cortesia.
Perch il conte aveva scelto Azirat, se non era altro che uno scarto? Per vendicarsi dei suoi successi nella prima corrida? In effetti era crudele e vendicativo. Lo aveva sentito dire persino da chi, quella stessa mattina, lo aveva rimproverato per aver messo inn discussione le qualit di cavallerizzo del conte di Espiel. Era successo circa otto anni prima.
Sapete lultima del conte di Espiel? aveva chiesto don Diego a un gruppo di nobili che cavalcavano con lui, provando i cavalli del re insieme a Hernando e ai lacch dello scudiero.
Racconta, racconta, lo sollecit uno dei cavalieri, gi con un sorriso sulle labbra.
Sembra che da un paio di settimane il medico lo abbia obbligato a rimanere a letto per la febbre terzana. Cos, siccome si annoia perch non pu montare a cavallo o andare a caccia, ha inventato il modo per farlo stando a letto...
Lancia le frecce agli uccellini dalla finestra?scherz un altro nobile.
Ma va! esclam don Diego, senza riuscire a evitare che sulle labbra gli affiorasse una risata. A tutti i domestici che commettono qualche errore, e quelli commessi dai servitori del conte sono molti, attacca un cuscino alle chiappe e li obbliga a correre e saltare per la stanza fino a quando lui, stando nel letto con larco in mano, non riesce a colpirli al culo.
Tra i cavalieri erano scoppiate fragorose risate. Anche Hernando aveva sorriso immaginando il conte in camicia da notte, obeso e sudato, nervoso ed eccitato, mentre con la balestra cercava di centrare il cuscino attaccato al fondoschiena di un servitore che saltava incessantemente sulle sedie e sui mobili. Aveva per smesso di sorridere quando il suo sguardo aveva incrociato quello di Jos velasco, il domestico di don Diego, che si agitava inquieto sulla sella.
Dicono, articol a fatica don Diego tra una risata e laltra, dicono che sia diventato il pi severo maggiordomo di casa sua e che chieda continuamente... lo scudiero reale dovette smettere di parlare finch non riusc a raddrizzarsi, con una mano sullo stomaco,.,. chieda notizie sulle prestazioni di servitori e schiavi, e sugli errori che possono aver commesso, perch glieli liberino come lepri nella sua stanza.
E la contessa? riusc ad articolare uno degli accompagnatori, tra le risate.
Uh! E' preoccupatissima! Don Diego si pieg di nuovo dal gran ridere. Ha sostituito i cuscini di seta dei disgraziati con altri di cotone, che sono pi compatti, per non rimanere senza servit... e senza corredo.
I cavalieri scoppiarono di nuovo a ridere.
Quello era luomo che avrebbe montato il suo cavallo, pens Hernando sentendo ancora nelle orecchie le grasse risate dei nobili.
Spron Azirat con uno schiocco della lingua e il cavallo pass al galoppo. Era una splendida giornata autunnale. Sarebbe potuto scappare! Sarebbe potuto fuggire... dove? E sua madre? Ormai erano rimasti solo loro due. Aveva percorso mezza lega a un galoppo rilassato, senza meta fissa, quando not che Azirat si irrigidiva: alla stia destra si apriva un prato dove stavano
pascolando tori indomiti. Sembrava che il cavallo volesse giocare con loro, come tante altre volte.
Non ci pens su. Accorci le redini, abbass i talloni e strinse le ginocchia per assicurarsi alla sella. Entr nel pascolo e, per un lungo momento, ritorn a toccare il cielo. Grid e rise, volteggiando davanti ai tori morlacchi e arrivando a sfiorarne le corna con le dita quando li schivava. Azirat era agile e veloce, docile al morso, ubbidiva alle sue gambe e ai suoi movimenti come non aveva fatto mai. Era il migliore! Malgrado il suo colore rosso, era il migliore delle centinaia di cavalli passati per le scuderie del re. E quel magnifico esemplare stava per cadere nelle mani del peggiore e pi superbo cavallerizzo di tutta lAndalusia.
A un certo punto Azirat si ferm di fronte a un immenso toro nero: i due si studiarono a distanza, il toro borioso e il cavallo che scalpitava sul posto.
Allora a Hernando sembr di sentire i fischi e gli insulti della gente contro il conte di Espiel, in plaza de la Corredera.
Il cavallo fremeva e scalciava, quasi fosse lui a incitare il suo nemico. Era strano, pens Hernando. Sentiva la respirazione accelerata di Azirat nelle proprie gambe.
Allimprovviso il toro caric, inferocito. Hernando tir le redini e strinse i fianchi di Azirat perch lo schivasse velocemente, ma si accorse che il cavallo non rispondeva. In un solo sospiro, mentre i fischi che risuonavano ancora nella sua testa si trasformavano in applausi e acclamazioni di un pubblico immaginario, quando orinai riusciva a vedere gli occhi iniettati di collera del toro, moll le redini di Azirat perch fosse lui a scegliere il proprio destino. Allora la bestia si eresse sulle zampe posteriori e offr il petto alle corna.
Limpatto fu mortale: Hernando venne scagliato a diversi passi di distanza mentre il toro, invece di accanirsi sul cavallo gi steso a terra, si ritirava orgoglioso, forse per la legge che regola la vita degli animali, in omaggio a quel suo pari che aveva deciso di non fuggire davanti allattacco.
Pi tardi Jos Velasco, al quale don Diego aveva ordinato di seguire e sorvegliare il morisco con discrezione, avrebbe assicurato, giurando e spergiurando davanti a chiunque lo stesse ad ascoltare, che era stato proprio il cavallo ad abbandonarsi a una
morte certa, come se la desiderasse, dopo aver eluso tutti i tori affrontati in quella mattina dautunno con uneleganza e unabilit mai viste.
Ma i giuramenti del lacch, che erano pura fantasia per chi ascoltava la sua storia, non furono sufficienti a evitare che Hernando, pieno di ammaccature, fosse immediatamente arrestato e detenuto. Don Diego Lopez de Haro, sentendosi preso in giro per la buona fede con cui aveva acconsentito allultima supplica del morisco, esercit la giurisdizione di sua competenza. Alla delusione dello scudiero reale si aggiunse la preoccupazione per la sicura e inevitabile reazione violenta del conte di Espiel di fronte alla morte del suo cavallo.
Hai avuto la possibilit di farti una bella posizione e non ne hai approfittato, disse don Diego a Hernando davanti ai dipendenti delle scuderie, tra i quali Abbas, quando Jos Velasco lo ebbe trasportato fin l. Non posso fare nulla per te. Rimarrai a disposizione della giustizia e di ci che vorr fare di te il conte di Espiel, proprietario del cavallo che hai perso.
Ma Hernando non ascoltava e non reag nemmeno alle parole dello scudiero: era ancora assorto nella magia del momento in cui Azirat aveva assunto una volont propria e aveva deciso per s. Nessun cavallo che aveva montato era mai arrivato a fare qualcosa di simile! 
Portatelo in prigione, ordin il nobile ai suoi lacch.lo, don Diego Lopez de Haro, scudiero di Sua Maest don Filippo li, ordino che sia fatto cos.
Hernando gir la testa verso il nobile. Prigione? Chiss se Azirat lo aveva previsto? Forse avrebbe dovuto morire anche lui, pens mentre camminava per Campo Real, con davanti lAlczar dei Re Cattolici, sede dellInquisizione, scortato da Jos velasco e da altri due uomini. A eccezione di sua madre, non aveva alcuna ragione per cui vivere, pens con tristezza. Si dirigevano verso la via delle carceri: Hernando, zoppicante e indolenzito, avanzava sorretto da Jos, ancora confuso dallo spettacolo a cui aveva assistito al pascolo e dai ragionamenti logici di chi aveva ascoltato le sue spiegazioni e si era rifiutato di credergli. Ma lui laveva visto! Hernando e Jos si guardarono 
e una smorfia indecifrabile apparve sulle labbra del lacch. Passarono sotto il ponte della cattedrale e salirono in silenzio lungo calle de los Arquillos, a sinistra dellantica moschea. La gente che incontravano li guardava con curiosit.
Solo Allah poteva aver guidato i passi di Azirat, come faceva con tutti i credenti, concluse Hernando. Ma lui era uscito illeso. A che cosa era servito il sacrificio del cavallo? A finire in prigione, a disposizione delluomo per colpa del quale Azirat aveva sacrificato la propria vita? Il diavolo non entrer mai in una tenda dove c un cavallo arabo, aveva scritto il Profeta per elevare i nobili destrieri a difensori dei credenti. Che cosa aveva voluto dirgli Allah attraverso Azirat? Il dubbio lo fece fermare, e Jos velasco lo tir per il braccio. Continuava a chiedersi quale fosse il messaggio divino nascosto in ci che era avvenuto quella mattina.
Cammina! gli ordin uno degli uomini, spingendolo per la schiena.
Quella spinta gli sembr uno dei colpi pi forti che avesse mai ricevuto. Azirat non poteva desiderare che lui finisse in prigione! Ma che cosa poteva fare per liberarsi? Sarebbe riuscito a correre solo alcuni passi e gli uomini erano armati, mentre lui...
Ubbidisci! Una nuova spinta lo butt quasi per terra. Jos Velasco gli lasci il braccio e lo guard stupito.
Hernando, non rendere la cosa ancora pi difficile, lo supplic.
Puerta de los Deanes, che si affacciava sul giardino, si trovava solo a un paio di passi da loro. Il morisco la guard, e lo fece anche Jos Velasco.
Non cercare... fece per avvertirlo il lacch.
Ma Hernando, nonostante il dolore che sentiva in tutto il corpo, stava gi correndo verso la cattedrale.
Oltrepass puerta de los Deanes nel momento in cui i tre uomini si lanciavano su di lui, cos caddero tutti allinterno del giardino di aranci della cattedrale. Hernando lott e scalci per liberarsi da loro, ma i suoi muscoli ormai non rispondevano. In mezzo alla gente che si trovava nel giardino, Jos Velasco riusc a immobilizzarlo mentre i suoi compagni, gi in piedi, lo afferravano 
ai polsi e alle caviglie per portarlo fuori, come si trattasse di un fagotto.
Gridalo! gli sugger un uomo che osservava la scena. Che cosa?
Dillo! gli url un altro. Che cosa doveva dire?
Gli uomini dello scudiero reale lo avevano gi alzato da terra e lo trasportavano come un animale. Asilo! url una voce di donna. Asilo! grid il morisco, ricordando in quel momento quante volte aveva sentito quella supplica durante le sue soste
nella cattedrale. Chiedo asilo! Sulla soglia interna di puerta de los Deanes, gli uomini che lo sorreggevano ebbero un attimo di esitazione, ma poi ripresero a camminare verso lesterno.
.
Che cosa pensate di fare? Un sacerdote si mise sul loro cammino. Non avete sentito che questuomo ha chiesto asilo?
Lasciatelo andare, se non volete la scomunica ipso facto! Hernando sent allentarsi la pressione alle mani e ai piedi.
Questuomo... cerc di spiegare Jos Velasco.
E sacrilegio violare limmunit e il diritto dasilo di un luogo sacro! insist il sacerdote, interrompendolo bruscamente.
Il lacch fece un gesto agli uomini che lo accompagnavano ed essi liberarono Hernando, che cadde ai loro piedi. Non rimarrai molto tempo nascosto nella cattedrale, lo minacci Jos velasco, pensando gi con timore alla punizione che il suo signore gli avrebbe inflitto per aver permesso al detenuto di scappare. Fra trenta giorni ti butteranno fuori di qui.
Sar il giudice diocesano a deciderlo, lo interruppe di nuovo il sacerdote. Jos e i suoi uomini, tutti con la stessa
espressione preoccupata, aggrottarono la fronte. E tu, aggiunse  rivolto a Hernando, va a cercare il vicario e comunicagli 
le circostanze che ti hanno portato a rivendicare questo diritto.
...
.
...
43.
...
.
...
Alcuni uomini applaudirono lintervento del sacerdote, mentre Hernando cercava di alzarsi dolorante. Lo era gi prima, ma adesso, dopo aver lottato con Jos e gli altri, e dopo il terribile colpo ricevuto alle reni con la caduta, era quasi incapace di muoversi. Un uomo biondo, con i capelli ricci e gli occhi azzurri come i suoi, si avvicin per aiutarlo.
Silenzio! grid il sacerdote. Chiunque faccia rumore perder il diritto dasilo e sar espulso dal tempio.
Gli applausi cessarono immediatamente. Invece le battute e le beffe nei confronti degli uomini dello scudiero reale, che avevano dovuto rassegnarsi allasilo, esplosero non appena il sacerdote fu a distanza sufficiente per non sentirle. O, almeno, per non considerarsi obbligato a ritornare indietro e rimproverare di nuovo il nutrito gruppo di delinquenti e disgraziati rifugiati nella cattedrale per sfuggire alla giustizia secolare. In effetti il sacerdote, senza neppure voltarsi, si limit a scuotere la testa al suono delle risate dietro di lui.
Mi chiamo Prez, disse il biondo che lo aveva aiutato ad alzarsi, tendendogli la mano.
Per lo chiamiamo il Palombaro, scherz un altro uomo che si un a loro e che stava a torso seminudo, nonostante il freddo di ottobre. Hernando, si present lui.
Pedro, disse a sua volta quello a torso nudo. Andiamo dal vicario, lo esort il Palombaro. Non c bisogno che mi accompagni.
Non ti preoccupare, insist il biondo, gi diretto verso linterno della cattedrale.Qui non abbiamo niente da fare: non ci lasciano neppure giocare a carte. Non possiamo nemmeno applaudire, come hai visto. Hernando cerc di raggiungerlo, ma trasal per il dolore. Prez lo aspett e, insieme, entrarono nel tempio. I-la litigato con il vicario, spieg il biondo
indicando con un gesto quello che si chiamava Pedro, rimasto in giardino.Sembra che abbia avuto un problema con una collana di grande valore, continu mentre passavano fra le colonne dellantica moschea, ma non vuole raccontarci i dettagli. A quanto pare non ha voluto raccontarli nemmeno al vicario.
Come ben sapeva Hernando, la sacrestia si trovava addossata al muro meridionale della cattedrale, vicino al Tesoro, in una cappella compresa tra il mihrab e la biblioteca, dove erano ancora in corso i lavori per trasformarla in tabernacolo maggiore. Prez si stup del sorriso con cui don juan, il vicario, ricevette il nuovo rifugiato quando, dalla soglia, chiesero umilmente il permesso di entrare.
Il conte di Espiel  uno scomodo nemico, afferm don Juan dopo la spiegazione del morisco. Prez ascolt con attenzione la storia mentre il vicario prendeva nota su alcuni fogli. Passer questi dati al giudice diocesano e vedremo che decisione prender rispetto alla tua situazione. Spero di poterti dire qualcosa in poco tempo... e mi spiace per la tua famiglia, aggiunse mentre i due rifugiati stavano lasciando la sacrestia.
Come mai ti conosce? gli chiese il suo compagno, non appena uscirono. E' un tuo amico? Come...
Andiamo in biblioteca, lo interruppe Hernando.
Don Julin era occupato con gli ultimi volumi rimasti in quel luogo. La nuova biblioteca, vicino a puerta de San Miguel, era di dimensioni minori e la maggioranza dei libri e dei rotoli finivano nella raccolta privata del vescovo, dove si nascondevano anche corani e profezie arabe.
Permesso? chiese Hernando dalla cancellata che ora separava ponteggi e operai dal resto della moschea. Conosci anche il bibliotecario? gli sussurr, sorpreso, il Palombaro, davanti al sorriso con cui don Julin ricevette il morisco. Un sorriso velato di tristezza per la scomparsa di Fatima e dei suoi figli.
Passeggiarono tra le migliaia di colonne della moschea con il Palombaro dietro di loro. Hernando dovette ripetere la stessa storia che, alcuni attimi prima, aveva raccontato al vicario.
Il conte di Espiel! sospir don Julin, sommandosi ai cattivi auspici del vicario. I n ogni caso, il giudice ecclesiastico sta dalla tua parte: gli Espiel sono una delle famiglie nobili che pi
tenacemente si sono opposte alla costruzione della nuova cattedrale, fino a quando limperatore Carlo V lha autorizzata e, con i nuovi restauri, hanno perso la loro cappella. Poi, con grande sfacciataggine nei confronti del Capitolo della cattedrale, hanno finanziato unaltra chiesa nella quale hanno ottenuto il patronato della cappella maggiore. Da allora le relazioni tra il conte e il vescovo non sono buone.
A cosa mi servir avere dalla mia parte il giudice ecclesiastico?
In quanto tale,  lui a dover decidere se il tuo asilo  coerente con le norme canoniche e i concili. Diciamo che non sei un assassino e neppure un brigante di strada: da quanto mi hai spiegato; il tuo delitto pu rientrare in quelli che hanno diritto allasilo ecclesiastico. Per c un altro fatto pi importante: il diritto dasilo non  indefinito, perch altrimenti i templi si trasformerebbero in covi di delinquenti. Qui a Cordova si applica un periodo massimo di trenta giorni, durante i quali si suppone che il rifugiato possa prendere le iniziative opportune per rimediare alle conseguenze del suo errore. Conoscendo il conte di Espiel, tu non ci riuscirai. Hernando annu con tristezza. Il conte non ceder minimamente e non accetter neppure una pena che non implichi castighi corporali, cio una delle forme pi usuali di concludere lasilo: la Chiesa pretende dalla giustizia secolare che si impegni a trattare con benevolenza il delinquente e, se si firma il patto, lo consegna. E' in quella fase che il giudice ecclesiastico ha maggiore influenza, perch se non ottiene laccordo pu prorogare il tempo di asilo senza limiti.
Che cosa guadagnerebbe il conte, se non scendesse a patti con la Chiesa? Non potr farmi uscire dalla cattedrale e non otterr nemmeno soddisfazione per il mio... delitto?
La maggior parte dei cristiani, lo contraddisse don Julin, non osa contravvenire alle regole dellasilo. La semplice minaccia di scomunica  sufficiente a intimidire le loro pietose coscienze. Istintivamente Hernando si port una mano alle reni e ricord la velocit con la quale Jos Velasco e i suoi uomini lo avevano lasciato cadere alla sola menzione della scomunica. Ma il conte di Espiel, come molti altri nobili, continu il sacerdote, pu appellarsi a persone che agiscano in suo nome 
per non essere scomunicato. Non fidarti di nessuno. Quando sapr che ti sei rifugiato qui, i suoi uomini si apposteranno sulla porta per impedire che ti portino da mangiare e che ti vengano a trovare. Insomma, ti renderanno la vita impossibile. Non ti fidare di chiunque ti si avvicini nel giardino e neppure qui dentro. Potrebbero sequestrarti e farti sparire in qualche segreta nei possedimenti del conte.
Questo significa che, se non mi sequestra... mormor Hernando, dovr stare qui tutta la vita?
Don Julin si ferm e, voltandosi verso il Palombaro, gli fece un gesto autoritario perch si allontanasse.
Questo significa, sussurr don Julin dopo aver verificato che Prez si trovasse due colonne pi in l, che forse  venuto il momento che tu fugga in Berberia.
E mia madre? fu tutto quello che riusc a chiedere.
Pu venire con te. I due uomini si guardarono. Quanto lavoro e quante speranze avevano condiviso! Inizier a preparare il viaggio, aggiunse don Julin dopo che Hernando ebbe  lasciato passare alcuni istanti senza opporsi allidea.
Se prepari la fuga, ricordati che prima devo passare dalle Alpujarras, dal castello di Lanjaron...
La spada?
S, afferm con lo sguardo perso nel bosco di colonne. La spada di Maometto.
Sar rischioso, ma credo sia possibile, ammise il sacerdote. Nonostante il divieto e le nuove deportazioni che sono state compiute a Granada, sono molti i moriscos che vi fanno ritorno. Don Julin sorrise. Che magica attrazione hanno i suoi rossi tramonti! Bene, da Granada potrai andare verso le coste di Malaga o Almeria e imbarcarti su qualche fusta moresca di Vlez, Tetuan, Larache o Sal.
Quando cal la notte, Hernando abbandon la cattedrale e usc nel giardino con la promessa che don Julin si sarebbe occupato di tutto, sia della fuga, sia di intercedere per lui presso il giudice ecclesiastico. L trov Aisha che lo aspettava, perch don Julin aveva ordinato che lavvisassero.
Fuggiremo in Berberia, le mormor, concludendo lennesima 
spiegazione dellaccaduto. Nella penombra non riusc ad accorgersi che sua madre aveva cambiato espressione.
Non ho pi let per queste avventure, rispose Aisha.
Ho ventisei anni, madre. Ne avevi quattordici quando sono nato. Non sei cos vecchia! Prima andremo a Granada e da l, o da Malaga, non ci sar difficile passare a Tetuan su qualche fusta.
Ma...
Non ci rimane altra soluzione, madre, a meno che tu non voglia che mi consegni nelle mani del conte. E non sar neppure facile, ammise concordando con don Julin. Dovremo aspettare che passino i giorni, che gli uomini del conte di Espiel si stanchino e abbassino la guardia alla quale di sicuro mi sottoporranno. Devi essere pronta.
Nonostante lansia per la notizia e la fretta, Aisha aveva avuto la precauzione di portargli qualcosa da mangiare: pane, agnello e frutta. Lacqua si trovava in abbondanza nel pozzo del giardino. Quando la donna si conged dal figlio, erano appena terminate le preghiere della compieta. I guardiani chiusero le porte daccesso alla cattedrale e tutte le persone che si rifugiavano o si limitavano a vagabondare al suo interno si sistemarono nel grande giardino. Alcuni lo abbandonarono, mentre i fuggiaschi e i rifugiati si raggrupparono in quegli angoli che si erano strappati gli uni agli altri a furia di risse. A eccezione dello spazio occupato da puerta del Perdon, dal campanile e da una parte chiusa, destinata a concistoro dellarcidiacono, i tre porticati che chiudevano il giardino erano a loro disposizione, ed era l che essi cercavano riparo durante le notti fredde.
Tua madre?
Hernando si volt e si trov davanti il Palombaro che, visti gli evidenti contatti con la gerarchia ecclesiastica del nuovo inquilino del giardino, aveva deciso di accettarlo nel suo gruppo. Avrebbe potuto essergli utile.
S.
Vieni con noi. Abbiamo un po di vino.
Hernando accett e, insieme al Palombaro, inizi ad attraversare il giardino fino al porticato del muro meridionale rispetto a puerta del Perdon, dove aveva salutato sua madre. La vide passare sotto la grande arcata, demoralizzata nonostante il
progetto di fuggire in Berberia che le aveva appena proposto. Si chiese a che cosa fosse dovuta quella tristezza.
Perch Palombaro? chiese dopo alcuni passi, manifestando finalmente ci che si era chiesto per tutta la giornata.
Perch  quello che faccio, mi immergo, rispose laltro sorridendo. Lavoro... lavoravo, si corresse, per un capitano basco che disponeva della concessione reale per riscattare navi affondate e tesori lungo le coste spagnole. Abbiamo discusso per alcune monete doro che avevo trovato lontano da un relitto che stavamo recuperando a Cadice, disse schioccando la lingua. Sono scappato di corsa e sono riuscito a rifugiarmi qui, quando stavano per catturarmi.
Nonostante le spiegazioni che Prez gli forn, fermandosi per farglielo capire a parole e a gesti, quando arriv nel porticato Hernando non aveva ancora capito come funzionava quellimmaginario marchingegno di bronzo, che permetteva di recuperare i tesori sommersi nel mare.
Non ti preoccupare, gli disse un uomo dai lineamenti regolari, con il naso rotto e la testa coperta da un fazzoletto colorato legato sulla nuca, che poi si present come Luis, nessuno di noi lo ha ancora capito. La cosa pi probabile  che si tratti di una bugia.
Prez gli moll un calcio che laltro schiv, tra le risate generali.
Alla luce delle torce collocate nelle arcate del porticato che si affacciava sul giardino stavano seduti per terra altri sei uomini, intorno a un otre di vino e al cibo portato da parenti o amici.
Benvenuto al porticato dei bambini, lo accolse un uomo con i capelli biondi e lisci, facendogli posto.
Hernando si guard intorno. Lungo il porticato erano raccolti altri gruppi simili.
Bambini? chiese stupito, mentre si sedeva.
Fu luomo con i capelli lisci a rispondergli. Juan, cos si chiamava, era un chirurgo che aveva cercato di integrare la professione con affari poco chiari che lo avevano portato a richiedere asilo in seguito alla denuncia di alcune vedove alle quali aveva guarito il corpo... e il portafoglio. Alcuni anni fa questi portici erano destinati allaccoglienza dei trovatelli di Cordova. Dormivano in culle collocate proprio qui, aggiunse indicando
il porticato con un ampio gesto della mano, finch una notte un branco di maiali divor circa quaranta creature. Allora il decano della cattedrale, impietosito, decise di istituire un orfanotrofio e restitu il porticato ai rifugiati: per questo lo chiamano dei bambini.
Hernando non pot evitare di pensare a Francisco e Ins. Come era cambiata la sua vita in cos poco tempo! E ora Azirat, il suo arresto... Allimprovviso si accorse che gli uomini lo stavano guardando fisso.
Bevi un po di vino, gli consigli Pedro, che stava ancora a torso nudo nonostante il freddo della notte.
Hernando rifiut lotre che Pedro gli offriva. Gli scapolari appesi alle pareti del porticato sembravano tremare nella notte, alla luce delle torce. A centinaia ricordavano le vittime dellInquisizione e conferivano al luogo un aspetto macabro.
Dallo a me! Luomo seduto vicino a lui, che si chiamava Mesa, scuro e dai tratti orientali, gli tolse di mano lotre mescendo il vino direttamente in gola e bevendo con avidit. Le dosi di vino erano contate, ma in quelloccasione nessuno imped a Mesa di terminarlo quasi.
Circola la voce che lo butteranno fuori e lo consegneranno alla giustizia, lo giustific con un sussurro a Hernando un uomo che chiamavano Galo. Non sappiamo perch, ma i sacerdoti lo odiano. In realt ha solo rubato una licenza per poter lavorare... Sar il primo del gruppo a essere mandato via.
Un giorno o laltro faranno lo stesso con tutti noi... e ci consegneranno. Godiamocela finch possiamo. Anche quello che parlava si chiamava Juan, come il chirurgo, ed era un fabbricante di armi appena tornato dalle Indie con certi problemi riguardanti la misteriosa scomparsa di una partita di archibugi. .
No... inizi ,a opporsi Prez.
Chi  Hernando?
Il grido risuon nel giardino. la sagoma di un uomo con le mani sui fianchi si stagli contro la luce del fuoco vicino a puerta de Santa Catalina, dove iniziava il porticato dei bambini.
Zitto! Non ti muovere! gli ordin il chirurgo, quando Hernando accenn ad alzarsi.
Chi  il figlio di puttana che si chiama Hernando? grid di nuovo luomo dalla porta.
Che cos tutto questo rumore?chiese Prez alzandosi. Tutti conoscevano il Palombaro. Se continui a gridare, arriveranno i preti. Perch vuoi questo Hernando?
Perch la cattedrale  circondata da uomini del conte di Espiel che lo stanno cercando. Ci hanno avvisati che ci fermeranno e ci consegneranno alla giustizia appena tenteremo di uscire... a meno che non siamo noi a consegnare loro il morisco.
Anche se significava mettere in pericolo il diritto di asilo, di notte la maggioranza dei rifugiati si avventurava per le strade di Cordova. L vicino cera il Potro, dove li aspettavano le carte, i dadi e le scommesse, oltre al vino, le risse e le donne. Le guardie e i bargelli non potevano garantire un controllo permanente nei pressi della cattedrale e inoltre i delinquenti venivano man mano consegnati al consiglio cittadino, anche se dopo aver pattuito condizioni pi benevole, per cui non erano certo disposti a perdere il sonno per un branco di disgraziati che prima o poi sarebbero comunque caduti nelle loro mani. Ma se il conte, oltre a pagare le guardie, impediva che i rifugiati si godessero la notte, la questione diventava pi complicata.
Diversi rifugiati che si trovavano negli altri porticati si avvicinarono a puerta de Santa Catalina. Nel porticato settentrionale, quello dei bambini, alcuni si alzarono.
E' vero. Ido visto soldati armati che girovagavano per le strade, afferm uno di loro.
Sembri messo peggio di me, afferm Mesa con una smorfia, dopo aver trangugiato unaltra sorsata di vino, anche se non  nemmeno un giorno che sei qui dentro.
Hernando non sapeva che cosa fare e si agitava, inquieto.
Stai fermo! gli mormor il Palombaro.
Chi  questo Hernando? chiese uno dal portico meridionale.
Bisogna consegnarlo ai soldati del conte! grid qualcuno.
Nelloscurit molti rifugiati attraversarono il giardino dirigendosi verso puerta de Santa Catalina.
Imbecilli! Questa volta fu Luis a gridare verso di loro. Che cosa vi interessa chi ? Sono io Hernando! 
Io pure! aggiunse il chirurgo, che aveva capito dove voleva arrivare il suo amico.
Anchio mi chiamo Hernando! afferm il Palombaro. Se cediamo, oggi toccher a questo Hernando, ma domani potr capitare a chiunque di noi. A te, aggiunse indicando il pi vicino, o a te. Ognuno di noi ha qualcuno che gli d la caccia: magari non tutti hanno i soldi del conte per assumere un esercito di soldati, ma se vengono a sapere che siamo noi a consegnare i nostri... Inoltre  sacrilegio attentare contro il asilo, chiunque lo faccia. Se lo consegnassimo, domani sarebbe il vescovo a scacciarci tutti. E sua eminenza sarebbe ben contento di buttarci tutti fuori da qui.
Magari sei fortunato, disse Mesa a Hernando nel momento in cui sembr che il dubbio assalisse tutti i presenti. Erano gli unici due del gruppo a essere rimasti seduti, tra le gambe dei loro compagni.
Ma non possiamo uscire, insist qualcuno. Il mormorio che segu le sue parole venne interrotto da alcune imprecazioni. Consegniamolo! Il vescovo non se ne accorger nemmeno.
O forse si, aggiunse Mesa con un certo sarcasmo, afferrando di nuovo lotre di vino.
No. Non possiamo consegnarlo, afferm Luis rivolto agli altri. Quelli che vogliono uscire, lo facciano in gruppi numerosi e da porte diverse nello stesso momento, per dividerli. I soldati del conte non metteranno a repentaglio la propria vita, se gli consentirete di verificare che quelluomo non si trova con voi: non ci guadagnano nulla e nessuno li pagher per uno che non sia lui. Fategli vedere le vostre daghe e i vostri pugnali.
Ognuno di noi pu affrontare tre di loro! esclam qualcuno in tono spavaldo.
Tra la gente si alz un mormorio diverso, questa volta di approvazione, e vicino alla porta si riun un gruppo con. le armi in mano. Altri si affacciarono e constatarono che i soldati del conte erano davvero intimoriti dalla comparsa di tanti uomini insieme: una volta controllato che il morisco ricercato non fosse tra di loro, li lasciavano proseguire. La voce corse tra i rifugiati e un nuovo gruppo si affrett verso puerta de los Deanes.
Sembra che per stavolta tu ce labbia fatta, gli disse Mesa con un sorriso, mentre gli altri si sedevano,
Vi ringrazio... inizi a dire Hernando.
Domani, lo interruppe il chirurgo, se intercederai per Mesa presso il bibliotecario.
Il morisco guard il ladro di licenze. I suoi occhi a mandorla, alterati dal vino, lo osservavano con unespressione interrogativa.
La fortuna  capricciosa, scherz Hernando.
Anche se quei delinquenti gli garantivano che con loro era al sicuro, non riusc a conciliare il sonno per il resto della notte, attento a chiunque passasse vicino a lui. Era. ancora in pericolo ed era consapevole che un paio di corone doro sarebbero state pi che sufficienti perch molti dei rifugiati che entravano e uscivano, bisticciando o scherzando, accettassero di portarlo fuori dalla cattedrale pur rischiando il sacrilegio e la scomunica. Solo un pensiero riusciva a tranquillizzare i suoi tormenti e vi si afferr, cercando di evitare il ricordo della sua famiglia morta o della sua vita in mille pezzi: Berberia! 
I rintocchi delle campane che annunciavano le laudi fecero alzare i vari gruppi di rifugiati accampati nel giardino. Hernando si stiracchi per unirsi a loro prima che laffluire di sacerdoti, musici, cantori e personale di servizio della cattedrale iniziasse a invadere la zona, ma si ferm vedendo che i suoi compagni della notte continuavano a oziare.
Non vi alzate? chiese al chirurgo, sdraiato vicino a lui.
Preferiamo iniziare meglio la giornata, mai quando lo ordinano i campanari. Aspetta e vedrai. Scommettiamo una
blanca! 
Daccordo, accett la scommessa il Palombaro.
Due che non vince! intervenne Luis. Ho gi vinto io! grid Mesa.
Guarda, gli disse il chirurgo, indicandogli un uomo che
stava a tre o quattro passi davanti a loro, tra gli aranci, a met
di uno dei viottoli che si inoltravano nel giardino dal porticato. Hernando lo osserv: era calvo, aveva gli occhi socchiusi e
un sorriso serrato, come se volesse nascondere le labbra, anche
se gli spuntava un incisivo. Stava in piedi, ieratico, con un mattoncino 
di marmo in equilibrio sulla testa. Che cosa fa?
Palacio? Aspetta e vedrai.
Insieme alla gente, entrarono nel giardino anche alcuni maiali e numerosi cani che seguivano i sacerdoti, attirati dallaroma della colazione che alcuni di loro conservavano ancora sulle mani o disposti a leccare il pavimento nei punti in cui avevano cenato i rifugiati. Hernando si accorse che alcuni cani nascondevano la coda fra le zampe e si allontanavano di corsa alla semplice vista di quel Palacio.
Perch...
Silenzio! lo interruppe il Palombaro. Ce n sempre uno che non lo conosce e ci casca ?
Torn a guardare nel momento in cui, effettivamente, un segugio maculato e con la coda a cavatappi annusava le calzature e le cenciose calze rosse delluomo. Il cane cerc la posizione migliore girando inquieto su se stesso e quando, alla fine, alz la zampa per orinare sulla gamba di Palacio, questultimo calcol la traiettoria e inclin la testa, facendo s che il mattone scivolasse e cadesse di colpo sul dorso dellanimale, che vide interrotta bruscamente la propria minzione e scapp ululando dal dolore. Tranquillo, come se salutasse il pubblico, Palacio si apr in un sorriso e mostr lincisivo sporgente.*
Bravo! gridarono Mesa e il chirurgo, mentre tendevano la mano per ricevere il compenso della scommessa vinta.
,Lo fa sempre?chiese Hernando.
Ogni giorno! Puntuale come i rintocchi, gli rispose il Palombaro. In alcune occasioni  dovuto anche correre via, inseguito dal padrone del cane, quando cera. La scommessa che si faccia vivo il padrone di un cane la paghiamo dieci a uno tutti insieme, aggiunse ridendo.
Quella notte, Hernando non dorm in giardino.
Gi ieri al tramonto, probabilmente mentre mandava i suoi uomini a sorvegliare le vie intorno alla cattedrale, il conte ha chiesto udienza al vescovo, gli spieg don Julin dopo la
* Con ammirazione e gratitudine al maestro del romanzo, Miguel de Cervantes, da cui ho preso in prestito ilpazzo di Cordova, personaggio della seconda parte del Don Chisciotte. (N.d.A)
recita delle laudi e dopo aver ascoltato il resoconto del morisco su quanto accaduto la notte precedente. Mi hanno riferito che era furibondo. Non credo che il vescovo accetter di riceverlo, per cui il conte di Espiel far tutto il possibile per catturarti. E se dovr mandare una squadra a. sequestrarti, lo far. Ne sono sicuro.
Per lui era un semplice cavallo, don Julin! Uno scarto delle scuderie del re! Perch  cos infuriato?
Ti sbagli, non  un semplice cavallo. Si tratta del suo onore! Un morisco ha disonorato il suo nome e il suo diritto: per un nobile non esiste un affronto peggiore.
Lonore! Hernando ricordo come, molti anni prima, quellhidalgo che sosteneva di discendere dai Quintili romani era arrivato a giocarsi la vita per il semplice dubbio che qualcuno osasse disonorare il suo lignaggio. Il ricordo vol allora alle monete che aveva rubato allincauto e che poi era corso a consegnare a Fatima. La sua Fatima...
Come ben sai, continu doti Julin interrompendo i suoi pensieri, oltre che bibliotecario, sono cappellano di una delle tre piccole cappelle situate dietro laltare maggiore, quella di San Bernab. Stasera ti procurer un mazzo di chiavi della cancellata: mentre i custodi chiuderanno la chesa e manderanno via la gente, ti nasconderai nellarmadio a muro che si trova al suo interno e che svuoter durante il giorno. Lascia passare un tempo sufficiente, poi esci e vai a nasconderti da qualche altra parte per dormire, ma fa attenzione: anche se la cattedrale  chiusa, in giro ci. sono i guardiani. Soprattutto nella cappella del Tesoro.
Non devi rischiare in questo modo. Se mi scoprissero...
Io sono vecchio e tu devi fare ancora molto per noi, anche se dalla Berberia. Hai subito molte disgrazie, Dio sa perch, ma la speranza del nostro popolo si fonda su persone come te.
I fuggiaschi non si sarebbero preoccupati per le sue assenze notturne, cerc di convincerlo il sacerdote, e per quanto riguardava lintercessione per Mesa, il ladro delle licenze, che Hernando non dimentic, essa fu ricevuta da don Julin con un gesto dispiaciuto e la promessa che avrebbe fatto ci che poteva. Da parte sua, il conte di Espiel aument i controlli nelle strade. E bench anche unazione simile fosse considerata
un sacrilegio e causa di scomunica (e fu ci che convinse Hernando della necessit di rifugiarsi allinterno dellantica moschea durante la notte), gli sgherri del conte, di vedetta per le strade, sequestrarono il cibo che Aisha gli stava portando. Nel frattempo don Juln, con laiuto di Abbas, che aveva chiesto al sacerdote di mantenere Hernando alloscuro del suo intervento, cercava di trovare una via di fuga per la Berberia, ma nella stessa direzione si muoveva anche il conte, consapevole che quella era lunica possibilit del morisco. Le sue spie, cariche di denaro e con pochi scrupoli, pagavano o intimorivano tutti coloro che si dedicavano a quelle attivit.
Malgrado la relativa facilit con cui Hernando riusc a ingannare i custodi, mentre facevano uscire la gente che si trovava ancora nella cattedrale dopo i vespri, in nessun momento smise di avvertire i palpiti frenetici del suo cuore, il sudore delle mani e il tremito che faceva tintinnare il mazzo di chiavi che aveva con s. A lui sembrava un fracasso infernale che lo obbligava a girare la testa da una parte allaltra. Don Julin si era occupato di oliare la serratura e i cardini della grande cancellata della cappella di San Bernab, troppo alta. per le dimensioni del minuscolo ambiente.
Uscite dal tempio! ordinavano i custodi ad alta voce, senza arrivare a gridare, dopo che ebbe chiuso la cancellata alle sue spalle. Sulla sinistra, dietro un magnifico arazzo, si nascondeva larmadio di cui don Julin gli aveva parlato.
Tuttavia Hernando si ferm, stregato dai riflessi creati sul marmo bianco della cappella dalla luce delle lampade a olio che pendevano dal soffitto della cattedrale, e dalle migliaia di candele che scintillavano nelle cappelle e sugli altari. Era passato uninfinit di volte l davanti, ma solo allora, sfiorando con le dita il marmo della decorazione che copriva completamente la parete frontale dellaltare, si rese conto della differenza con le altre cappelle. Quella di San Bernab era un gioiello di uno stile inconsueto nelle terre profondamente cattoliche governate da re Filippo. Le diverse scene decorative erano state scolpite sul marmo bianco da un maestro francese, in aperta contesa con la profusione di colori, stucchi dorati e immagini oscure o apocalittiche che adornavano il resto della cattedrale.
Hernando fece un profondo respiro, sforzandosi di impregnarsi 
della serenit e della bellezza che regnavano in quel luogo, quando sent che i custodi rientravano dopo aver chiuso le porte dingresso della cattedrale. Controllavano le cancellate delle cappelle. Sent le loro risate e i loro commenti, cos salt verso larazzo, infilandosi dentro larmadio proprio nel momento in cui si affacciavano alla sua cappella.
Quella notte non abbandon il nascondiglio. Provato dalla stanchezza e dalle molte notti affollate di incubi dolorosi, si rannicchi in un angolo e si lasci vincere dal sonno. Lo svegli la confusione che invase la cattedrale allalba, ma non gli fu difficile uscire dal piccolo armadio: lufficio della prima si celebrava sullaltare maggiore e nel coro, sullaltro lato della grande costruzione nella cui parte posteriore si trovava la cappella. Nascose le chiavi perch non gliele trovassero addosso, legandole con un filo di ferro sotto la sbarra inferiore dellinferriata.
Neppure nelle notti successive abbandon larmadio, per paura di essere scoperto: dormiva mezzo seduto, con le gambe piegate, dormicchiava in piedi o si limitava a piangere Fatima e i suoi figli, Hamid e tutte le persone che aveva perduto. Disponeva di lunghe e noiose giornate per recuperare le forze. Liquid i suoi compagni della prima notte senza troppe spiegazioni e non si preoccup della loro curiosit. Una mattina, lontano da loro ma sentendosi osservato, vide portar fuori Mesa, il ladro di licenze, che fu consegnato ai funzionari della giustizia secolare in attesa nella via davanti a puerta del Perdon. Aisha si era rivolta ai fratelli fedeli della comunit perch portassero da mangiare a Hernando, e ogni giorno qualche morisco arrivava nel giardino provvisto di cibo. Anche la donna aveva dovuto rifugiarsi presso altri moriscos quando il Capitolo della cattedrale, senza troppi scrupoli, laveva buttata fuori dalla casa di calle de los Barberos perch non aveva pagato laffitto.
Per recuperare le mensilit arretrate si sono tenuti tutto ci che i nostri fratelli ci avevano dato, singhiozz. I pagliericci, le pentole...
Hernando smise di ascoltarla e sent rompersi lultimo filo che lo univa alla sua vita precedente, dove aveva trovato una felicit che sembrava vietata ai seguaci dellunica fede.
E il Corano?la interruppe allimprovviso, senza precauzioni. 
Fu Aisha che, sorpresa, si guard intorno per vedere se qualcuno avesse sentito suo figlio.
Lho affidato a Jalil, quando mi hanno avvisata dello sfratto. Tacque alcuni istanti. Quello che non gli ho dato  questo.
Con discrezione fece scivolare tra le dita del figlio la mano di Fatima, il piccolo gioiello doro che la moglie portava dove sbocciavano i suoi seni. Hernando la accarezz e loro gli sembr terribilmente freddo al tatto.
Quella notte, nascosto nellarmadio della cappella di San Bernab, con le lacrime agli occhi, baci mille volte la mano di Fatima. Il profumo della moglie era ancora vivo nei suoi sensi e gli risuonavano nelle orecchie le parole della donna, quelle parole che Fatima aveva pronunciato proprio l, nella casa dei credenti: Ibn Hamid, ricorda sempre il giuramento che hai appena fatto e rispettala, qualunque cosa succeda.
Le aveva giurato in nome di Allah che un giorno avrebbero pregato lunico Dio in quel luogo sacro. Strinse il gioiello nella mano. Rispettalo, qualunque cosa succeda! aveva insistito Fatima con solennit. Baci ancora una volta il monile e sent il sapore salato delle lacrime che bagnavano le sue mani e loro. Lo aveva giurato in nome di Allah! E le aveva giurato anche che avrebbe messo i cristiani ai suoi piedi... e ora Fatima era morta. Doveva rispettare quel giuramento! 
Abbandon il suo rifugio e usc alla tenue luce di lampade e candele. Cerc di farsi unidea del tempo che era trascorso, perch allinterno dellarmadio ne aveva persa qualsiasi nozione. Qualunque cosa succeda, ripeteva a se stesso. Il tempio era immerso nel silenzio, tranne per alcune voci che provenivano dalla sacrestia del Punto, presso la parete meridionale, dove erano custoditi gli oggetti che servivano a celebrare le messe non cantate, vicino al Tesoro e alle reliquie della cattedrale. Alla destra della sacrestia del Punto si trovava la sacrestia maggiore, poi il tabernacolo nella cappella del Cenacolo e, contigua; la cappella di San Pedro, dove era situato il fantastico mihrab costruito da al Hakam li, ora profanato e trasformato in volgare e semplice sacrestia.
Con il cuore a pezzi, pass accanto allaltare maggiore e al coro, costruiti al centro della cattedrale, tenendo sempre docchio 
lentrata della sacrestia del Punto, da dove provenivano le voci dei custodi. Raggiunse la parte posteriore della cappella di Villaviciosa, nella stessa navata in cui si trovava il mihrab, e la costeggi fino a trovarsi contro il muro meridionale, a solo nove colonne di distanza dal luogo sacro dei credenti.
Oggi ti giuro che un giorno pregheremo lunico Dio in questo luogo santo. Il giuramento fatto a Fatima gli risuon nelle orecchie. Qualunque cosa succeda, aveva preteso lei. Allimprovviso, al riparo del bosco di colonne eretto in omaggio ad Allah, si sent stranamente tranquillo e il sommesso vociare dei custodi lasci posto ai cantici delle migliaia di credenti che avevano pregato allunisono, in quello stesso luogo, per secoli e secoli. Un brivido gli attravers la schiena.
Non aveva nulla con cui purificarsi, n acqua pulita n sabbia. Si tolse le ciabatte, si port al viso le mani umide di lacrime e se lo strofin. Poi si strofin le mani, risal fino ai gomiti, le pass sulla testa, le abbass sui piedi e risal alle caviglie.
Quindi, estraniandosi da tutto, si prostr e preg.
Ogni giorno, nascosto agli sguardi della gente, cercava di purificarsi con lacqua del pozzo del giardino, tra gli aranci, prima della chiusura delle porte della cattedrale. Durante la notte ripeteva le sue preghiere, cercando in quel modo di raggiungere Fatima e i suoi figli.
In alcune occasioni i custodi erano usciti di ronda dalla sacrestia del Punto, ma ogni volta, come se Dio lo avvisasse, Hernando se nera reso conto in tempo, incollando la schiena al muro della cappella di Villaviciosa e rimanendo immobile, senza respirare, mentre i guardiani passeggiavano nella cattedrale chiacchierando tra loro.
I suoi compagni della prima notte scomparvero uno dopo laltro. Solo Palacio continuava ogni mattina, con pi o meno fortuna, a cercare di colpire i poveri cani, attratti dallodore delle sue calze e delle sue pantofole.
E mentre il giudice ecclesiastico decideva riguardo al suo asilo e don Julin cercava invano di superare gli inconvenienti rappresentati per la sua fuga dalla costante sorveglianza e dagli stratagemmi del conte di Espiel, Hernando viveva solo per i
momenti in cui si prostrava in direzione della qibla accorgendosi che in quel luogo, tante volte profanato dai cristiani, si poteva ancora percepire il palpito della vera fede.
Notte dopo notte si impadron del tempio. Quella era la sua moschea! Sua e di tutti i credenti, nessuno sarebbe riuscito a portargliela via.
Fate largo! 
Il giorno in cui iniziava linverno, la mattina di Ognissanti, poco meno di dieci servitori armati, vestiti con livree rosse ricamate in oro e calzoni corti, rigonfi e colorati, preceduti da tre mazzieri, irruppero nel giardino attraverso puerta del Perdon.
Il vescovo di Cordova in persona, lussuosamente abbigliato e circondato dalla maggior parte dei membri del Capitolo della cattedrale, aspettava sulla porta dellarco de las Bendiciones.
Oggi, prima degli uffici solenni, aveva detto quella mattina don Julin a Hernando per spiegargli il movimento che riempiva la cattedrale, il duca di Monterreal, don Alfonso di Cordova, ha deciso di venire a onorare i suoi morti al ritorno dal Portogallo. Il morisco si strinse nelle spalle. Daccordo, ammise il sacerdote, magari non ti interessa, ma ti consiglio di non rimanere allinterno del tempio durante la sua visita. Il duca  uno dei grandi di Spagna. In quanto discendente del Gran Capitn, appartiene al casato dei Fernndez di Cordova e ai suoi lacch non piace che la gente vada in giro a curiosare intorno a lui. Manca solo che ti faccia nemico un altro grande di Spagna! 
Toglietevi di mezzo! grid uno dei servi del duca, spingendo con violenza unanziana che scivol mentre si scansava.
Figlio di puttana! sfugg a Hernando nel momento in cui cercava di afferrare la donna, senza riuscire a impedire che cadesse stremata per terra. Mentre laiutava ad alzarsi, si accorse che intorno a lui era calato il silenzio e che diverse persone che stavano vicino si spostavano. Ancora chino sulla donna, si volt.
Che cosa hai detto? sbrait il lacch, fermo davanti a lui.
In quella posizione, mentre lanziana semisdraiata si afferrava alla sua mano, Hernando lo guard diritto negli occhi.
Non  stato lui, sent di re alla donna. E' sfuggito a me, eccellenza.
Il giovane trem di rabbia per il cinico sorriso con cui luomo accolse le parole dellanziana. Per quanto fosse in salvo dal conte di Espiel, viveva prigioniero i n attesa dellaiuto dei suoi fratelli, ricevendo ogni giorno il cibo che riuscivano a dargli come se fosse un mendicante, ascoltando le disgrazie di cui sua madre si lamentava sempre. E ora era una donna vecchia e debole a dover prendere le sue difese.
Figlio di puttana! mormor quando il lacch, apparentemente soddisfatto, si apprest a continuare il suo cammino. Ho detto figlio di puttana, ripet, alzandosi e lasciando andare lanziana.
Laltro si volt di scatto e impugn la daga. Chi non si era ancora allontanato da Hernando lo fece in fretta, vari lacch tornarono sui loro passi per avvicinarsi al compagno, mentre la comitiva del duca continuava ad affluire nel giardino attraverso puerta del Perdtn.
Rinfodera la tua arma! intim al lacch un sacerdote che osservava la scena. Sei in un luogo sacro! 
Che cosa succede qui? intervenne uno degli accompagnatori del duca. Il lacch teneva la daga puntata sul petto di Hernando, ormai immobilizzato da altri due uomini.
Il duca in persona, preceduto da un valletto che reggeva uno stocco con la punta rivolta verso lalto, nascosto tra maggiordomo, cancelliere, segretario e cappellano, fu costretto a fermarsi. Con la coda dellocchio, tra tutti loro, Hernando riusc a intravedere i lussuosi abiti dellaristocratico. Dietro al duca aspettavano alcune donne, anchesse agghindate per loccasione.
Questuomo ha insultato uno dei servitori di vostra eccellenza, rispose una delle guardie della corte del nobile.
Ritira la daga, ordin al lacch il cappellano del duca che si era avvicinato al gruppo, dando colpi in aria con la mano per allontanare dagli occhi i cordoni del suo copricapo verde. E vero? chiese, rivolto a Hernando.
E' vero e chiedo asilo, rispose fl morisco con superbia. In fin dei conti, che differenza cera tra un nobile o due?
Non puoi chiedere asilo, sostenne il cappellano seccamente. 
Chi commette un delitto in un luogo sacro non pu beneficiare dellasilo.
Hernando tentenn e not che gli si piegavano le ginocchia. I servi che lo avevano afferrato per le ascelle iniziarono a trascinarlo via.
Portatelo davanti al vescovo, ordin la guardia, mentre il cappellano si girava e ritornava alla comitiva. Sua eminenza ordiner lespulsione di questo delinquente.
Se fossero riusciti a portarlo fuori dalla cattedrale, prima lo avrebbe condannato il duca, poi il conte di Espiel. Che cosa ne sarebbe stato di lui... e di sua madre? Berberia! Dovevano fuggire in Berberia, come stava organizzando don Julin. Poteva solo fingere di chiedere clemenza! Si lasci cadere come se fosse svenuto e nel momento in cui i lacch si chinavano per afferrarlo meglio, si liber di loro e si mise a correre verso luomo che credeva fosse il duca.
Piet! supplic, gettandosi in ginocchio davanti a lui e iniziando a baciare le sue calzature di velluto. In nome di Dio e della santissima Vergine! Alcuni uomini saltarono su di lui, lo alzarono e lo allontanarono dal cammino del duca, che non si sent obbligato a fermarsi. Per i chiodi di Ges Cristo! grid, scalciando e dibattendosi tra i servi.
Per i chiodi di Ges Cristo! 
Quellultima esclamazione suscit unespressione sorpresa sul volto del nobile che, per la prima volta, si mostr interessato al plebeo che stava creando tanti problemi. In quel momento Hernando alz lo sguardo e incontr quello del duca.
Fermi! Lasciatelo! ordin don Alfonso ai suoi uomini.
La comitiva si ferm. Alcune persone si sporsero da dietro, mentre i membri del Capitolo della cattedrale iniziavano ad avvicinarsi e anche il vescovo aguzzava la vista per vedere cosa stesse succedendo.
Ho detto di lasciarlo andare! insist il nobile.
Hernando, sudicio e con gli abiti stracciati, rimase in piedi davanti allimponente duca di Monterreal. Si guardavano attoniti. Non furono necessarie domande n verifiche: i ricordi del nobile e del morisco tornarono alla tenda dellaccampamento di Barrax, il rais corsaro, nelle vicinanze di Ugijar, dove Aben Aboo si era stabilito dopo la sconfitta di Seron.
Che fine ha fatto la Vecchia? chiese Hernando, rompendo il silenzio.
Una delle guardie consider quella domanda impertinente e fece il gesto di schiaffeggiarlo ma don Alfonso, senza smettere di guardare Hernando, glielo imped con un autorevole movimento della mano.
Ha fatto il suo dovere, come mi avevi assicurato. Il cancelliere e il segretario, uomini austeri e sobri, sussultarono di fronte allamabilit con cui il loro signore trattava quello straccione. Altri membri della comitiva sussurravano tra di loro. Mi ha portato verso Juviles e per strada mi hanno trovato i soldati del principe. Purtroppo non so pi nulla, di lei. Da l mi hanno trasportato, quasi incosciente, a Granada e poi a Siviglia per curarmi.
Ero sicuro che la Vecchia non mi avrebbe deluso, afferm Hernando.
Sorrisero entrambi.
Le chiacchiere della gente aumentarono.
Hai poi trovato tua moglie e tua madre? chiese a sua volta il nobile, senza prestare attenzione a quelli che lo circondavano.
S. La risposta di Hernando fu quasi un sospiro. Aveva trovato Fatima, era vero, ma ora laveva persa per sempre...
Le parole del duca interruppero i suoi pensieri: Sappiate tutti, proclam, alzando la voce, che devo la vita a questuomo che chiamano il Nazareno e che, a partire da oggi, gode dei miei favori, della mia amicizia e della mia eterna gratitudine.
...
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TERZO. NEL NOME DELLA FEDE.
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Poich gli uomini mi avevano chiamato Dio e figlio di Dio, mio Padre, non volendo che fossi oggetto di beffa per i demoni nel giorno del Giudizio, prefer che fossi oggetto di oltraggio per la morte di Giuda nel mondo, sulla croce... E questo oltraggio durer fino alla morte di Maometto che, quando verr al mondo, liberer da tale errore coloro che credono nella legge di Dio.
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Angelo di Barnaba.
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44.
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Cordova, 1584.
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Hernando osservava i lavori di pittura e restauro che si realizzavano nella biblioteca della cattedrale, ora vuotata dai volumi. Si sarebbe trasformata nella cappella del Tabernacolo. Quel luogo esercitava su di lui una forte attrazione e vi si recava con regolarit. Non aveva molto da fare allinfuori che passeggiare a cavallo e chiudersi a leggere nella grande biblioteca del palazzo del duca di Monterreal, che era la sua nuova dimora. Il duca aveva risolto i suoi problemi con il conte di Espiel attraverso un accordo di cui Hernando non arriv mai a conoscere i dettagli e, secondo le usanze degli hidalgos spagnoli, gli proib di lavorare, destinandogli una generosa somma mensile che Hernando non sapeva neppure come spendere. Per la casa di don Alfonso di Cordova sarebbe stato un affronto che uno dei suoi protetti si abbassasse a svolgere un qualunque tipo di lavoro! 
Tuttavia, nonostante la stima che il duca aveva per lui, Hernando era escluso dal resto delle attivit sociali alle quali partecipavano quegli oziosi hidalgos. Don Alfonso aveva i propri impegni e obblighi a corte, oltre a quelli imposti dai suoi estesi e ricchi domini, che lobbligavano ad assentarsi da Cordova per lunghi periodi. Per quanto gli avesse salvato la vita, Hernando continuava a essere un morisco, appena tollerato dalla superba societ cordovese.
Ma se questo succedeva con i cristiani, qualcosa di simile accadeva anche con i suoi fratelli nella fede. La notizia che aveva liberato il duca nella guerra delle Alpujarras e i favori che tale azione gli aveva procurato erano sulla bocca di tutta la comunit. Sperando che i suoi correligionari avrebbero capito, evitando di dare troppa importanza a quellepisodio lontano, accett la protezione del nobile ma, quando volle sapere come stavano le cose, si accorse che la storia circolava per tutta Cordova e i moriscos si riferivano a lui in modo dispregiativo, con
lodiato nome che lo aveva perseguitato fin dallinfanzia: il Nazareno.
Non vogliono accettare pi i tuoi soldi. Non vogliono essere in debito con un cristiano, gli comunic un giorno Aisha, mentre lui si apprestava a consegnarle una buona quantit di denaro che doveva servire per il riscatto di alcuni schiavi.
Oltre al denaro destinato a quellincombenza, Hernando forniva alla madre ci che le bastava per andare avanti senza ristrettezze nella casa che divideva con altre famiglie moresche. And dunque a cercare Abbas, lunico degli antichi membri del consiglio rimasto in vita dopo lepidemia di peste che aveva colpito la citt due anni prima provocando circa diecimila morti, cio un quinto della popolazione, tra i quali Jalil e il buon don julin. Lo trov nelle scuderie reali.
Perch non accettate il mio aiuto? gli chiese a tu per tu, nella fucina, dopo essere stato accolto da un saluto appena mormorato. La loro amicizia aveva risentito della violenta reazione di Hernando nei confronti del maniscalco alla notizia della morte di Fatima e dei suoi figli. Fatima e io siamo stati i primi a contribuire alla liberazione di schiavi moreschi e lo abbiamo fatto in misura molto maggiore degli altri membri della comunit, ricordi?
Per alcuni istanti Abbas distolse la sua attenzione dagli strumenti con cui stava trafficando su un tavolo.
La gente non accetta donazioni dal Nazareno, gli rispose seccamente, prima di tornare a concentrarsi sulla sua attivit.
Tu pi di chiunque altro do
vresti sapere che non  vero, che non sono cristiano. Il duca e io non abbiamo fatto altro se non unire le forze per scappare da un corsaro rinnegato che...
Non voglio sentire le tue spiegazioni, lo interruppe Abbas senza smettere di lavorare. Sono molte le cose che tutti sappiamo non essere vere, eppure... Tutti i moriscos giurarono fedelt al loro re e per questo sono qui, umiliati: perch persero la guerra. Anche tu giurasti lealt alla causa e, tuttavia, aiutasti un cristiano. Se hai potuto rompere quel giuramento, perch giudichi con tanta durezza quelli che, a un certo momento, non hanno potuto rimanere fedeli alle loro promesse?
Nel pronunciare quelle parole il maniscalco si drizz davanti a lui, imponente. Perch continui a giudicarmi? chiedevano i
suoi occhi. Non ho potuto fare nulla per evitare la morte di tua moglie, sembravano dirgli.
Hernando rimase in silenzio. Pos lo sguardo sullincudine dove il ferro prendeva forma. Non era la stessa cosa: Abbas gli aveva promesso di prendersi cura della sua famiglia e gli aveva assicurato che Ubaid non gli avrebbe dato fastidio. Abbas... lo aveva deluso: Fatima, Francisco, Ins e Shamir erano morti. La sua famiglia! Esisteva forse perdono per qualcosa del genere?
Io non ho fatto male a nessuno, rispose Hernando.
Ah, no? Hai restituito la vita e la libert a un grande di Spagna. Come puoi dire di non aver fatto male a nessuno? Il risultato delle guerre dipende da loro, da tutti e da ciascuno di loro: dai loro padri e dai loro fratelli, dai patti che possono concludere se uno della famiglia viene fatto prigioniero. Questa stessa citt santa, continu Abbas alzando la voce, fu riconquistata dai cristiani perch un solo nobile, uno solo, don Lorenzo Surez Gallinato, riusc a far credere al re Abenhut di essersi appostato con un grande esercito a Ecija, ad appena sette leghe da qui, e che doveva muoversi in difesa di Valenza invece di accorrere in aiuto di Cordova. Abbas sospir ed Hernando non seppe che cosa dire. Un solo nobile ha cambiato il destino della capitale musulmana dOccidente! Continui a sostenere di non aver fatto male a nessuno?
Non si salutarono nemmeno.
Le recriminazioni di Abbas perseguitarono Hernando per diversi giorni. Pi volte cerc di convincere se stesso che il corsaro Barrax voleva don Alfonso solo per ottenere un riscatto. La sua liberazione non avrebbe avuto nessuna influenza sullo sviluppo della guerra delle Alpujarras, si ripeteva con insistenza, ma le parole del maniscalco continuavano a ritornargli in mente nei momenti pi inopportuni. Per questo gli piaceva visitare la cappella del Tabernacolo nella cattedrale, lantica biblioteca che gli portava tanti ricordi. L riusciva a trovare tranquillit, mentre contemplava Cesare Arbasia, il maestro italiano chiamato dal Capitolo della cattedrale, che dipingeva e decorava la cappella da terra fino alla volta, comprese le pareti e i doppi archi. A poco a poco quello sfondo dai toni ocra e rossi andava
riempiendosi di angeli e scudi. La mano dellartista giungeva fino agli angoli pi remoti. Persino i capitelli delle colonne si ricoprivano di una cappa dorata! 
Il grande maestro Leonardo da Vinci ha detto che i credenti preferiscono vedere Dio in unimmagine piuttosto che leggere uno scritto riferito alla divinit, gli spieg un giorno litaliano. Questa cappella sar costruita a immagine e somiglianza della Sistina di San Pietro a Roma.
Chi  Leonardo da Vinci?
Il mio maestro.
Hernando e Cesare Arbasia, che aveva circa quarantacinque anni ed era serio, nervoso e intelligente, avevano stretto amicizia. Il pittore era rimasto incuriosito da quel morisco, sempre impeccabilmente vestito alla castigliana, comera obbligatorio alla corte del duca. Era pi di una volta che lo vedeva seduto nella cappella a contemplare il suo lavoro per ore e ore. I due non avevano tardato ad andare daccordo.
Le immagini non ti importano granch, non  vero? gli aveva chiesto un giorno. Non ti ho mai visto osservarle, non dico con devozione, ma neppure con curiosit. Ti interessa di pi il procedimento della pittura.
Ed era cos. Ci che pi attraeva Hernando era il metodo che litaliano usava per dipingere la cappella del Tabernacolo, cos diverso da quello che aveva visto utilizzare dagli artigiani del guadameci, il cuoio dipinto, e dai pittori cordovesi: laffresco.
Il maestro intonacava la parte del muro che voleva dipingere con una malta composta da sabbia grossa e calce, che poi lisciava accuratamente e lucidava con sabbia di marmo e altra calce. Poteva dipingere su quella base solo mentre era fresca e umida per cui, in certe occasioni, quando si accorgeva che lintonacatura tendeva a seccarsi prima che potesse finire il proprio lavoro, le grida e le imprecazioni nella sua lingua materna rimbombavano per tutta la cattedrale.
I due uomini si erano osservati in silenzio per alcuni istanti. Litaliano sapeva che Hernando era un cristiano nuovo e intuiva che continuasse a professare la fede di Maometto. Il morisco non aveva avuto esitazioni a confessarsi con lui, perch era sicuro che anche Arbasia nascondesse qualcosa: si comportava come un cristiano, dipingeva Dio, la Madonna, i martiri di
Cordova e gli angeli. Lavorava per la cattedrale, ma qualcosa, nelle sue forme e nelle sue parole, lo differenziava dai devoti spagnoli.
Io sono un sostenitore della lettura, aveva riconosciuto il morisco.Non trover mai Dio in semplici immagini.
Non tutte le immagini sono cos semplici: molte riflettono ci che i libri nascondono.
Con quella enigmatica dichiarazione da parte del maestro aveva considerato terminata la conversazione per quel giorno.
Il palazzo del duca di Monterreal era situato nella zona alta del quartiere di Santo Domingo. Il corpo principale risaliva al secolo 14esimo, epoca in cui era stata conquistata la citt di Cordova, del cui splendore durante il califfato era testimone un antico minareto che spiccava in uno dei suoi angoli. La casa era costituita da due piani dai soffitti altissimi, ai quali si erano aggiunte varie altre costruzioni sino a formare un complicato labirinto. Possedeva due grandi giardini e dieci cortili interni, che univano tra di loro alcuni edifici. Linsieme occupava unimmensa superficie di terreno. Linterno esibiva le ricchezze proprie di un nobile: una profusione di grandi mobili, sculture, arazzi e guadameci, che a poco a poco cedevano il posto alle pitture a olio. Argento e oro trionfavano in vasellame e posate, cuoio e seta ricamata erano presenti ovunque. Il palazzo disponeva di tutti i servizi: moltissime camere da letto e latrine, cucina, magazzini e dispense, cappella, biblioteca, ragioneria, scuderie e vasti saloni per feste e ricevimenti.
Nel 1584 Hernando aveva trentanni e il duca trentanove. Dal suo primo matrimonio aveva avuto un figlio maschio sedicenne e dal secondo, avvenuto otto anni prima con donna Lucia, nobile castigliana, due bambine di sei e quattro anni e il prediletto di due. Mentre Fernando, il primogenito, era stato inviato alla corte di Madrid, donna Lucia e i suoi tre figli vivevano nel palazzo di Cordova, insieme a undici parenti hidalgos privi di mezzi, di rami collaterali della famiglia e di et diverse, che don Alfonso di Cordova, a capo del casato, aveva accolto e manteneva.
Allinterno di quella variopinta corte che viveva alle spalle
del duca, costituita da hidalgos orgogliosi e arroganti come quello che un giorno aveva pagato quattro reali a Hernando perch scoprisse chi aveva messo in dubbio il suo lignaggio, cerano anche parenti pi lontani, scontrosi e silenziosi, come don Esteban, un sergente di fanteria con un braccio inservibile, un pobre vergonzante, un povero vergognoso che don Alfonso si era portato a casa.
Costoro erano una categoria speciale di mendicanti. Si trattava di uomini e donne senza mezzi di sostentamento, ai quali lonore impediva sia di lavorare sia di mendicare in pubblico e che erano accettati dalla buona societ spagnola. Come avrebbero potuto chiedere lelemosina uomini e donne rispettabili? Cos si erano costituite confraternite per venire incontro alle loro necessit, per indagare sulle loro origini e le loro condizioni, e nel caso in cui si trattasse davvero di vergonzantes, erano i confratelli a chiedere lelemosina di casa in casa al loro posto, per poi consegnare in privato il frutto delle donazioni. Durante una delle sue soste in citt, don Alfonso aveva assunto la direzione della confraternita ed era venuto a sapere dellesistenza di un suo lontano parente al quale, il giorno seguente, aveva offerto ospitalit.
Hernando torn al palazzo dopo aver trascorso il pomeriggio con Arbasia. Percorse distrattamente la distanza che separava la cattedrale dal quartiere di Santo Domingo, fermandosi qua e l, senza altro obiettivo che perdere tempo, come se volesse rimandare il momento di attraversare la soglia del palazzo. Solo nelle rare e scarse occasioni in cui il duca appariva a Cordova e gli chiedeva di sedersi vicino a lui, riusciva a sentirsi a proprio agio in quella splendida e tranquilla residenza. Quando don Alfonso era assente, invece, il trattamento che riceveva era pieno di sottili umiliazioni. Molte volte aveva considerato la possibilit di abbandonare il palazzo, ma era incapace di prendere qualunque decisione. La morte di Fatima e dei suoi figli gli aveva inaridito il cuore e diminuito la volont, lasciandolo privo di forze per affrontare la vita. Per molte notti non riusc a dormire, aggrappato ai suoi ricordi, e per tante altre fu sommerso da incubi nei quali Ubaid assassinava la sua famiglia pi
e pi volte, senza che lui potesse fare qualcosa per evitarlo. Poi, a poco a poco, le terribili immagini che popolavano i suoi sogni lasciarono spazio ad altri ricordi pi felici che riempivano la sua mente mentre dormiva: Fatima con il velo bianco, sorridente; Ins, seria, ad aspettarlo sulla porta di casa e Francisco, intento a scrivere i numeri che gli dettava la cara voce di Hamid. Hernando si rifugi in quelle evocazioni e il suo tempo si trasform in giornate interminabili di cui aspettava solo la fine, la notte che gli permetteva di riunirsi ai suoi, anche se in sogno. Il resto non gli importava granch: sembrava che il suo posto non fosse con i cristiani e nemmeno con i moriscos. Non sapeva fare altro che montare a cavallo. Il suo lavoro nelle scuderie reali si era concluso dopo il triste incidente con Azirat e l non aveva pi amici. Che futuro lo aspettava, se avesse abbandonato il palazzo? Ritornare alla conceria? Affrontare il disprezzo dei suoi confratelli? Una volta, convinto che un lavoro lo avrebbe aiutato a uscire dal suo stato di malinconia, aveva osato accennare a don Alfonso la possibilit di dedicarsi a domare i cavalli, ma la risposta era stata perentoria.
Non vorrai che la gente pensi che non sono generoso con chi mi ha salvato la vita. Si trovavano nello studio del duca. Don Alfonso leggeva un documento mentre un nutrito gruppo di persone aspettava in anticamera.Ti manca qualcosa qui? aveva aggiunto senza alzare gli occhi dal foglio. Non ti trattiamo bene?
Come poteva dire al duca che la prima a umiliarlo era sua moglie? La gratitudine di don Alfonso di Cordova era sincera. Hernando non sapeva e non percepiva in lui nemmeno unombra di falsit, ma donna Lucia...
Allora? aveva insistito il nobile da dietro la scrivania.
Ho detto una sciocchezza, si era scusato Hernando.
Qualunque cosa fosse successa non sarebbe mai pi tornato alla conceria, si disse una volta ancora quel giorno, quando arriv alle porte del palazzo. Il custode lo fece aspettare un attimo di troppo prima di aprire la porta e lo ricevette in silenzio, senza linchino con cui salutava gli altri hidalgos. Allingresso il morisco gli consegn il mantello.
Dio sia con te, gli disse, anche se luomo non lo degn di uno sguardo.
Consapevole che il custode lo seguiva con gli occhi, represse un sospiro e affront limmensit del palazzo: a partire da quel momento, e fino a quando non avesse potuto rifugiarsi nella solitudine della biblioteca, iniziava uninfinit di piccoli affronti. La cena era pronta per essere servita ed Hernando vide vari servitori che si muovevano per il palazzo, in silenzio e in fretta. Pi di cento persone si occupavano dei duchi, della loro famiglia e di quanti pullulavano intorno a loro.
Hernando aveva dovuto imparare a distinguere i vari componenti del personale. Il cappellano, il maggiordomo, il segretario, il cameriere e la cameriera dei duchi aprivano la lunga lista. Li seguivano il maestro di sala, lo scudiero, il contabile e il tesoriere. Dopo di loro, lispettore, il bottigliere, il valletto personale e il coppiere; il compratore, il dispensiere, il trinciatore e lo scrivano. Le governanti dei bambini e i loro maestri. E, infine, il resto della servit, decine e decine di persone, in gran parte di sesso maschile, alcuni liberi e altri schiavi, tra questi ultimi vari moriscos. Per finire, cinque o sei bambini con funzione di paggi.
Donna Lucia aveva dato disposizioni che Hernando fosse istruito nelle maniere cortigiane, soprattutto per stare a tavola, una delle cerimonie pi importanti tra quelle in cui doveva distinguersi un cavaliere. La dama aveva preso quella decisione dopo che Hernando aveva pranzato per la prima volta al lungo tavolo a cui sedevano i duchi, il cappellano e gli undici hidalgos. Quel giorno i paggi e i maestri di tavola avevano servito come primo piatto capponi e piccioni, montone, capretto e maiali. Poi era arrivata la solita minestra dei cristiani, un bollito fatto con carne di gallina, montone, manzo e verdure, insaporito con libbre di pancetta per il brodo. Quindi il biancomangiare: petti di gallina cucinati a fuoco lento in una salsa di zucchero, latte e farina di riso; e, per terminare, pasticcini di sfoglia e frutta. Hernando, seduto alla destra del duca, di fronte al cappellano, si era trovato davanti forchette, coltelli e cucchiai dargento dorato ordinatamente disposti, piatti e tazze, coppe e calici di cristallo, saliere, tovaglioli e una scodella piena dacqua portatagli da un paggio. Sotto lo sguardo beffardo degli hidalgos e del cappellano, Hernando si era apprestato a portarsela alle labbra per bere quando aveva visto, con grande imbarazzo, 
che il duca gli strizzava un occhio e poi usava la sua per lavarsi le mani.
Donna Lucia non aveva nessuna intenzione di tollerare quella mancanza di buone maniere alla sua tavola. Quando avevano terminato di mangiare, il morisco era stato convocato in una saletta privata dove lo aspettavano i duchi: don Alfonso era seduto in una poltrona, con gli occhi bassi e un po seccato, come se, prima del suo arrivo, avesse dovuto piegarsi alle richieste della moglie. A differenza del duca, donna Lucia lo aspettava in piedi, superba, vestita di nero fino al collo, dal quale sporgeva un delicato merletto bianco. Hernando non aveva potuto evitare di paragonarla alle donne musulmane, che si celavano e si nascondevano agli estranei. Diversamente da loro, e come tutte le nobili cristiane, donna Lucia si mostrava alla gente anche se, come qualunque dama onesta, cercava di nascondere il proprio fascino: si fasciava i seni, dopo averli schiacciati con piccole lamine di piombo, e si assicurava una carnagione pallida nutrendosi regolarmente di terra argillosa.
Hernando, non possiamo... Il duca aveva tossicchiato e donna Lucia aveva sospirato addolcendo il tono. Hernando... Al duca e a me farebbe molto piacere che tu imparassi le buone maniere.
Lo avevano affidato al pi anziano dei parenti che vivevano a palazzo, un elegante hidalgo di nome Sancho, cugino del duca, che aveva accettato lincarico a malincuore. Per quasi un anno don Sancho gli aveva insegnato come stare seduto a tavola, come comportarsi in pubblico e come vestirsi. Aveva cercato anche di correggere la dizione dellaljamiado di Hernando che, come tutti i moriscos, presentava alcuni difetti fonetici, per esempio la tendenza a trasformare le s in x e viceversa.
Hernando aveva sopportato stoicamente le lezioni che, ogni giorno, don Sancho gli impartiva. A quellepoca era talmente demoralizzato da non riuscire neppure a sentire lumiliazione di essere trattato come un bambino. Si limitava a ubbidire senza pensare, finch un giorno lhidalgo gli aveva proposto cori molto entusiasmo, come se lo compiacesse, di imparare a ballare.
Passi, aveva annunciato ad alta voce mentre si muoveva lezioso nel salone in cui studiavano.Volteggi, salti, capriole,
scambiate, aveva declamato mentre saltellava goffamente e tracciava un cerchio con un piede, piroette. E sulle piroette Hernando aveva voltato la schiena e abbandonato la stanza in silenzio. Giravolte, aveva sentito cantare dallhidalgo, riverenze... Da quel giorno donna Lucia aveva ritenuto che il morisco forse ormai in grado di convivere con loro: aveva compreso che difficilmente si sarebbe presentata la situazione in cui Hernando avrebbe dovuto dimostrare le proprie doti nellarte della danza, considerando terminata la sua educazione. Ci nonostante le sue nuove maniere non provocarono alcun cambiamento nel rifiuto che il palazzo gli riservava, quando don Alfonso non era presente.
La sera del venerd in cui Hernando confess ad Arbasia che non riusciva a incontrare Dio nelle sue immagini, la cena a palazzo consisteva in pesce fresco portato dai pescatori del Guadalquivir. Nei giorni di magro le conversazioni dei quattordici commensali erano molto pi sobrie e serie di quando consumavano carni e pancetta. Era risaputo che molti di loro, tra cui anche il sacerdote, si recavano poi nelle cucine per rimpinzarsi di pane, prosciutto e sanguinaccio. Durante la cena Hernando non fece attenzione alle parole che si scambiavano gli hidalgos, il cappellano e donna Lucia, che presiedeva maestosamente la lunga tavolata, n loro gli prestarono la minima considerazione.
Desiderava andare in biblioteca, dove si rifugiava tutte le sere tra i quasi trecento libri accumulati da don Alfonso, e lo fece non appena la duchessa dichiar terminata la cena. Per sua fortuna era stato escluso dalle lunghe veglie notturne in cui si leggevano libri a voce alta o si cantava. Attravers diverse stanze e due cortili prima di arrivare al cosiddetto patio della biblioteca, oltre al quale si trovava la grande sala di lettura. Da alcuni giorni era immerso nella lettura dellAraucana, la cui prima parte era stata pubblicata quindici anni addietro. Quella sera, per, non aveva voglia di continuare. Le parole che Arbasia aveva pronunciato di pomeriggio, parlando di Leonardo da Vinci e della ricerca di Dio nelle immagini, gliene avevano ricordate altre che un giorno don Julin gli aveva rivolto nel 
silenzio di quella stessa cappella: Leggi, perch il tuo Signore  il pi generoso. E' lui che ha insegnato alluomo a servirsi del calamo.
Che cosa significano questi versetti? gli aveva chiesto Hernando.
Stabiliscono la relazione divina tra i credenti e Dio attraverso la calligrafia. Dobbiamo onorare la parola rivelata. Attraverso la calligrafia ci  dato contemplare la Rivelazione, la parola divina. Tutti i grandi calligrafi si sono sforzati di abbellire la Parola. I fedeli devono riuscire a trovare la rivelazione scritta nei posti in cui pregano, per ricordarla sempre e averla davanti agli occhi. Quanto pi bella, tanto meglio.
Durante quelle giornate in cui copiavano gli esemplari del Corano, don Julin gli aveva parlato dei diversi tipi di calligrafia, soprattutto di quella cufica, scelta dagli omayyadi a Cordova per santificare la moschea, o la corsiva dei nasridi usata nellAlhambra di Granada. Ma neppure mentre si svagavano in commenti sui segni o sui magnifici insiemi che alcuni calligrafi ottenevano usando diversi colori, cercavano la bellezza in quegli scritti: era importante offrire alla comunit il maggior numero possibile di copie del Corano e la velocit non andava daccordo con la perfezione.
Quella sera, dopo essere entrato in biblioteca e aver smoccolato le lampade, Hernando aveva in mente un solo proposito: afferrare una penna e un foglio e consegnarsi a Dio, come faceva Arbasia attraverso le sue pitture. Riusciva gi a vedere la prima sura del Corano elegantemente scritta nellarabo andaluso: le verticali delle lettere rettilinee, che poi si prolungavano in forma circolare, i segni in apice neri, rossi o verdi. Chiss se nella biblioteca cerano inchiostri colorati. N il segretario n lo scrivano di don Alfonso li usavano nei loro scritti. In quel caso, avrebbe dovuto comprarli. Dove li avrebbe potuti trovare?
Assorto in quei pensieri, si sedette davanti a una scrivania. Era circondato da libri ordinati su scaffali finemente lavorati in legno nobile. Come aveva immaginato, non trov inchiostri colorati. Hernando osserv le penne doca, il calamaio e i fogli di carta. Decise che prima avrebbe dovuto esercitarsi. Intinse una delle penne e con delicatezza, provando un grande piacere, disegn una grande lettera, lalif, la prima lettera dellalfabeto
arabo, lunga e sensualmente ricurva, simile al corpo umano, proprio comera stata definita nellantichit. Disegn la testa con la fronte, il petto e la schiena, il ventre...
Alcune risate provenienti dal patio lo fecero sussultare e inizi a ,tremare. Che cosa stava facendo? Per poco non rovesci il calamaio a causa del sudore che gli inzuppava il palmo delle mani. Afferr il foglio e lo pieg rapidamente, poi lo nascose sotto la camicia. Con il cuore che gli rimbombava nel petto, ascolt le risate e i passi allontanarsi verso lestremit opposta del patio. Non gli era nemmeno passato per la testa, si rimprover mentre sentiva i battiti diminuire, di non potersi dedicare alla calligrafia araba nella biblioteca di un duca cristiano, dove in qualsiasi momento poteva entrare un hidalgo o un servitore qualunque! Ma non poteva neppure chiudersi nella sua stanza, pens, quando gli venne in mente quella possibilit. Erano due anni che si recava regolarmente in biblioteca dopo la cena, mentre gli altri leggevano o cantavano in attesa che donna Lucia si ritirasse nei suoi alloggi, per poi uscire in cerca dei piaceri offerti dalla notte cordovese. Avrebbero diffidato di quel cambiamento nelle sue abitudini. E poi, dove avrebbe potuto nascondere gli strumenti di scrittura e i fogli? Fin dallinizio aveva notato che i servitori, e forse non solo loro, frugavano tra le sue cose, comprese quelle che conservava nel baule, per quanto fosse chiuso a chiave: la terza volta che se ne accorse, dedusse che qualcuno doveva averne una copia. Fin dal primo giorno aveva nascosto la mano doro di Fatima, il suo unico tesoro, nella piega di un arazzo variopinto che rappresentava la scena di caccia di un maiale selvatico sulle montagne: l era al sicuro. Ma nascondere penne, calamaio e fogli di carta era impossibile! 
Dove poteva scrivere senza pericolo di essere scoperto? Hernando percorse con lo sguardo la grande biblioteca: era una stanza rettangolare con una porta a ciascuna estremit. Tra gli scaffali dei libri e le finestre protette da inferriate che si affacciavano verso il porticato e il patio, cerano un lungo tavolo per la lettura, con sedie e lampade, e tre scrivanie. Non era possibile trovare nessun nascondiglio. Osserv unaltra porta sul fondo della stanza, incastrata nella libreria, che dava accesso allantico minareto, addossato a un angolo del palazzo. Alcune volte
aveva curiosato allinterno, trovando solo la nostalgia che gli dava immaginare il muezzin nellatto di chiamare alla preghiera. Si trattava di una semplice torre quadrata, stretta, con un pilone centrale intorno al quale si avvolgeva la scala che portava verso lalto. Doveva trovare un posto in cui scrivere, anche se fosse stato necessario cambiare abitudini o recarsi fuori dal palazzo, in unaltra casa. Perch no? Estrasse il foglio spiegazzato dalla camicia e contempl lalif. Gli sembr diversa da tutte le lettere che aveva scritto fino ad allora, rivestita di una devozione che mancava alle altre. Fu sul punto di strappare il foglio, ma non lo fece: era la prima lettera che scriveva cercando di rappresentare Dio, proprio come succedeva ad Arbasia con le sue immagini sacre.
Dove poteva nascondere i propri lavori? Si alz, prese una lampada, passeggi per la biblioteca scartando possibili nascondigli e, alla fine, si trov ai piedi della scala del minareto. Sembrava che nessuno si recasse l di frequente: le scale erano piene della sabbia che si staccava dai vecchi gradini. Quella torre non era stata restaurata da secoli, forse a causa del significato che aveva per i cristiani. Inizi a salire, appoggiandosi al pilastro centrale. Alcune pietre si muovevano. E se avesse nascosto i suoi fogli sotto una di quelle? Le tast attentamente, per trovarne qualcuna che gli servisse. Allimprovviso, a met della salita, una cedette. Hernando avvicin la lampada. Non era stata solo una pietra, ma due o tre in fila, che avevano scoperto una fessura quasi invisibile. Che cosera? Spinse con forza le pietre, che si spostarono: sembrava una porticina segreta che chiudeva una piccola cavit ricavata nel pilastro.
Illumin linterno, con la lampada che gli tremava in mano, e scopr uno scrigno, lunico oggetto presente in quello spazio ridotto. Si trattava di una cassetta di cuoio sbalzato e stampigliato, molto diverso dai bauli e dalle cassepanche che si trovavano allinterno del palazzo, nella maggior parte in stile mudjar, intarsiati in osso, ebano e bosso oppure fabbricati a Cordova e decorati con guadameci. La tir fuori, si inginocchi sulle scale e avvicin la lampada per osservarla meglio: il cuoio era molto lavorato e, tra vari motivi vegetali, intravide unalif come quella che aveva appena disegnato. Poteva essere solo unalif! 
Si avvicin il pi possibile e rimosse la polvere dal cuoio, tossendo. Poi avvicin la fiamma della lampada ai disegni che aveva appena pulito e percorse le lettere consumate con i polpastrelli per aiutarsi a leggerle: Muham... Ibn Abi Amir. Al Mansur! mormor con riverenza. Non era possibile leggere molto di pi. Un brivido gli percorse la schiena. Si trattava di uno scrigno musulmano dellepoca del capo Almanzor! Perch era nascosto in quel luogo? Si sedette a terra. Se solo avesse potuto aprirlo! 
Esamin la serratura che univa le due lamine di ferro situate nella parte centrale dello scrigno. Come aprirla? Mentre le sue dita giocherellavano sulla chiusura, la striscia di ferro si stacc dolcemente dal cuoio al quale era cucita, con un lieve rumore di vecchio e marcio. Hernando si trov con la serratura in mano. Per alcuni istanti non seppe cosa fare, poi si inginocchi di nuovo e apr il coperchio con solennit. Quando illumin linterno, scopr diversi libri scritti in arabo.
...
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45.
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Cesare Arbasia viveva da solo in una casa vicino alla cattedrale, che era stata sede della dogana. La sera in cui invit a cena Hernando ebbe la delicatezza di evitare la pancetta, oltre a rapanelli, rape e carote, che i moriscos mettevano in relazione allalimentazione dei maiali e quindi detestavano.
Non sono riuscito a ottenere, gli confess il pittore prima di cena, mentre bevevano limonata nel porticato che si affacciava su un patio perfettamente curato, che il montone venisse sacrificato secondo le vostre leggi.
E' gi da tempo che non possiamo permetterci quegli alimenti. Viviamo protetti dalla taqiyya. Dio lo capir. Solo in rare occasioni, nella solitudine delle cascine perdute nei campi, alcuni nostri fratelli possono farlo.
Nella serata primaverile gli uomini si scambiarono uno sguardo in silenzio, respirando il profumo dei fiori. Hernando ne approfitt per bere una sorsata e si lasci trasportare dagli aromi, ricordando un altro patio simile e le risate dei suoi figli mentre giocavano con lacqua. Quella mattina aveva scoperto lultimo viso che .Arbasia aveva dipinto nellaffresco dellUltima cena che decorava la cappella del Tabernacolo. Laffresco era collocato nel frontone, sopra la nicchia destinata a custodire il corpo di Cristo, che era il luogo pi importante. Hernando non era stato capace di distogliere gli occhi dalla figura seduta alla sinistra del Signore, che Lui abbracciava: sembrava... sembrava una donna! 
Devo parlarti, gli aveva detto con gli occhi fissi sulla figura femminile. 
Aspetta, non qui, aveva risposto il pittore mentre seguiva lo sguardo del morisco e intuiva il suo stupore.
Allora, per la prima volta, lo aveva invitato a cena a casa sua.
Parlarono per un po, con il costante sottofondo dellacqua della fontana, fino a quando il maestro non decise di affrontare largomento: Di che cosa volevi parlarmi? Dellaffresco?
Sapevo che allUltima cena avevano partecipato solo i dodici apostoli. Perch hai dipinto una donna, abbracciata da Ges Cristo?
Si tratta di san Giovanni.
Ma...
San Giovanni, Hernando, non insistere.
Daccordo, convenne lui. Allora ascoltami, perch c qualcosa che voglio raccontarti. Circa un mese fa, nellantico minareto del palazzo del duca, ho trovato le copie in arabo di vari libri, insieme a una nota di uno scriba della corte del califfo. Nei due anni che ho trascorso in casa del duca, ho letto molto su di lui. Al Mansur, che i cristiani chiamavano Almanzor, fu capo militare del califfo Hisham secondo, oltre che miglior generale musulmano della storia della Cordova musulmana. Arriv ad attaccare Barcellona e addirittura Santiago de Compostela, facendo abbeverare il suo cavallo allinterno della cattedrale. Da l fece portare a Cordova le campane, sulle spalle di cristiani, per poi fonderle e trasformarle in lampade per la moschea. Pi tardi il re Ferdinando il Santo vendic laffronto. Arbasia ascoltava con attenzione, bevendo limonata. Ma Almanzor fu anche un fanatico religioso e arriv a commettere veri e propri scempi nei confronti della cultura e della scienza. Il padre del califfo, al Hakam secondo, era stato uno dei califfi pi saggi di Cordova. Una delle sue preoccupazioni fu quella di riunire a Cordova il sapere dellumanit, per cui mand emissari ai confini del mondo perch comprassero tutti i libri e i trattati scientifici che potevano trovare. Con essi cre una biblioteca di pi di quattrocentomila volumi. Lo immagini? Quattrocentomila volumi! Pi di quelli contenuti nella biblioteca di Alessandria o in quella della Roma dei papi.
Hernando fece una pausa per bere e constatare leffetto delle sue parole sul maestro che annuiva, come se stesse immaginando quella meraviglia del sapere.
Ebbene, continu, Almanzor ordin che si bruciassero tutti i libri che divergessero minimamente dalla parola rivelata o non avessero alcuna relazione con essa, tranne quelli di medicina e matematica. Libri di astrologia, di poesia, di musica, di
logica, di filosofia... di tutte le arti e le scienze conosciute! A Cordova arsero migliaia di libri unici, irripetibili nel loro sapere, e fu il generale in persona a buttarli sul rogo.
Che orrore! Che follia! mormor il maestro.
Nella lettera che ho trovato nello scrigno, lo scriba spiega ci che ti ho raccontato e il tentativo, da parte sua, di salvare per i posteri il contenuto di alcuni libri che, contro lopinione di Al manzar, egli riteneva meritassero di sopravvivere, anche se sotto forma di copie scritte in fretta, con segni veloci, senza correzioni n regole.
Quattrocentomila volumi! comment Arbasia con un sospiro.
S, conferm Hernando. Sembra che solo gli indici della biblioteca riempissero quarantaquattro tomi di cinquanta pagine luno.
I due uomini fecero una pausa, finch Arbasia fece segno al suo invitato di continuare.
Da allora, ogni sera mi sono dedicato a leggere alcune di quelle copie, nascondendole allinterno di grandi tomi cristiani: magnifiche poesie e trattati di geografia, persino uno di calligrafia, anche se la fretta del copista non gli ha fatto certo un favore. Arbasia apr le mani come se quelle parole non spiegassero lurgenza di parlare con lui.Aspetta, gli spieg Hernando, uno di quei libri  la copia di un vangelo cristiano, un vangelo attribuito allapostolo Barnaba.
Sentendo quel nome, il pittore si drizz sulla sedia.
Sul frontespizio di quella copia, lo scriba sostiene che gli ulema e i faqih scelti da Almanzor tra i giudici pi inflessibili dei libri da distruggere non ebbero nessun dubbio quando si trovarono di fronte un vangelo cristiano. Ma lui riteneva che il testo di Barnaba non facesse altro che confermare la dottrina musulmana, nonostante fosse stato scritto da un discepolo di Cristo e fosse anteriore al Corano. Conclude confessando di riconoscere una tale importanza alla dottrina di Barnaba che, oltre a farne una copia, avrebbe cercato di salvare loriginale dal rogo, nascondendolo da qualche parte a Cordova. Ovviamente nel suo scritto non si rivela se vi sia riuscito o meno.
Che cosa dice quel vangelo?
A grandi linee sostiene che Cristo non era figlio di Dio, ma
solo un essere umano e un profeta in pi. A Hernando sembr di scorgere in Arbasia un impercettibile gesto di consenso.Afferma anche che egli non venne crocefisso, ma che Giuda ne prese il posto sulla croce. Nega che fosse il Messia e annuncia la venuta del vero profeta, Maometto, e la futura rivelazione. Sostiene anche la necessit delle abluzioni e della circoncisione. Si tratta di un testo scritto da qualcuno che visse ai tempi di Ges, che lo conobbe e vide le sue opere ma, al contrario degli altri vangeli, conferma le convinzioni del nostro popolo.
Tra i due uomini scese il silenzio. Era rimasta poca limonata e dallaltra parte del patio comparve una domestica con una caraffa piena, ma Arbasia le fece cenno di allontanarsi.
Sappiamo che il clero ha manipolato la dottrina dei vangeli, aggiunse Hernando.
Attese una reazione da parte del pittore alle sue ultime parole, ma quello rimase impassibile. Forse troppo.
Perch me lo racconti? chiese alla fine, con una certa durezza. Da cosa deriva lurgenza di parlare con me? Che cosa ti fa pensare...
Oggi, lo interruppe Hernando, davanti alla tua opera, ho visto nel Ges Cristo che hai dipinto un uomo normale, un essere umano che abbraccia una... che abbraccia qualcuno con affetto, amabile, addirittura sorridente. Non  il Ges Cristo figlio di Dio, onnicomprensivo e onnipotente, sofferente e ferito, sanguinante, che si vede in ogni angolo della cattedrale.
Arbasia non rispose, ma si port una mano al mento e rimase pensieroso. Hernando rispett il suo silenzio.
Tu sei musulmano, disse alla fine il pittore. Io sono cristiano...
Ma...
Il maestro gli fece cenno di tacere.
.E' difficile sapere chi possiede la verit... Voi? Noi? Gli ebrei? E ora i luterani, che si sono separati dalla dottrina ufficiale della Chiesa: hanno ragione? Vi sono tanti altri cristiani che non accettano la dottrina ufficiale. Arbasia interruppe per un attimo il suo discorso. La verit  che tutti crediamo in un unico Dio, che  sempre lo stesso: il Dio di Abramo. I musulmani invasero queste terre perch li chiamarono altri cristiani, gli ariani, oggi considerati eretici; ma i castigliani erano ariani.
I castigliani si trovavano anche nel Nord. dellAfrica e ci misero molto tempo a comprendere che gli arabi accorsi in loro aiuto, in realt, erano musulmani. Ti rendi conto? Larianesimo, cio una forma di cristianesimo, e lislamismo erano simili. Gli ariani consideravano lIslam una religione simile alla loro: entrambe negavano la divinit d Ges Cristo. Quella, fu la ragione per cui tutti questi regni furono conquistati in soli tre anni. Credi che sarebbe stato possibile sottomettere tutta lHispania in tre soli anni, se coloro che vivevano in queste terre non si fossero aperti a quelle credenze senza abbandonare la propria fede? E' un unico Dio, Hernando, quello di Abramo. A partire da l, tutti lo vediamo in un modo o nellaltro. E' meglio non insistere. lInquisizione...
Ma se gli stessi cristiani, quelli che conobbero Ges Cristo, sostengono che non fu il figlio di Dio... cerc di insistere Hernando.
Siamo noi uomini a separare, a interpretare, a scegliere. Dio  sempre lo stesso, e credo che nessuno lo neghi. Andiamo a cenare, aggiunse alzandosi allimprovviso. Il montone devessere pronto.
Durante la cena Arbasia lasci cadere qualunque conversazione sui suoi affreschi della cappella del Tabernacolo e sul vangelo di Barnaba, e port il discorso su argomenti banali. Hernando non insist.
La fortuna e la sapienza siano con te, disse al morisco sulla porta di casa, congedandosi da lui.
Una volta rientrato a palazzo, Hernando si chiese che cosa avrebbe dovuto fare con quel vangelo. Secondo quanto gli raccontava Aisha durante i loro frequenti incontri, Abbas si era circondato di uomini violenti e impetuosi, guidati dal rancore e dallodio verso i cristiani. Ormai non esisteva nessuna organizzazione che potesse far giungere alla comunit la parola rivelata. Il nuovo consiglio era fortemente propenso alla lotta: le voci di rivolte e tentativi di sollevamenti correvano di bocca in bocca per la citt di Cordova, contribuendo ad aggravare la rivalit tra cristiani e moriscos. Lultimo tentativo si era verificato un anno prima e aveva provocato limmediata reazione del Consiglio di Stato, che aveva richiesto un rapporto dettagliato allInquisizione. Si trattava di una congiura tra i turchi e il re di
Navarra, Enrico terzo, ugonotto e acerrimo nemico di Filippo secondo, per invadere la Spagna con laiuto interno dei moriscos.
Sono uomini ignoranti, afferm Aisha riferendosi ai nuovi membri del consiglio.Ho sentito dire che nessuno di loro sa leggere o scrivere.
Hernando sapeva che non sarebbe stato ben accolto da Abbas e dai suoi seguaci. Che cosa avrebbero fatto quegli uomini con la copia del vangelo? Probabilmente avrebbero ripetuto ci che, ai suoi tempi, aveva fatto Almanzor: anche se appoggiava le dottrine coraniche, avrebbero considerato il libro eretico in quanto scritto da un cristiano. Inoltre, nonostante la sua antichit, si trattava solo di una copia e avrebbero di certo dubitato dellautenticit. Chiss se lo scriba era riuscito a salvare loriginale dal rogo.
Hernando sospir: era sicuro che la violenza non avrebbe migliorato la situazione del suo popolo. Sarebbero sempre stati schiacciati da una forza pi grande, come gi era accaduto in passato. Una forza che trovava nelle ribellioni il motivo per scatenare lodio profondo nei confronti dei moriscos. Ma. poteva esistere un altro cammino per ottenere che gli uni e gli altri riuscissero a convivere in pace?
Otto giorni dopo la cena con Arbasia, Hernando fu chiamato al cospetto del duca, che era apparso a Cordova di passaggio tra Siviglia e Madrid. Glielo comunicarono nelle scuderie del palazzo, mentre si preparava per uscire a passeggio in groppa a Volador, il magnifico roano che il duca gli aveva regalato e che era marchiato con la R della nuova razza creata da Filippo secondo. Qualunque cosa succedesse, quel cavallo era suo, gli aveva assicurato don Alfonso, che era al corrente di quanto era successo con Azirat. Per dimostrarglielo, gli consegn un documento intestato a lui, emesso dal suo segretario e firmato di persona dal duca di Monterreal.
Restitu Volador allinserviente delle scuderie e si incammin dietro al giovane paggio incaricato di trasmettergli la richiesta del duca.
Dovettero attraversare cinque cortili, tutti colmi di fiori e con una fontana al centro, prima di giungere allanticamera
dove un nutrito gruppo di persone aspettava di essere ricevuto dal nobile: non appena si era saputo del suo arrivo, molti si erano affrettati a chiedergli udienza. Sulle panche per i visitatori, addossate alle pareti laterali del salone, erano seduti alcuni sacerdoti, un cavaliere ventiquattro di Cordova, due giurati, varie persone sconosciute a Hernando e tre hidalgos che vivevano nel palazzo. Su unaltra panca sedevano i servitori, incaricati di occuparsi dei visitatori durante lattesa, e accanto a loro cera un panchetto su cui si sedette il paggio che lo accompagnava, dopo averlo affidato al maestro di sala.
Il giovane percep gli sguardi di odio con cui i visitatori lo seguivano lungo la sala perch passava davanti a tutti. A differenza degli altri, che aspettavano abbigliati con i migliori vestiti di gala, lui indossava la tenuta da cavallerizzo, con stivali fino alle ginocchia, pantaloni lisci, camicia e una tunica attillata, senza ornamenti. Quando vide avvicinarsi Hernando e il maestro di sala, il custode che regolava laccesso allo studio del duca buss lievemente alla porta e li fece passare, senza che si dovessero fermare.
Hernando! Il duca si alz dalla scrivania e gli and incontro, ricevendolo come se fosse un buon amico.
Il segretario e lo scrivano corrugarono la fronte.
Don Alfonso, lo salut il morisco, accettando con un sorriso la mano che gli veniva tesa.
Si diressero verso un paio di poltrone di pelle allaltra estremit dello studio, a una certa distanza dal segretario e dallo scrivano. Il duca si mostr interessato alla vita di Hernando, che rispose alle sue molte domande. Il tempo passava e la gente aspettava fuori, ma sembrava che al nobile non importasse per niente, considerando come s dilung a parlare dei volumi che componevano la sua biblioteca quando, per caso, sorse quel tema di conversazione.
Mi piacerebbe avere tanto tempo a disposizione come te per dedicarmi alla lettura, afferm a un certo punto. Approfittane, perch fra poco non potrai pi farlo. Lespressione di sorpresa di Hernando non pass inavvertita al duca. Non ti preoccupare, potrai portare con te i libri che vorrai. Silvestre, chiam allora il segretario, dammi il lasciapassare. Allora, disse tenendo il documento in mano,come sai, ho lonore di
far parte del Consiglio di Stato di Sua Maest. In realt il problema di cui ti parler riguarda il consiglio delle Finanze, ma i suoi funzionari sono del tutto incapaci. di ottenere i mezzi di cui il re ha bisogno, per cui ormai doti Filippo non fa altro che inveire contro di loro quando gli negano il denaro. Le Alpujarras, rivel allora don Alfonso, consegnandogli il documento. Non mi hai chiesto qualcosa da fare? aggiunse con un sorriso. Quasi tutti i luoghi che fanno parte delle Alpujarras appartengono alla corona e Sua Maest  furioso perch non rendono ci che dovrebbero, anche se coloro che le hanno ripopolate hanno ottenuto esenzioni nel pagamento di gabelle e altri privilegi. Ci nonostante, le terze reali, le somme che il consiglio doveva ottenere dalla riscossione delle imposte, non sono quelle che ci si aspettava. Era piuttosto arrabbiato quando me ne ha parlato, cos mi  venuto in mente che forse tu, che conosci la zona, potresti scoprire cosa succede, in modo che Sua Maest confronti i tuoi rapporti con quelli del tribunale per il ripopolamento di Granada e il consiglio delle Finanze. Il re ha accettato di buon grado la proposta, perch gli piacerebbe dare una lezione a quelli del consiglio.
Le Alpujarras! mormor Hernando. Don Alfonso gli stava proponendo di recarsi nelle Alpujarras! Rigido sulla poltrona, a disagio, si rigirava tra le mani il documento che Silvestre gli aveva consegnato, guardando laccigliato segretario che rimaneva alle spalle del duca. Ebbe la tentazione di rompere la ceralacca che sigillava il lasciapassare, ma il discorso di don Alfonso richiam la sua attenzione.
Dopo lespulsione dei cristiani nuovi dalle Alpujarras, il re mand suoi inviati nelle terre di Galizia, Asturia, Burgos e Leon per trovare coloni con cui ripopolarle. Ai nuovi abitanti furono assegnate case e fattorie e, come ti ho gi detto, furono concessi benefici nel pagamento delle gabelle, oltre ad alimenti e animali per incentivare la coltivazione delle terre. Sua Maest sa perfettamente che la ripopolazione non  stata completa e che molti posti sono rimasti disabitati, ma le terre non rendono comunque ci che dovrebbero. Tu dovrai viaggiare nella regione come mio inviato personale, mai del re. Hai capito? Sua Maest non vuole che il governatore delle Alpujarras o il procuratore generale credano che non ha fiducia in loro.
Allora... chiese Hernando.
Un altro dei privilegi concessi a quelle persone  la possibilit di far accoppiare le puledre senza bisogno della licenza reale, per cui bisogna supporre che, in questi anni, lallevamento equino sia aumentato in modo considerevole. La tua missione, come recita questo lasciapassare, sar di trovare buone puledre da riproduzione per le mie scuderie. Tu ti intendi di cavalli ed  evidente che nessuna ti piacer. Non credo che in quelle terre possano esistere animali di qualit, ma se ne trovassi qualcuno che vale davvero la pena non esitare a comprarlo, concluse sorridendo.
Hernando rimase pensieroso per alcuni momenti: le Alpujarras, la sua terra! Eppure fu assalito allimprovviso da un sudore freddo.
Ma ci saranno ancora cristiani che hanno vissuto la guerra. Come riceveranno un cristiano nuovo?
Nessuno oser alzare la mano su un inviato del duca di Monterreal! disse don Alfonso, alzando la voce. Tuttavia la perplessit che vide sul volto di Hernando lo obblig a riconsiderare la sua affermazione.Tu eri cristiano, sapevi pregare. Lo hai fatto con me, ricordi? Abbiamo pregato insieme la Madonna. Anche adesso lo fai. Sono sicuro che avrai amici che potranno confermare la tua condizione, se qualcuno ne dubitasse.
Hernando si accorse che Silvestre si era innervosito e si era avvicinato a don Alfonso per ascoltare la risposta. Che amici cristiani aveva avuto a Juviles? Andrs, il sacrestano? Di sicuro lo odiava per quello che sua madre aveva fatto al sacerdote. Chi altro cera? Non riusciva a ricordare nessuno, ma non lo avrebbe mai ammesso davanti al duca: non poteva svelargli che la sua liberazione era stata solo frutto del caso.
C qualcuno, no? chiese Silvestre alle spalle del duca. Don Alfonso lasci che il suo segretario intervenisse.
Ho promesso al re che avremmo cercato qualcuno, insist il nobile.
S... s, esit Hernando, c.
Chi ? Come si chiama? sbott il segretario.
Hernando incroci il suo sguardo. Sembrava che luomo conoscesse la verit e lo trafiggeva con gli occhi. Era come se avesse aspettato con ansia quel momento, il momento in cui sarebbe 
stata svelata la vera fede di chi riceveva tanti favori dal suo signore. Gli aveva persino regalato un cavallo della nuova razza! 
Chi ? insist Silvestre di fronte alla titubanza del morisco.
Il marchese di vlez! afferm allora Hernando alzando la voce.
Don Alfonso si raddrizz sulla poltrona, Silvestre retrocedette di un passo.
Don Luis Fajardo? chiese il duca con stupore. Che legame puoi avere tu con don Luis?
Lo stesso che ho con voi, spieg Hernando. A suo tempo, salvai anche la vita di una bambina cristiana di nome Isabel, che consegnai al marchese e a suo figlio, don Diego, alle porte di Berja. Ho salvato diverse persone, ment guardando con insolenza Silvestre, gi alterato in viso. Il duca ascoltava con attenzione. Per questo dovevo sembrare morisco, perch altrimenti mi sarebbe stato impossibile farlo. Alcuni lo sapevano, la maggioranza no. Isabel lo sapeva e, poich si trattava di una bambina, la condussi dai Vlez. Potete chiedere a loro.
Stai parlando del secondo marchese di Vlez, Diavolo Testa di Ferro, che ha combattuto nelle Alpujarras. E' morto poco dopo, gli rivel il duca. Anche lattuale marchese, il quarto, si chiama Luis. Hernando sospir.Non preoccuparti, lo incoraggi don Alfonso, come se avesse capito la ragione di quel sospiro. Possiamo confermare la tua storia. Suo figlio Diego, che era con lui a Berja ed  cavaliere dellordine di Santiago,  vivo ed , oltretutto, un mio lontano parente. Il Diavolo si spos con una Fernndez di Cordova. Il duca lasci passare alcuni istanti.Ti ammiro per ci che hai fatto in quella maledetta guerra, disse poi, e sono sicuro che tutte le persone che vivono in questa casa condividono il mio sentimento. Non  vero, Silvestre?
Don Alfonso non si volt neppure verso il segretario, ma il tono imperativo delle sue parole bast a far capire a Silvestre che il suo signore non avrebbe pi tollerato voci o supposizioni riguardo allamico morisco.
Certo, eccellenza, rispose quello.
Allora mettiti in contatto con don Diego Fajardo di Cordova e chiedigli informazioni su quella bambina cristiana. Io ti
credo, Hernando, dichiar, rivolgendosi a lui. Non ho bisogno che mi confermino la tua storia, ma voglio che, quando cavalcherai nelle Alpujarras, tu venga ricevuto per quello che sei: un cristiano che mise in pericolo la propria vita per gli altri cristiani. Il re non deve rischiare i propri interessi per i possibili sospetti dei cristiani vecchi che abitano in quei luoghi.
Il duca diede per conclusa ludienza, che si era prolungata molto pi del tempo da lui dedicato in genere ad altri argomenti, per quanto importanti, che sbrigava rapidamente.
Continuiamo con le petizioni, ordin infine. In un attimo, da un angolo che Hernando non riusc a individuare, usc correndo un paggio per avvisare il maestro di sala. Non  necessario, disse il duca, arrestando la corsa del piccolo.
Il bambino si ferm e, stupito, guard lo scrivano. Silvestre gli indic di ritornare a una panchetta situata in un angolo nascosto e buio, dove era seduto un altro giovane paggio. Rompendo il protocollo, il duca in persona accompagn Hernando fino alla porta, lapr e davanti ai suoi sorpresi visitatori, sempre in attesa delle corse dei valletti con istruzioni o messaggi, lo abbracci e si conged da lui con due baci sulle guance. Molti, che non avevano nascosto il disprezzo allentrata del morisco, abbassarono gli occhi mentre lui attraversava di nuovo lanticamera, diretto verso le scuderie.
Per quanto fosse ancora in sospeso la conferma del figlio del marchese di Vlez, le voci sullaiuto prestato da Hernando a Isabel e a un numero imprecisato di cristiani durante la rivolta, che si gonfiavano a mano a mano che si diffondevano, arrivarono non solo alla comunit cristiana ma anche a quella moresca. Gli schiavi del duca si incaricarono di farlo sapere ad Abbas e agli altri membri del consiglio, che trovarono in quelle informazioni la prova delle accuse che gi esistevano contro il traditore.
Com possibile? gli grid Aisha in una delle occasioni in cui and a trovarla. Passeggiavano lungo la riva del Guadalquivir, verso il mulino di Martos, vicino alle concerie dove anni prima si era imbarcato sulla Virgen Cansada. Il consiglio municipale aveva deciso di trasformare quella zona in area ricreativa
dei cordovesi. La donna non fece caso alla gente che circolava intorno a lei: parlava con un tono offeso, colmo di tristezza. Ci hai ingannati tutti! Il tuo popolo! persino Hamid! 
Era solo una bambina, madre. Volevano venderla come schiava! Non credere ai pettegolezzi...
Una bambina come le tue sorelle! Le ricordi? Le hanno ammazzate i cristiani nella piazza di Juviles, insieme a pi di mille donne. Pi di mille, Hernando! E quelle che non sono state assassinate, sono state vendute allasta in plaza Bibarrambla, a Granada. Migliaia e migliaia di nostri fratelli sono stati uccisi o resi schiavi. Anche Hamid! Ti ricordi di lui?
Come faccio a non ricordarmi di...
E Aqil e Musa... lo interruppe la madre, gesticolando con veemenza. Dove sono finiti? Ce li hanno rubati non appena siamo arrivati in questa maledetta citt e li hanno venduti come schiavi, anche se erano solo dei bambini. Nessun cristiano  corso a difenderli! Erano bambini, proprio come quella... quella Isabel di cui parli. Camminarono in silenzio per un lungo tratto. Non capisco, si lament Aisha con la voce sconfitta, ormai vicino al mulino che si inoltrava nel fiume per usufruire della corrente nella macina del grano. Mi  gi costato farlo con la storia del nobile, ma adesso... Hai tradito il tuo popolo! Si volt verso il figlio, con il viso invaso da una fermezza che poche volte lui le aveva visto. Sarai anche il capofamiglia... di una famiglia che non esiste pi, sarai anche lunico che mi rimane al mondo, ma non voglio vederti mai pi. Non voglio niente da te.
Madre... balbett Hernando. Aisha gli diede la schiena e sincammin verso il quartiere di Santiago.
...
.
...
46.
...
.
...
Hernando ripens a ogni momento vissuto quattordici anni prima, quando aveva percorso quello stesso itinerario in direzione di Cordova, infelice e malridotto, insieme a migliaia di altri moriscos. Sent di nuovo il peso degli anziani che aveva dovuto aiutare e i lamenti di madri, bambini e malati.
Con modi bruschi, ordin che si passasse la notte nellabbazia di Alcal la Real, ancora in costruzione.
Potremmo continuare ancora un po, si lament don Sancho. In primavera i giorni sono pi lunghi.
Lo so, rispose Hernando asciutto, in groppa a Volador. Ma ci fermeremo qui.
Don Sancho, lhidalgo scelto dal duca per accompagnare Hernando nel viaggio, mise il broncio di fronte alle imperative istruzioni di chi, fino a poco tempo prima, era stato suo allievo. I quattro servitori armati che li accompagnavano, e che sorvegliavano la carovana di mule cariche di bagagli, si scambiarono occhiate complici davanti alla nuova prova di autorit dopo le molte fornite nei giorni precedenti. Hernando avrebbe preferito viaggiare solo.
La comitiva si sistem nellabbazia. Il sole iniziava a tramontare quando il morisco chiese che bardassero di nuovo Volador e da solo, al passo, seguito dallo sguardo degli abitanti della cittadina, scese dalla collina su cui si trovavano la fortezza e il abbazia, con i campi coltivati ai suoi piedi e la Sierra Nevada in lontananza. Quando fu lontano dal borgo e si trov in aperta campagna, spron Volador. Il cavallo inizi a saltare con allegria, come se gioisse del galoppo che gli chiedeva il suo cavaliere dopo le lunghe, lente e noiose giornate in cui aveva dovuto adattare il suo ritmo a quello delle mule.
Hernando non ebbe difficolt a identificare la pianura nella quale avevano passato la notte durante lesodo verso Cordova, ma non gli fu altrettanto facile trovare il canale dirrigazione in
cui Aisha aveva lavato Humam dopo aver strappato il suo cadavere dalle braccia di Fatima. Non poteva essere molto lontano dallaccampamento. Cavalc per i campi, osservando con attenzione i canali che li attraversavano. Non avevano segnalato in alcun modo la tomba del piccolo: lo avevano sotterrato nella terra vergine, avvolto solamente dal triste silenzio di Fatima e dalla monotona cantilena di Aisha.
Gli sembr di riconoscere il posto, vicino a un rigagnolo dacqua che continuava a scorrere come allora. Glielo doveva, pens. Lo doveva a Fatima e ai suoi figli, che non aveva nemmeno potuto seppellire. Lo doveva a se stesso. La tomba di quel bambino morto era lunico resto di sua moglie e dei suoi figli che, come Humam, erano nati dal ventre di Fatima. Smont davanti a un piccolo tumulo di pietre che lo scorrere del tempo non era riuscito a nascondere, sicuro che sotto quella terra riposasse il cadavere del figlio di Fatima. Si guard intorno: non cera nessuno, sentiva solo il respiro del cavallo dietro di lui. Leg Volador a un cespuglio e si diresse al canale, dove si lav con lentezza e con cura. Contempl i bagliori rossicci del sole del crepuscolo, si tolse il mantello e si prostr su di esso, ma quando inizi le preghiere gli si form un nodo in gola e scoppi a piangere. Singhiozz mentre cercava di cantare le sure, finch il colore cenerino del cielo gli indic che era arrivato il momento di porre fine alla preghiera della sera.
Allora si alz, frug nei suoi vestiti ed estrasse una lettera scritta con inchiostro di zafferano, Lepistola funeraria, per la quale il defunto sarebbe stato ricompensato al momento di pesare le sue azioni sulla bilancia divina.
Scav con le mani nel punto in cui immaginava si trovasse la testa del bambino e seppell la lettera.
Non abbiamo potuto accompagnare la tua morte con questa lettera, sussurr mentre la copriva con la terra. Dio lo capir. Permettimi di racchiudere in essa alcune preghiere per tua madre e per i fratelli che non hai potuto conoscere.
Come tutti gli insediamenti attraversati percorrendo la strada che partiva da Lanjaron, davanti alla cui diroccata fortezza Hernando non riusc a evitare di pensare alla spada di Maometto,
sepolta ai piedi della torre, Ugijar, la capitale delle Alpujarras, appariva quasi spopolata. I galiziani e i castigliani arrivati a sostituire i moriscos espulsi non erano sufficienti per ripopolare la zona, e un quarto circa dei paesi era stato abbandonato. La sensazione di libert che sentiva passando nella valle, con le cime della Sierra Nevada alla sua sinistra e la Contraviesa alla sua destra, diminu davanti alle case chiuse e diroccate.
Ma nonostante labbandono di quei luoghi, Hernando godette con nostalgia di ogni albero, ogni animale, ogni ruscello e ogni pietra del cammino. I suoi occhi percorrevano ininterrottamente il paesaggio e i ricordi gli si affollavano alla mente, mentre don Sancho e i servitori non smettevano di lamentarsi, senza nascondere la ripugnanza che provavano di fronte alla povert delle terre e della gente.
Erano trascorsi circa due mesi da quando il duca gli aveva parlato della sua missione. In quellintervallo di tempo Hernando aveva parlato con juan Marco, il maestro artigiano presso il quale lavorava Aisha. Si conoscevano e alcune volte gli era capitato di conversare con lui. Si trattava di un arrogante tessitore di velluti, rasi e damaschi che si considerava al di sopra di quelli che, nel suo stesso settore, trattavano altri tipi di stoffe: sete, veli, filati, come pure degli altri tessitoriminori che lavoravano il taffett. Il maestro non nascondeva il proprio interesse a trovare un canale di vendita nella casa del duca di Monterreal.
Aumentale la diaria, gli aveva detto Hernando un pomeriggio. Nascosto in un angolo vicino al laboratorio, aveva aspettato che la figura della madre si perdesse in fondo alla strada. Dopo la discussione che avevano avuto, Aisha non accettava nessun aiuto dal figlio.
Perch dovrei farlo? gli chiese il maestro.Tua madre conosce il prodotto, come molte donne di Granada, ma non  mai arrivata a tesserlo. Le ordinanze mi impediscono di affidarle qualsiasi lavoro che non sia quello di aiutare...
In ogni caso, aumentagliela. Non ti coster niente. Gli mise in mano tre scudi doro.
E' facile per te dirlo! Non sai come sono queste donne: se aumento lo stipendio a una, le altre mi salteranno addosso come lupe...
Hernando sospir. Il tessitore si faceva pregare.
Non deve saperlo nessuno, solo lei. Se lo farai, interceder
presso il duca perch si interessi ai tuoi prodotti, disse il giovane, 
guardandolo diritto negli occhi.
Quella promessa, insieme agli scudi doro, convinse il tessitore, 
al quale rimase comunque unultima domanda in sospeso. Daccordo, ma... perch?
Non ti riguarda, lo interruppe Hernando. Limitati a fare la tua parte.
Una volta risolto quel problema, ne restava un altro. Le misure che doveva prendere prima del viaggio erano poche, pens una sera, dopo aver bussato alla porta della casa di Arbasia: entrambe importanti, ma solo due. La domestica gli apr e lo fece aspettare nellingresso, in penombra. Lultima volta che aveva dovuto viaggiare, si era limitato a lasciare la casa nelle mani di Fatima e a chiedere ad Abbas che si prendesse cura della sua famiglia...
A che cosa debbo la tua visita, Hernando? E' tardi, interruppe i suoi pensieri Arbasia, con espressione affaticata.
Perdonami, maestro, ma devo partire per un viaggio e credo che in tutta Cordova ci sia solo una persona di cui posso fidarmi.
Gli tese un cilindro di cuoio al cui interno era nascosta la copia del vangelo di Barnaba. Arbasia lo immaginava e non fece cenno di prenderlo.
Mi metti in difficolt, afferm. Che cosa potrebbe succedere se lInquisizione trovasse questo documento nelle mie mani?
Hernando, a sua volta, mantenne il braccio teso.
Godi del favore del vescovo e del Capitolo. Nessuno ti dar fastidio.
Perch non lo nascondi dove lhai trovato? E' stato l per anni senza essere scoperto...
Non  questo. Certo, potrei nasconderlo in molti posti. Lunica cosa che voglio  che questo prezioso documento non vada di nuovo perso, nel caso in cui mi succeda qualcosa. Sono sicuro che, se ci accadesse, tu saprai cosa farne.
E la tua comunit?
Non mi fido di loro, ammise Hernando.
E neppure loro di te, sembra. Ho sentito voci...
Non so che cosa fare, Cesare. Ho lottato per le nostre leggi e la nostra religione fino a mettere in pericolo la mia vita. Mi era stato detto che per farlo avrei dovuto sembrare pi cristiano dei cristiani, e ora la stessa persona che me lo disse mi rifiuta come musulmano. Tutta la comunit mi disprezza... Pensano che io sia un traditore. Persino mia madre! Hernando tir un profondo sospiro prima di continuare. E non  solo quello: a quanto ho sentito, ora per i miei fratelli la violenza sembra essere lunico modo di uscire dalloppressione.
Arbasia prese il vangelo.
Non pretendere la riconoscenza dei tuoi fratelli, gli consigli il pittore. Questa  superbia. Cerca solo quella del tuo Dio, continua a lottare per ci che senti, ma pensa sempre che lunico cammino  quello della parola e della comprensione, mai quello della spada. Arbasia rimase un attimo in silenzio, prima di congedarsi: La pace sia con te, Hernando.
Grazie, maestro. La pace sia con te.
A Ugijar, il governatore delle Alpujarras era stato avvisato del suo arrivo. Proprio come Hernando aveva adottato certe misure prima di partire, anche il duca aveva ordinato al suo segretario di mandare un messaggio al rappresentante del re nella capitale per chiedergli che, attraverso le informazioni che gli potevano dare i Vlez, cercasse quella bambina, ormai donna, che rispondeva al nome di Isabel.
Hernando e i suoi accompagnatori giunsero nella piazza della chiesa. Il tempio era stato restaurato. In groppa a Volador, fece scorrere lo sguardo intorno. Quante esperienze aveva vissuto in quella piazza e nei suoi dintorni! La ricord affollata dagli uomini dellesercito di Aben Humeya. Il mercato, i giannizzeri e i turchi, che aveva visto l per la prima volta. Fatima, Isabel, Ubaid, il mercante Salah, larrivo di Barrax e dei suoi uomini...
Benvenuti! 
Hernando era cos assorto nei suoi ricordi da non accorgersi dellarrivo di una piccola comitiva guidata dal governatore, un uomo rozzo e basso, con i capelli neri come il suo vestito, 
accompagnato da due guardie. Allora smont, imitando don Sancho. Il governatore si rivolse allhidalgo, ma costui gli fece un brusco segnale per indicargli che doveva rivolgersi allaltro cavaliere.
In nome del corregidor di Granada, disse laltro, quando fu davanti al morisco,vi do il benvenuto.
Grazie, ribatt Hernando, stringendo la mano che il governatore gli offriva solennemente.
Il duca di Monterreal si  rivolto al corregidor per il vostro soggiorno. Vi abbiamo preparato una sistemazione.
Diversi curiosi si avvicinarono al gruppo. Hernando si mosse, a disagio per quel ricevimento. Pensando di dover seguire il governatore fino alla casa che gli avevano preparato, fece un passo avanti, ma luomo continu il suo discorso.
Devo darvi il benvenuto anche a nome di sua eccellenza, don Ponce di Hervs, giudice della Reale Cancelleria di Granada... Hernando apr le mani in segno di incomprensione. Si tratta, spieg il governatore, del marito di donna Isabel, la bambina che salvaste con molto coraggio dalla schiavit alla quale lavrebbero ridotta gli eretici. Il giudice, la moglie e tutta la sua famiglia vorrebbero ringraziarvi personalmente e, attraverso la mia umile persona, vi pregano che, una volta portata a termine la vostra missione nelle Alpujarras, vi rechiate a Granada, dove sarete onorati in casa di sua eccellenza.
A Hernando sfugg un sorriso. La bambina era viva. Proprio l, in quella piazza, aveva tirato la corda che la legava, cercando di evitare i mercanti della piazza e ignorare le offerte che riceveva. Poteva ottenere pi di trecento ducati per lei, ricord che gli aveva gridato uno dei giannizzeri sulla soglia della casa di Aben Humeya.
Che cosa gli rispondo? chiese il governatore.
A chi? volle sapere Hernando, ritornando alla realt.
Al giudice. Aspetta una risposta al suo invito. Che cosa gli rispondo?
Ditegli di s... Andr a casa sua.
Il duca aveva ragione: le giumente nate nelle Alpujarras non erano di buona qualit. Si trattava di animali bassi al garrese,
goffi, dal collo corto e rigido, con grandi teste che sembravano troppo pesanti. Hernando visit paesi e luoghi vari chiedendo di vedere i cavalli e lo fece da solo, con una decisione che n don Sancho n gli altri accompagnatori misero in discussione. Si muoveva in sella a Volador, riscuotendo lammirazione delle persone umili che si avvicinavano per vendere qualche cavallo. Nessuno riconobbe in lui uno dei moriscos che si erano ribellati quattordici anni prima. Era vestito alla foggia castigliana, con un lusso che lo imbarazzava: i suoi occhi azzurri e la sua carnagione, pi pallida addirittura di quella di molti nativi delle Alpujarras, evitavano che destasse il bench minimo sospetto. Sentendo di tradire la sua gente, approfitt delle lezioni che aveva ricevuto da don Sancho e cerc di parlare senza usare la fonetica caratteristica dei moriscos. In quel modo, si conquist una grande libert di movimento che gli permise di recarsi a Juviles. Diversi insediamenti della valle erano abbandonati e nel paese in cui aveva vissuto i suoi primi anni non abitavano pi di quaranta persone.
Con sentimenti contrastanti alla vista delle case, della chiesa e della piazza che si apriva vicino al tempio, segu il podest di Juviles fino al luogo dove costui teneva quattro cavalli che forse potevano interessarlo. Mentre attraversava la piazza chiuse gli occhi e, allistante, sent il rumore degli archibugi e delle grida delle donne, inal lodore di polvere da sparo, sangue e paura. In quella piazza erano morte mille donne! Fece un respiro profondo, cercando di riprendersi... Quella notte aveva visto Fatima per la prima volta, quella notte erano morte le sue sorellastre. Quella stessa notte era diventato un eroe per sua madre, che ora lo disprezzava...
Non appena luomo si incammin verso i dintorni del villaggio, in direzione della sua casa di un tempo, Hernando si rese conto che usava il vecchio recinto delle sue mule per stabulare i cavalli. Camminava vicino al podest, tirando Volador per le briglie. Pi si avvicinavano, pi il rumore degli zoccoli si trasform, nelle sue orecchie, nellirregolare passo della Vecchia, quando giungeva da sola in paese annunciando larrivo della carovana. Non riusc a evitare di evocare il panico che provava allora, quando doveva incontrarsi con il suo patrigno. Brahim... Chiss che fine aveva fatto. Magari fosse morto! 
Esamin i quattro cavalli, simulando maggior interesse di quello che provava, e ne approfitt per guardarsi intorno. In un angolo scopr lincudine sulla quale si riparavano le serrature e alcuni oggetti nei quali gli sembr di ritrovare parte della sua infanzia. La casa era disabitata: era stata adibita a magazzino e, come gli disse il podest, allallevamento di bachi da seta, di cui si occupava lui stesso insieme alla moglie.
Le stanze del primo piano erano gi allestite con file di graticci attaccati alle pareti per lallevamento dei bozzoli, spieg come se in quel modo si fosse risparmiata molta fatica. Non ho dovuto fare altro che approfittare del lavoro degli eretici! aggiunse ridendo.
Il podest si risent per il rifiuto di Hernando a comprargli lunica giumenta che possedeva.
Non troverete niente di meglio in tutta la Sierra, sbott, sputando per terra.
Mi spiace, rispose lui. Ma non credo sia quello che il duca desidera per le sue scuderie.
Alla sola citazione del nobile luomo si agit, come se, con lo sputo, avesse insultato il duca.
Pigra, indolente e fannullona: fu quella limpressione sulla gente che aveva ripopolato le terre un tempo appartenute ai suoi. Lasci il podest con i suoi ronzini e i suoi bozzoli, e sal lungo i pendii delle montagne.
Tutti i piccoli terrazzamenti guadagnati alla montagna nel corso degli anni, sia quello dove aveva lavorato lui, sia quello di Hamid e di molti altri moriscos laboriosi che rendevano fertili le pietre a colpi di zappa, erano ora sterili e invasi da erbacce. In molti tratti i muretti di pietra che contenevano i terrazzamenti e che scalavano i pendii erano crollati, e la terra franava dagli uni agli altri senza ostacoli. I. canali che un tempo irrigavano campi e giardini, ora rotti e abbandonati, lasciavano scappare lacqua, fonte di vita.
Inetti alla coltivazione e incapaci nellallevamento, concluse Hernando. Ognuno dei nuovi coloni possedeva il triplo delle terre che avevano avuto i moriscos e, tuttavia, morivano di fame, anche se cercavano di giustificare la loro indolenza.
Tutte queste terre appartengono al re, gli spieg un galiziano massiccio, circondato da gente del posto, durante una
sosta che Hernando fece in una locanda, e quindi dipendono direttamente dal corregidor di Granada. Tra le altre vi sono quelle di alta montagna, dove il bestiame durante lestate si alimenta con un po di erba, arbusti e gramigna. Dato che i pascoli sono comunali, molti notabili della citt, amici del corregidor, mandano le proprie greggi nelle Alpujarras e lasciano che gli animali distruggano i raccolti e i gelsi. In pi, quando  il momento di riportare le bestie a casa o spostarle da un pascolo-allaltro, usano uomini armati che scelgono quelle migliori, anche se non sono le loro.
Ce le rubano, eccellenza, grid un altro uomo, infuriato, e il podest di Ugijar non fa nulla per difenderci.
Ma Hernando non lo ascoltava. Ricordava con nostalgia come, da bambino, dovesse riunire le greggi, dopo che gli allevatori le avevano disperse per sgravarsi della decima.
Vostra eccellenza far qualcosa? insist il galiziano, bloccato da un anziano che gli stava vicino quando cerc di afferrare Hernando per il braccio.
Sono venuto soltanto a comprare cavalli, gli rispose il giovane piuttosto bruscamente. Che ne sapevano, quei cristiani, di furti e violazioni dei diritti della gente? Che ne sapevano dellimpunit con cui venivano maltrattati i moriscos? Quelli che gli facevano domande, aspettandosi qualcosa da lui, non pagavano neppure le gabelle, perch ne erano esentati. Lavorate! fu sul punto di esortarli.
Malgrado sapesse con certezza quali fossero le cause delle scarse entrate reali e, ancora di pi, che l non avrebbe trovato nessuna giumenta meritevole di essere acquistata per le scuderie di don Alfonso, Hernando decise di prolungare il suo soggiorno nelle Alpujarras. Lirritazione di don Sancho e dei servitori per essere costretti a vivere nella casa piccola e senza comodit di un villaggio sperduto era una ricompensa sufficiente. Il rozzo podest e labate di Ugijar, oltre ad alcuni dei sei canonici, erano le uniche persone con cui lhidalgo poteva permettersi un minimo di conversazione. Hernando, a cavallo, abbandonava Ugijar il mattino presto, dopo la messa. Gli piaceva farlo costeggiando la casa dei mercante Salah, ora abitata da una famiglia 
cristiana, e percorreva tutti quei luoghi che aveva conosciuto durante la rivolta. Osservava le attivit commerciali e parlava con la gente per capire quali fossero i problemi reali per cui si era bloccata lattivit di quella zona, dove tanti moriscos erano vissuti e avevano mantenuto le loro famiglie. A volte, di notte si rifugiava in qualche casa e dormiva lontano da Ugijar. Sal anche al castello di Lanjaron ma non os dissotterrare la spada di Maometto. Che cosa ne avrebbe fatto, una volta che lavesse avuta? Invece, approfittando della solitudine, si inginocchi e preg.
Ma il vecchio e raffinato don Sancho era cos annoiato che un giorno preg Hernando di permettergli di accompagnarlo nelle sue uscite.
Siete sicuro? gli chiese il morisco. Guardate che le zone in cui mi muovo sono estremamente selvagge...
Metti in dubbio le mie capacit a cavallo?
Partirono una mattina sul far del giorno. Lhidalgo si era agghindato come se dovesse assistere a una partita di caccia reale. Hernando sapeva di alcuni cavalli che pascolavano nelle vicinanze del passo della Ragua e si avvi verso Vlor per poi salire sulle montagne, lungo i sentieri o tagliando per la campagna.. Ora toccava a lui insegnare qualcosa al cugino del duca.
So qual  lo scopo della tua missione, gli grid lhidalgo dallaltra sponda di un torrentello che Volador aveva saltato senza problemi. Don Sancho spron il suo cavallo e lo raggiunse. Hernando dovette riconoscere che, in sella, lhidalgo se la cavava con una scioltezza rara per la sua et. Non credo che si debba passare di qui per capire come mai il re non ottiene le entrate sufficienti...
Conoscete le terre, dove e che cosa si coltiva? gli chiese il giovane. Don Sancho scosse la testa. Allora avete paura?
Lhidalgo aggrott la fronte e fece schioccare la lingua per far muovere il suo cavallo.
Era una splendida giornata di fine maggio, soleggiata e fresca. Continuarono a salire, don Sancho dietro a Hernando. Evitarono precipizi, si inoltrarono in varie gole e superarono ogni tipo di ostacolo. Erano concentrati sui cavalli e sul terreno che calpestavano, sfidandosi in silenzio, nelle orecchie solo lo sbuffare degli animali e le parole con cui cercavano di incoraggiarli. 
A un certo punto Hernando si trov davanti a una parete quasi verticale sulla quale si indovinava un sentiero per le capre. Non ci pens due volte: si alz sulle staffe e con una mano si afferr alla criniera del cavallo, quasi sulla testa di Volador, poi lo spron con forza. Il cavallo inizi a salire e il cavaliere, tirando la criniera e sostenendo le redini nellaltra mano, incoll il suo corpo al collo della bestia, che quasi puntava verso il cielo.
Il cavallo sal con piccoli salti, uno dopo laltro, senza fermarsi un istante, incapace di muoversi con normalit su quella parete verticale. Le pietre del sentiero cadevano nel vuoto e solo a met salita, quando Volador fece un passo falso e scivol per un tratto verso il basso, seduto sulle anche e nitrendo, Hernando comprese il grande rischio che stava correndo: se avesse perso la verticalit, se Volador si fosse inclinato impercettibilmente, sarebbero precipitati entrambi.
Sali! grid, mentre quasi conficcava gli speroni nella groppa dellanimale.Andiamo! 
Volador si rialz sulle zampe e ricominci ad arrampicarsi, mentre Hernando fu quasi scagliato in avanti.
Cosi ti ammazzi! grid don Sancho ai piedi del dirupo.Allah Akbar! url Hernando nelle orecchie di Volador, tra il rumore delle pietre che cadevano, gli zoccoli del cavallo che scivolavano sulla terra e i suoi sbuffi. Manteneva il corpo sdraiato su quello dellanimale e la testa quasi tra le sue orecchie.Allah  grande! disse di nuovo, a ogni salto che il cavallo riusciva a concludere.
Volador dovette quasi scalare la fine del dirupo, dove il passo terminava e le zampe non riuscivano pi a spingerlo verso lalto. Hernando salt gi e corse avanti per tirare le redini e aiutarlo. Cavallo e cavaliere, sudati, si fermarono tremando e ansimando in un piccolo prato costellato di fiori.
In ginocchio Hernando si affacci nel vuoto. Gli mancava laria e non riusciva a controllare il tremito che lo scuoteva.
Adesso tocca a me! grid don Sancho, quando vide apparire la testa del morisco dal bordo del precipizio. Non poteva essere inferiore a lui. Santiago! 
No! url il giovane. Lhidalgo si ferm un momento prima 
di attaccare la salita. Hernando riusc ad alzarsi. E' una follia! lo avvert dallalto.
Don Sancho obblig il suo cavallo a indietreggiare per riuscire a vedere il morisco.
Sono un hidalgo... inizi a dire.
Si ammazzer, pens Hernando, e la colpa sar mia. Era stato lui a incoraggiarlo! 
In nome di Dio e della santissima Vergine, un cavaliere spagnolo  capace di salire dove  salito un...
Voi s, lo interruppe Hernando prima che menzionasse la sua condizione di morisco. Ma il vostro cavallo, no! 
Lhidalgo rimase pensieroso un istante e guard la parete. Il cavallo si muoveva inquieto. Alz lo sguardo, accarezz dolcemente lanimale e si tolse il cappello a malincuore, cedendo ai consigli di Hernando.
Cavalcate davvero bene, riconobbe il giovane, dopo essere sceso costeggiando laltura su cui si trovava. Volador era sudato e insanguinato nei punti in cui lo aveva spronato.
Lo so, rispose lhidalgo, cercando di nascondere il suo sollievo per non aver dovuto seguire i passi del morisco.
Torniamo a Ugijar, propose Hernando, orgoglioso di sentirsi superiore al nobile.
Quella sera annunci che la mattina seguente sarebbero partiti per Granada.
A quanto sembra, gli raccont don Sancho durante il viaggio, donna Isabel fu accolta dal marchese di Vlez.
Stavano cavalcando davanti ai servitori e alle mule, con le redini lente.
Come fate a saperlo?
Me lo ha detto labate maggiore di Ugijar. E' quello che mi ha spiegato, anche pi di una volta, mentre tu te ne andavi in giro. Hernando alz le sopracciglia, come se non capisse. S, s, si lament don Sancho. Donna Isabel  entrata in casa del marchese come dama di compagnia delle bambine,  stata educata insieme a loro e si  fatta cos benvolere che il successore di Diavolo Testa di Ferro ha offerto una buona dote per il suo matrimonio. Poi si  sposata con un magistrato che  riuscito a farsi strada grazie allappoggio dei Vlez e che, con laiuto di un altro Fajardo di Cordova, anche lui magistrato a Siviglia,  diventato giudice di una delle aule del tribunale di Granada.
E' una carica importante?
Don Sancho si lasci sfuggire un fischio prima di rispondere:Il tribunale di Granada, insieme a quello di Valladolid,  il pi importante del regno di Castiglia. In Aragona ce ne sono altri. Al di sopra di quello, e unicamente per alcune questioni, c solo il Consiglio di Castiglia, che rappresenta Sua Maest. S, s che  una carica importante. Don Ponce di Hervs  giudice di una delle aule di Diritto civile. Tutte le cause dellAndalusia finiscono a lui o a qualcuno dei suoi colleghi. Questo significa molto potere... e denaro.
E' ben pagato?
Non essere ingenuo. Sai che cosa diceva il duca di Alba della giustizia in questo Paese? Hernando si gir verso don Sancho. Che non esiste una sola causa, sia essa civile o penale, che non si venda come la carne in macelleria e che la maggior parte dei consiglieri si vende ogni giorno al miglior offerente. Non fare mai causa a un potente.
Lo diceva il duca?
No,  un consiglio che ti do io.
Trascorsero la notte a Padul, a poco pi di tre leghe da Granada, dato che non volevano arrivare a casa dei loro ospiti in ore inopportune. Hernando sorprese don Sancho quando gli annunci che la mattina successiva, prima di partire, sarebbe andato in chiesa. In quel luogo aveva contratto matrimonio con Fatima, secondo leditto del principe don Giovanni dAustria. Una falsa unione, valida solo agli occhi dei cristiani, ma che per lui aveva rappresentato un raggio di speranza. Fatima... La chiesa, a quellora deserta, era uno spazio freddo, ghiacciato come la sua anima. Chiuse gli occhi, inginocchiato, e finse di pregare, ma le sue labbra riuscivano solo a ripetere:La morte  una lunga attesa. Quella frase lo perseguitava e sembrava aver segnato il suo destino dal giorno in cui laveva pronunciata per lei. Perch, Dio? Perch Fatima... Dovette asciugarsi le lacrime prima di alzarsi e, con grande stupore di don Sancho, si chiuse in un cocciuto silenzio fino a quando non arrivarono alla citt dellAlhambra. Vi entrarono a met mattina, da puerta del Rastro. Attraversarono il fiume Darro in una zona dove si vendeva ogni tipo di legname. Un teschio chiuso in una gabbia di ferro arrugginita, appesa nellarco della porta cittadina, li ricevette con il suo lugubre presagio. Alcuni contadini e mercanti che stavano passando protestarono quando Hernando si ferm a leggere liscrizione posta al di sopra della gabbia: QUESTA E' LA TESTA DEL BASTARDO ABEN ABOO, CHE CON LA SUA MORTE MISE FINE ALLA GUERRA.
Lo hai conosciuto? chiese don Sancho con un sussurro mentre la gente, infastidita, faceva passare le mule e i cavalli ai lati, per evitare i due che si erano fermati in mezzo al passaggio.
Aben Aboo? Quel cane castrato lo aveva venduto come schiavo a Barrax e aveva concesso Fatima in sposa a Brahim. Hernando sput. Direi di s, comment lhidalgo e spron il suo cavallo per seguire Hernando, che si era affrettato a passare sotto il teschio del re di al Andalus.
Seguendo il corso del Darro, che attraversava la citt, giunsero alla lunga e rumorosa plaza Nueva, dove il fiume scompariva per poi riemergere oltre la chiesa di Santa Ana. Alla sua destra, si trovava il pendio che saliva verso lAlhambra, da cui si dominava Granada; alla sua sinistra, si ergeva un grande palazzo quasi terminato.
Come faremo a scoprire dove vive don Ponce? chiese Hernando allhidalgo.
Non credo sar difficile. Don Sancho si rivolse a una guardia armata che si trovava di fronte al palazzo in costruzione. Cerchiamo la residenza di don Ponce di Hervs, gli disse con autorevolezza dal cavallo. La guardia riconobbe lo sbrigativo linguaggio dei nobili.
In questo momento, sua eccellenza  qui dentro. Luomo indic ledificio a cui stava montando la guardia. Questo  il tribunale, ma la sua residenza si trova nellAlbaicin. Volete che gli faccia avere un messaggio?
Non vogliamo disturbarlo, rispose don Sancho. vogliamo solo arrivare a casa sua.
La guardia percorse la piazza con lo sguardo e chiam due bambini che giocavano.
Conoscete la villa del giudice don Ponce di Hervs? grid.
Hernando, don Sancho e i servitori con le mule si inoltrarono, dietro ai bambini, nel labirinto di stradine che formavano lAlbaicin di Granada e che si allargava sullaltra sponda della valle formata dal fiume Darro, di fronte allAlhambra. Molte casette di propriet dei moriscos apparivano chiuse e abbandonate e, come a Cordova, dove un tempo sorgeva una moschea ora si trovavano una chiesa, un convento o uno dei molti ospedali di cui la citt disponeva. Salirono per una strada lunga, stretta e tortuosa e scesero per unaltra molto pi corta e ripida che finiva davanti al portone di una casa. Gi a terra, dopo aver lasciato i cavalli in mano ai servitori insieme alle mule, Hernando diede una blanca ai bambini mentre don Sancho bussava sul legno del portone con un batacchio a forma di testa di leone.
Li ricevette un custode vestito in livrea, che mut espressione quando sent il nome di Hernando. Corse ad avvisare la sua signora, dopo averli frettolosamente lasciati nei giardini che si dischiudevano dietro al portone. Hernando e don Sancho si appoggiarono a una delle molte ringhiere che delimitavano i giardini e gli orti lunghi e stretti, disposti a terrazza sul pendio sotto la residenza, fino al confine della propriet vicina o di qualcuna delle semplici e umili case moresche con le quali condividevano gli spazi dellAlbaicin. Guardarono davanti a loro, inebriati: tra laroma dei fiori e dei frutteti, tra il mormorio dellacqua delle sue numerose fontane, Alhambra si innalzava sullaltro lato della valle del Darro, magnifica, splendente, come se li invitasse a tendere la mano verso di lei.
Hernando...
La voce suon timida e commossa alle sue spalle.
Lui aspett un attimo a voltarsi. Come poteva essere diventata la bambina con i capelli color della paglia e gli occhi castani sempre pieni di paura? Fu la prima cosa che guard: i capelli biondi, raccolti in una crocchia, contrastavano con il vestito nero di una bella donna i cui occhi, anche se annebbiati dalle lacrime, si percepivano vivaci e brillanti.
La pace sia con te, Isabel
La donna strinse le labbra e annu, ricordando il saluto di Hernando a Berja, prima che il suo salvatore partisse al galoppo urlando e facendo volteggiare la scimitarra sopra la testa. Isabel teneva in braccio un neonato e, al suo fianco, cerano due bambini, uno attaccato alla sua gonna e laltro un poco maggiore, sui sei anni, fermo accanto a lei. La donna spinse il maggiore perch facesse un passo avanti.
Mio figlio Gonzalico, lo present, mentre il piccolo tendeva, intimidito, la mano destra.
Hernando non gliela strinse, ma si accovacci davanti a lui.
La mamma ti ha parlato di tuo zio Gonzalico? Il bambino annu. E' stato un bambino molto, molto coraggioso. Hernando sent un nodo in gola e tossicchi prima di continuare.Tu sei coraggioso come lui?
Gonzalico volse lo sguardo verso la madre, che annu con un sorriso.
S, afferm.
Un giorno usciremo insieme a cavallo, vuoi? Ne ho uno che appartiene alle scuderie di re Filippo,  il migliore di Andalusia.
Gli occhi del piccolo si spalancarono. Suo fratello si stacc dalla gonna della madre e si avvicin a loro. Lui  Ponce, disse Isabel.
Come si chiama? chiese Gonzalico.
Il cavallo? Volador. Volete che vi faccia salire? I due bambini annuirono.
Hernando scompigli i loro capelli e si alz.
Il mio compagno, don Sancho, disse, presentando lhidalgo, che avanz di un passo per inchinarsi davanti alla mano che la donna gli porgeva.
Osserv Isabel mentre rispondeva alle sollecite domande di cortesia di don Sancho. La piccina spaventata di un tempo era diventata una bella donna. Per alcuni istanti la vide sorridere e muoversi con discrezione, sapendosi osservata. Quando lhidalgo si ritir di un passo e lei rivolse lo sguardo verso di lui, i suoi occhi castani gli trasmisero mille ricordi. Hernando si commosse e, come se volesse liberarsi da quelle sensazioni, le chiese di raccontargli che cosa le era successo in tutti quegli anni.
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FINE Parte 4.